Iniziamo la rassegna degli oggetti utili in cucina. Per primi quelli che non servono

Scritto da Leonardo Romanelli |    Gennaio 2002    |    Pag.

docente e pubblicista. Insegnante all'istituto alberghiero "Buontalenti di Firenze, è sommlier Ais e relatore ai corsi di degustazione di Slow Food. A partire dalla metà degli anni '90, ha iniziato un'intensa attività pubblicistica con una serie di collaborazioni con quotidiani come L'Unità, Corriere di Firenze e Tirreno, e dal '98 è direttore responsabile della rivista Gola Gioconda. Ha preso parte a numerosi programmi televisivi, oltre a condurre due programmi su Canale 10 "Vie del Gusto " e "Di vin parlando". Responsabile toscano della Guida Espresso dei ristoranti e coautore della Guida "Vini d'Italia" di Gambero Rosso e Slow Food Editore.

Fra i mille strumenti di lavoro che
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affollano le cucine di casa, non sono pochi quelli nati solo per esigenze di vendita, slegati da un'effettiva necessità di utilizzo durante le operazioni culinarie. In un ideale viaggio tra i cassetti della credenza, può essere utile e divertente scoprire quali sono gli utensili dei quali sarebbe anche possibile fare a meno.
Partiamo dal raccogli-briciole elettrico, nato con l'idea di aiutare la padrona di casa a preparare il tavolo da pranzo prima dell'arrivo del dessert. Giudicato più moderno e funzionale rispetto alla vecchia spazzola, si è ben presto rivelato un apparecchio non troppo maneggevole. Il rumore eccessivo, unito ad una carenza effettiva di prestazioni, lo hanno relegato al ruolo di soprammobile, facendo tornare in auge la vecchia usanza del "colpo di mano", fatto aiutandosi con il tovagliolo (pulito!) o tutt'al più, in occasioni formali, un semplice cucchiaio, che raccoglierà lo stesso gli avanzi del pane in maniera egregia.
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Rimanendo in sala da pranzo, appaiono fortemente datati i sottobicchieri, e per più di un motivo: rovinano l'estetica dell'apparecchiatura, appesantendola eccessivamente, e fanno diventare stressante una qualunque cena, costringendo i commensali a centrare esattamente, dopo ogni bevuta, la circonferenza di peltro depositata accanto al piatto. Senza considerare poi il rischio di scalfire i preziosi calici con una mossa maldestra.
Rimanendo in ambito di "libagioni", anche il salvagoccia non può certo essere annoverato fra le meraviglie della tavola. Infilato quale sorta di grosso anello subito sotto il collo della bottiglia, ne appesantisce la figura, trasformandola in una sorta di salsicciotto rigonfio. Oggi sono in vendita più agevoli dischi di simil stagnola, che svolgono egregiamente lo stesso ruolo. Altrimenti basta dotarsi di un tovagliolo, da usare al momento della mescita, soluzione certo preferibile in assoluto.
Vero vincitore di un ideale festival del kitsch è invece il proteggi-bottiglia, una sorta di coperta che avvolge la bottiglia e che, in un colpo solo, riesce a far compiere più di un gesto errato: coprendo l'etichetta impedisce di far capire quale vino si serve e poi, macchiandosi, diventa anche poco elegante da portare a tavola.
Tornando agli aspetti più mangerecci, e più specificamente in cucina, sono da annoverare quali veri e propri strumenti di supplizio gli apri-ostriche. Corti coltelli dalla lama larga e acuminata che, in un colpo solo, ben assestato, dovrebbero permettere l'apertura istantanea dell'ostrica. Peccato che si trasformino facilmente in pericolose armi da taglio, che colpiscono le mani o gli avambracci di inesperti buongustai, rivelando così come il loro utilizzo possa avvenire solo ad opera di professionisti. Fra gli attrezzi perlomeno divertenti rimane da annoverare il separatuorlo, che farebbe la felicità degli organizzatori di giochi da indovinare: sarebbe da posizionare nella sezione de "L'oggetto misterioso", vista la forma inconsueta. La sua funzione è presto svelata dal nome: permette di compiere un'operazione che è sempre stata fatta a mano, quella di dividere l'albume dal tuorlo. Motivazioni: maionese, creme ed altre ricette che prevedono l'impiego di soli tuorli, paste all'uovo di stile moderno, ma anche uova al tegamino. Nella padella dove viene scaldato il burro o l'olio, cade dapprima l'albume che si solidifica velocemente. Solo successivamente viene versato il tuorlo, che rimane così morbido e cremoso. L'abilità sta tutta nel compiere tale operazione con una mano sola!