Più sicurezza con l'autocontrollo. Il problema delle aflatossine

Scritto da Letizia Coppetti |    Maggio 2005    |    Pag.

Giornalista Fiorentina, laureata in lingue e letterature straniere, ha lavorato per tredici anni alla redazione di Firenze dell'Agenzia Ansa, occupandosi sia di cronaca nera che di bianca. Collabora dal 1990 con l'Informatore e dal giugno 2001 a dicembre 2002 si è occupata dei contenuti del sito di Unicoop Firenze. E' stata anche direttore del periodico Celiachia Notizie, house organ dell'Associazione Italiana Celiachia. E' stata coordinatore redazionale dell'Informatore fino al giugno 2006, la rivista dedicata ai soci.

Controlli capillari 2
Cosa c'è nel piatto degli italiani?
I cibi che mangiamo sono sicuri? La situazione oggi è sicuramente migliorata rispetto a qualche anno fa, anche se nuovi rischi si profilano all'orizzonte: ad esempio quello legato alla possibile presenza delle temibili aflatossine, muffe pericolose che si sviluppano nei cereali e nei derivati del latte, come ha denunciato e documentato a marzo l'ex ministro della sanità Umberto Veronesi. Vediamo come è la situazione, dal punto di vista dei controlli, così come è emerso nel corso del convegno sulla sicurezza alimentare svoltosi il 15 marzo a Palazzo Vecchio.

«Nel 2004 l'Asl 10 di Firenze
ha effettuato quasi 15 mila ispezioni in 6134 esercizi - ha detto Giuseppe Petrioli -. Il 10% di queste presentava irregolarità di lieve entità, ma in seguito ai provvedimenti emanati i parametri sono rientrati nella norma. In un numero molto contenuto di casi, 49, si sono presentate situazioni di maggior rischio, che potevano costituire un reale pericolo per la salute pubblica e che hanno portato all'emanazione di notizie di reato. Inoltre, su 3794 campioni analizzati, 279 (il 7%) presentava irregolarità; la maggior parte riguardava la filiera produttiva del latte, in particolare la qualità del prodotto, ma non con problemi che rappresentassero un pericolo per la salute».

Controlli capillari
Consumatori sicuri, dunque.

«Sì, anche perché la nostra attività - afferma Luca Cianti - ha raggiunto livelli di capillarità tale che le situazioni di rischio sono occasionali, legate a fattori contingenti. E poi c'è da sottolineare il cambio di mentalità fra gli stessi produttori, favorito dalle nuovi leggi. Quando è iniziata l'attività di vigilanza sugli alimenti, con la legge 283 del 1962, il sistema di controllo era di tipo rigido e repressivo, in una situazione di totale anarchia. Questo sistema è poi entrato in crisi ed è stato superato grazie alla legge 155 del 1997 che introduceva il concetto di autocontrollo e il sistema dell'Haccp (Hazard Analysis Critical Control Point, l'analisi del pericolo tramite i punti critici di controllo). In pratica noi adesso controlliamo il modo in cui le stesse aziende si controllano, e questo ha responsabilizzato molto i produttori».

Cosa possono fare i consumatori sul fronte della sicurezza? «Una cosa molto importante - continua Cianti - è cercare di mantenere la catena del caldo e del freddo: ad esempio quando si compra il latte non lasciarlo fuori dal frigorifero per ore; ma la stessa cosa vale anche per gli alimenti caldi comprati al banco gastronomia, è meglio non lasciarli a temperatura ambiente, ma consumarli il prima possibile».

E le aflatossine?
«Sono un problema reale, in passato hanno fatto sicuramente più morti delle guerre. L'incidenza oggi sulla salute è tutta da studiare, i controlli sono iniziati pochi anni fa, anche se sono sempre più frequenti. La loro presenza non è legata tuttavia a cattive condizioni igieniche o di stoccaggio degli alimenti. L'insorgenza è infatti favorita da fattori legati alla stagionalità, ad esempio estati calde ed umide. Questo potrebbe essere il vero pericolo delle colture biologiche, che di per sé non prevedono conservanti. Per adesso i controlli sulle aflatossine non rientrano nemmeno nei protocolli previsti per ottenere la certificazione biologica».


UNICOOP FIRENZE
Qualità in gruppo

Un gruppo di sette persone, qualificate e agguerrite. Seguono tutti gli aspetti legati alla qualità dei prodotti e ai controlli per garantire le condizioni igieniche di produzione e distribuzione. E' l'Ufficio qualità di Unicoop Firenze.

Il sistema di autocontrollo della cooperativa prevede il lavoro su cinque fronti diversi: i fornitori, che devono avere determinati requisiti e che poi vengono controllati con frequenza varia (i freschi in modo maggiore dei generi vari, ad esempio); le analisi dei prodotti, a campione, i freschi anche due volte al mese; le segnalazioni dei clienti; la qualità dei punti di vendita, con costanti verifiche del rispetto degli standard igienico sanitari; l'immediato ritiro dei prodotti dalla vendita in seguito a segnalazioni dei clienti e degli enti preposti al controllo.

Sulle aflatossine, argomento che affrontiamo nell'articolo, è stato chiesto ai fornitori già da alcuni anni di inserire analisi specifiche per i propri prodotti, ma anche l'Ufficio predispone analisi periodiche sui prodotti in vendita.
Sul web:
http://www.ministerosalute.it/alimenti/
http://www.sicurezzalimentare.it/
sito dell'Unione nazionale consumatori

Nelle foto, a partire dall'alto:
Luca Cianti, responsabile dell'unità funzionale di veterinaria della zona nord ovest dell'Asl 10
Giuseppe Petrioli, responsabile del dipartimento prevenzione dell'Asl 10