Dal Bangladesh la prima esperienza di banca etica

Scritto da Ugo Pinferi |    Maggio 1998    |    Pag.

Dirigente Associazione regionale lombarda cooperative di consumo

Contro l'usura
Muhammad Yunus è un cittadino del Bangladesh. Musulmano, di famiglia benestante, studia con profitto. Si laurea in economia negli Stati Uniti ed è destinato a una brillante carriera negli organismi economici del suo Paese. Ma dopo un po' lascia e si dedica all'insegnamento in un'università di provincia, dove si rende conto della grande miseria che lo circonda. Il Bangladesh ha 120 milioni di abitanti su una superficie che è metà di quella italiana. Il 90 per cento della popolazione è analfabeta e circa il 40 per cento vive in condizioni di estrema miseria.

Dalla parte dei più poveri
Un giorno Yunus incontra una donna che fabbrica sgabelli di bambù, Sufia Begum. Per acquistare la materia prima ha bisogno di 50 dollari. Deve rivolgersi all'usuraio del paese. Quando ha finito il lavoro, ha venduto gli sgabelli, restituito il prestito con gli interessi, le rimangono 400 lire al giorno.
Nasce da qui l'idea di Yunus: trovare il modo di prestare a donne come Sufia Begum il denaro necessario al loro lavoro. Si rivolge alla banca presso la quale è cliente e gli viene confermata la regola universale di tutte le banche: non si prestano soldi se non ci sono garanzie. Si offre come garante. Gli dicono che si può fare, ma bisogna che i destinatari del prestito compilino dei questionari. Ma non possono, sono analfabeti! Il giovane professore ce la farà lo stesso, operando come una sezione speciale della banca e utilizzando i giovani studenti della sua università per istruire le pratiche. Era il 1977.
Oggi la banca è diventata autonoma, si chiama Grameen, che più o meno significa 'agricola'. Opera in 36 mila villaggi (circa la metà dei villaggi agricoli del Bangladesh) con 12 mila dipendenti in 1.100 filiali. Il 94 per cento dei clienti sono donne, e la banca riesce ad ottenere la restituzione dei crediti (e degli interessi) nel 95 per cento dei casi trattati. Il valore medio dei prestiti è di 300 mila lire.
Una successiva esperienza di finanziamento per la casa, modestissima, ha permesso a 350 mila famiglie di avere un tetto e ad altre 150 mila di costruirsela, grazie alle attività avviate con i prestiti della Grameen.
Muhammad Yunus e la sua banca sono conosciuti in tutto il mondo, hanno ricevuto riconoscimenti prestigiosi e aiuti dalle principali fondazioni internazionali e dalla Banca mondiale. La loro esperienza è stata trasferita in ogni angolo della terra.

Come funziona
Il sistema si basa su gruppi di persone. Quando in cinque si dichiarano disposti a rispettare le regole si chiede a ciascuno che cosa farebbe del prestito se riuscisse ad ottenerlo. Stabilito, all'interno del gruppo, che ci sono le condizioni, si concede il primo prestito, che può essere rinnovato. Quando il primo prestito va a buon fine (ed è interesse degli altri componenti che ne sono garanti moralmente), si può passare al secondo. Il responsabile del gruppo sarà l'ultimo ad ottenere il prestito.
La riscossione settimanale del rimborso consente di verificare se le cose vanno bene, e di intervenire se ci sono problemi.
A raccontarla così sembra facile. Ma le difficoltà, le diffidenze, le resistenze incontrate dalla Grameen Bank sono state tante. Muhammad Yunus le ha ben descritte in un libro, per il momento pubblicato solo in francese, 'Vers un monde sans pauvreté', ed. Jean-Claude Lattés, Parigi.
Dopo l'avvio delle prime attività, l'esperienza ha portato alla definizione di regole: durata del prestito un anno; rimborsi settimanali a cifra fissa, il primo a partire da una settimana dal prestito. Interesse del 20 per cento. Il rimborso è del 2 per cento alla settimana, per cinquanta settimane. Ogni anno si tiene una riunione nazionale dove si fa il punto della situazione e si valutano le esperienze.

Diritti e doveri
Anno dopo anno si sono definite delle 'decisioni', che hanno raggiunto il numero di sedici. Oltre al rispetto dei quattro principi (disciplina, unità, coraggio e lavoro assiduo) che animano la banca, gli altri impegni riguardano soprattutto la famiglia e il lavoro. Qualche esempio: 'Coltiveremo verdure durante tutto l'anno e durante la semina ne pianteremo il più possibile. Ce ne ciberemo e venderemo l'eccedenza.
Faremo in modo di avere pochi bambini, daremo un'istruzione ai nostri figli e ci procureremo i mezzi per sostenere l'istruzione. Ci dedicheremo alla pulizia dei nostri bambini e dell'ambiente.
Costruiremo e utilizzeremo pozzi neri. Berremo acqua di pozzi sani. Se non ce ne sono, faremo bollire l'acqua o la disinfetteremo con allume.
Non esigeremo alcuna dote per i nostri figli e non ne daremo a nessuna delle nostre figlie. Le doti saranno bandite nei nostri centri. Ci opporremo ai matrimoni tra bambini. Non commetteremo alcuna ingiustizia e ci opporremo a quelle commesse da altri. Saremo sempre pronti a venire in aiuto agli altri. Se qualcuno ha delle difficoltà, lo aiuteremo. E se veniamo a sapere che in un centro la disciplina non è rispettata, ci recheremo là per ristabilirla'.

Etica e italiana
Trasparenza assoluta. Niente traffico d'armi. Investimenti per lo sviluppo dei paesi del sud del mondo, per l'ambiente, per i servizi sociali.
Sono questi gli obiettivi della prima banca etica italiana, attualmente in fase di istituzione. L'obiettivo del capitale sociale minimo è stato raggiunto e il 31 ottobre prossimo, proprio in occasione della giornata del risparmio, a Padova dovrebbe essere aperto il primo sportello.
Della nascente banca si è parlato in un convegno a Palazzo Vecchio, a Firenze, promosso dal Git fiorentino, il coordinamento locale per la banca etica di cui fa parte anche il Centro missionario diocesano.
Emmaus Italia, Uisp, Arci, Acli, Agesci, Mani Tese '76, Ctm, Associazioni botteghe del mondo, Cgm, Gruppo Abele sono solo alcuni dei tanti soci fondatori (in tutto, attualmente, circa 10 mila 500).
Il progetto è quanto mai ambizioso: cambiare regole e logiche dell'attuale sistema economico finanziario. A fare la differenza saranno i soggetti che potranno beneficiare dei prestiti: cooperazione sociale, tutela ambientale, promozione culturale e per i diritti umani, cooperazione internazionale e commercio equo e solidale, solo per citarne alcuni. Tra i progetti in ponte un finanziamento per la ricostruzione delle case dei terremotati in Umbria e nelle Marche.

Per saperne di più
Centro missionario diocesano, piazza S. Giovanni 3, Firenze, tel. 055/2710730, fax 055/2710741