Da cinque anni niente farine animali nei mangimi

Controlli a tappeto
Quanto sta succedendo in questi giorni in merito allo scoppio del fenomeno della mucca pazza è preoccupante. Il crollo dei mercati delle carni bovine nei mercati europei e nazionali è indubbiamente disastroso: nei giorni scorsi è stato addirittura del 60-70%.
Il consumatore, disorientato da ripetuti e reiterati scandali alimentari, non si fida più ed emette le sue insindacabili sentenze.
Ciononostante credo sia opportuno, rispetto a questo processo di generale colpevoIizzazione, si alzi la voce un po' più rassicurante di chi, come Coop, ha da tempo lavorato per dare quelle garanzie al consumatore che oggi risultano quanto mai opportune. Tutte le carni bovine a marchio Coop provengono da animali giovani: vitelli, vitelloni e scottone hanno meno di due anni di vita. Su queste categorie di bestiame non sono mai stati riscontrati casi di "mucca pazza".
Per I'alimentazione di questi bovini sin dal 1996 Coop ha proibito le farine di origine animale: non solo quelle derivanti da mammiferi, vietate per legge, ma anche tutte le altre (pollame, pesce, ecc.).
Fin dal 1988 Coop controlla l'intero ciclo produttivo delle carni, dall'allevamento fino alla vendita in macelleria, per garantire prodotti buoni e sicuri. Le garanzie sono testimoniate dalle 114.000 analisi e dalle 1.200 ispezioni effettuate ogni anno.
Credo che il superamento del rischio BSE possa avvenire solo attraverso l'applicazione di normative uniformi e controlli rigorosi in tutti i paesi europei. E' vergognoso, infatti, se torniamo alla crisi del '96, il ritardo con il quale le autorità britanniche intervennero sul problema BSE, favorendo in questo modo l'ulteriore diffondersi della malattia nei bovini: ad oggi 180.000 casi accertati, un milione quelli stimati.
Gli avvenimenti di questi ultimi anni c'insegnano che l'introduzione frettolosa di tecniche innovative, mirate alla riduzione dei costi, può generare gravi problemi: ciò è successo nel recente passato con le farine di origine animale ottenute senza le precauzioni adeguate, ragione numero uno dell'emergenza mucca pazza.
Al proposito non posso mancare di fare un'ultima riflessione. Oggi siamo di fronte ad un'altra novità: gli organismi geneticamente modificati. La nostra posizione è da tempo molto precisa: Coop chiede la più grande cautela prima deIl'applicazione di queste tecniche al campo alimentare. Gli avvenimenti di questi giorni dovrebbero far riflettere quei fautori di accelerazioni pseudo-progressiste: il consumatore deve essere garantito anche sugli effetti a lungo termine e non possono essere ammesse sorprese.

Carne italiana, quando?
Quasi tutti i vitelli da ristallo, quelli cioè che devono ancora crescere per diventare adulti, nascono prevalentemente fuori dall'Italia.
Per la legge precedentemente in vigore si poteva dire "carne italiana" quando l'animale veniva allevato per almeno 120 giorni nel nostro paese. Con le nuove normative si scoprirà che la carne italiana non esiste quasi più. Questo perché un paese che ha ospitato l'animale per più di 30 giorni potrà battezzarlo come proprio, inserendosi sulla sua "carta d'identità".
Oggi sono pochissime le razze native italiane: la Frisona, la Chianina, la Piemontese, la Marchigiana, la Romagnola e poche altre. La stragrande maggioranza è costituita da animali da latte. Lo sforzo di Coop è quello di introdurre razze tipiche su alcune aree collinari dell'Appennino per produrre, in futuro, più carne italiana.

(Vincenzo Tassinari - Presidente Coop Italia)