L’uso e l’abuso. Cautela con i bambini

Scritto da Alma Valente |    Novembre 2008    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Tra autunno e inverno è quasi normale che compaiano malattie da raffreddamento e se c’è un po’ di tosse, prima di arrivare dal medico si corre in farmacia a chiedere uno sciroppo. Ma cos’è, in realtà, uno sciroppo medicinale? È una soluzione ad alto contenuto di zucchero, utilizzata per la somministrazione orale di farmaci, in particolare quelli dal sapore poco gradevole.

Sebbene già noto nell’antica pratica medica araba, lo sciroppo è stato introdotto in Europa durante l’Alto Medioevo, con rapida e progressiva diffusione fino ai giorni nostri. In Italia, attualmente, la “famiglia” degli sciroppi vanta più di 200 esemplari diversi, la maggior parte venduti come prodotti contro tosse e malattie da raffreddamento, acquistabili anche in assenza di prescrizione medica.

Ma qual è l’entità del mercato di questi prodotti?

«In Italia ogni anno vengono acquistate circa 35 milioni di confezioni di sciroppi, di cui 25 con azione sul catarro e 8 con azione sedativa della tosse – risponde il dottor Walter Castellani, dirigente medico di Fisiopatologia respiratoria presso l’azienda ospedaliero-universitaria di Careggi, a Firenze –. La facile accessibilità di questi prodotti che migliorano i sintomi, ma non sono curativi, ha contribuito alla pratica comune di assumerli, anche senza consulto medico».

Sembra dunque che ci siano due tipi di preparati per la tosse… Ma in cosa consistono le principali differenze?

«Esiste un tipo di tosse che viene volgarmente detta “secca” perché non associata alla presenza di catarro – spiega la dottoressa Stefania Paoli, farmacista, responsabile della gestione di due parafarmacie a Firenze –. È insistente, di trachea, e disturba il riposo notturno. I farmaci usati agiscono sui centri nervosi che regolano il riflesso della tosse ed hanno una forte azione sedativa. L’uso di uno “sciroppino” per la tosse molte volte viene sottovalutato, si pensa innocuo, ma non è così. Gli sciroppi sedativi possono dare una sedazione generale e quindi non vanno associati a farmaci con lo stesso effetto o con bevande alcoliche. Occorre grande cautela nell’uso di questi sciroppi, soprattutto nei bambini».

Ma se è presente catarro si deve usare un altro tipo di sciroppo?

«La tosse con catarro non deve essere sedata. Il riflesso della tosse serve a liberare l’eccesso di muco che, se ristagna nei bronchi, oltre a rendere difficile la respirazione può diventare buon terreno di coltura per i microbi che causano le affezioni delle vie respiratorie. In questo caso vengono usati i mucolitici, che spezzano il muco rendendolo più fluido facilitando la sua espulsione. Non calmano subito la tosse, anzi, all’inizio peggiora perché il muco aumenta di volume e dà più fastidio. Negli sciroppi per la tosse produttiva vengono usati anche gli espettoranti, principi attivi a base di estratti vegetali che ne aumentano l’espulsione. Per mucolitici ed espettoranti non ci sono particolari controindicazioni, l’importante è attenersi sempre alle dosi raccomandate. Bisogna fare attenzione nei pazienti diabetici perché gli sciroppi possono aumentare la glicemia: per questo esistono in commercio prodotti con dolcificanti non assorbibili».

A questo punto sorge spontanea una domanda: cosa è la tosse?

«Prima che una malattia, la tosse, acuta o cronica, è da considerarsi un meccanismo fisiologico di difesa per l’eliminazione di secrezioni e per l’espulsione di particelle estranee all’albero respiratorio», risponde il dottor Castellani.

Come si può classificare la tosse?

«Il più delle volte è acuta, ma se la durata è superiore alle otto settimane si parla di tosse cronica. In questo caso è perfettamente inutile assumere i preparati antitussigeni, che sono sempre sconsigliati se non si è accertata la causa della tosse». Solo la tosse acuta, che in genere è causata da infezioni virali non influenzate dalla terapia con antibiotici, può quindi trarre vantaggio dall’uso di sciroppi sedativi, mentre nel caso di tosse cronica non è consigliabile ricorrere all’automedicazione. «Le dirò di più: preparati artigianali con acqua e zucchero hanno un’efficacia quasi maggiore degli sciroppi antitosse in commercio, per la loro azione lenitiva sulle mucose e il potente effetto placebo – afferma la dottoressa Francesca Bigazzi, che lavora presso la Sod di Fisiopatologia respiratoria dell’azienda ospedaliero-universitaria di Careggi –. Addirittura il miele sembrerebbe un “rimedio” ancora più valido per ridurre l’intensità del sintomo e l’insorgenza di frequenti infezioni respiratorie. Inoltre anche il cioccolato, grazie alla presenza della teobromicina, è risultato essere un sedativo della tosse più potente della codeina, utilizzata in molti preparati antitussigeni».

 

Nei piccoli pazienti l’uso non controllato di sciroppi per la tosse può rivelarsi pericoloso. «L’associazione britannica dei consumatori ha dimostrato la relazione causa-effetto fra alcuni additivi artificiali, presenti nel 50% degli sciroppi, e la manifestazione di comportamento iperattivo nei bambini – spiega il dottor Castellani –. L’aspetto più sconvolgente è che gran parte degli sciroppi indicati “per bambini” in realtà non sono mai stati sottoposti a protocolli sperimentali sui bambini stessi, senza considerare che il metabolismo dei piccoli è estremamente diverso, e che anche un basso dosaggio del farmaco potrebbe non essere sufficiente a garantire la dovuta sicurezza». Per la loro grande diffusione e la facilità di acquisto, spesso l’assunzione di questi farmaci si trasforma in abuso «con insorgenza di effetti nocivi da dosaggio elevato che, sebbene rari, possono essere anche gravi». L’Agenzia europea del farmaco (Emea) ha disposto la riduzione dell’uso dei farmaci sintomatici nei bambini, tra cui gli sciroppi non testati sui bambini stessi. L’Agenzia americana di vigilanza sui farmaci (Fda) ha raccomandato di evitare la somministrazione di sciroppi per la tosse ai bambini di età inferiore ai 6 anni e ancor più a quelli di età inferiore ai 2, e di prestare attenzione anche per età comprese fra i 6 e i 12 anni. Dunque, in attesa di regole più rigorose, sciroppino sì ma con giudizio!

 

 

Il consiglio

Miele e limone

Ogni mattina, quando apro le persiane, trovo sempre un sorriso: è quello della signora Raffaella. Parliamo di tante cose, è una cara amica che, pur essendo ultrasettantenne, è giovane e moderna come una fanciulla. Una finestra su un cortile che in alcuni momenti della mia esistenza è diventata un piccolo universo. Quando le chiedo un consiglio lei è sempre pronta: su come cucinare, sulle pulizie della casa, sulle piante del mio terrazzo o sui piccoli rimedi per la salute. Poco tempo fa, avendo un po’ di tosse, le ho chiesto: «Signora, cosa posso fare per togliermi questo “pizzicore” dalla gola?». E lei: «Prenda un cucchiaio di miele e ci versi sopra qualche goccia di limone, vedrà che tutto andrà meglio». Così è stato! È singolare ma dopo anni di conoscenza ci diamo ancora del Lei. Sarà una questione di rispetto?


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