Rinoceronti a rischio per le proprietà attribuite al loro corno. Stampanti 3D per combattere il fenomeno

Scritto da Silvia Amodio |    Gennaio 2016    |    Pag. 43

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Si chiama Toby è un rinoceronte bianco, ha 44 anni, sta benissimo, ed è il più anziano di tutta Europa. È ospite del Parco Natura Viva (Vr) - Fotografia di Silvia Amodio

Ambiente

Alcune credenze popolari sono davvero deleterie e, soprattutto, possono avere conseguenze molto gravi. In Vietnam e in Cina c’è chi pensa che il corno di rinoceronte possa curare molte malattie, dall’impotenza al cancro, ai postumi di una sbornia, alimentando un commercio illegale che fa schizzare i costi alle stelle. Al mercato nero, incrementato da persone facoltose, vale più dell’oro e della cocaina.

«Naturalmente queste superstizioni non hanno alcun fondamento scientifico – ci spiega il dottor Cesare Avesani Zaborra, direttore del parco Natura Viva (Vr), da sempre impegnato nella lotta contro il bracconaggio - ma stanno portando all’estinzione di questo bellissimo animale. Esistono cinque specie: quello bianco e quello nero, che vivono in Sudafrica, quello indiano, quello di Sumatra e quello di Giava. Quest’ultimo è in assoluto il più raro con una popolazione che non supera i 60 esemplari, seguito da quello di Sumatra che ne conta circa 100. L’allarme, tuttavia, riguarda paradossalmente le specie più diffuse, il rinoceronte bianco e quello nero, per la vastità dei territori da loro occupati e la difficoltà di porre in atto strategie di protezione efficienti. Il rinoceronte bianco, di cui sopravvivono circa 20.000 esemplari, sta subendo una pressione di bracconaggio senza precedenti: 13 individui sono stati abbattuti nel 2007, 1215 nel 2014 e circa 1400 nel 2015».

Le risposte alle strategie messe in atto per salvare i rinoceronti sono state piuttosto deboli.

A poco è servito asportare il corno in modo non traumatico dagli animali, avvelenarlo per impedirne l’utilizzo, oppure immettere sul mercato un contingente di corna di animali morti per cause naturali al fine di abbatterne il valore.

Anche nel nostro caso, però, la tecnologia può essere un’alleata importante in questa lotta: un gruppo di giovani californiani sta mettendo a punto un sistema per stampare in 3D il corno di rinoceronte, non solo simile a quello naturale nell’aspetto, ma geneticamente identico. 

Ricordiamo che il corno è fatto di cheratina, la stessa sostanza di unghie e capelli. 

Lo scopo è di metterlo sul mercato a costi molto più bassi per scoraggiare l’acquisto di quello originale.

Ci spiega Daniele Usuelli, designer milanese, che di stampanti 3D se ne intende, che «la versatilità di questi strumenti trova applicazione nei settori più disparati: dalla progettazione industriale alla gioielleria, all’architettura e persino in ambiti medici ed aerospaziali. È possibile, dunque, realizzare oggetti tridimensionali dalle forme complesse, utilizzando moltissimi materiali differenti come l’alumide, l’argento, la ceramica smaltata, la resina verniciata e anche il cioccolato».

«È una nuova forma di rivoluzione industriale - prosegue il creativo - che potrebbe avere applicazioni illimitate per migliorare la nostra vita. Sarà possibile produrre protesi ossee, organi, componenti ad alte prestazioni per velivoli, costruire case in tempi record in zone colpite da catastrofi naturali e così via. La realizzazione del corno di rinoceronte è sicuramente un utilizzo molto nobile di questa tecnologia e spero che serva a contrastare questa piaga», conclude Usuelli.

Nonostante i successi tangibili, molte associazioni animaliste hanno criticato questa strada, sostenendo che si deve estirpare il problema alla radice, impegnandosi per far cambiare l’approccio culturale nei paesi dove viene acquistato. Un punto di vista corretto; speriamo solo che scoraggiare i consumatori e far capire loro che queste credenze popolari sono aria fritta sia un processo veloce.

Perché il tempo per questi poveri rinoceronti è scaduto.


Gli intervistati: Cesare Avesani Zaborra, direttore del parco Natura Viva (Vr); Daniele Usuelli, designer