Intervista al prof. Giampiero Maracchi

Scritto da Alma Valente |    Settembre 2001    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Sarà
Con l'umore del tempo
capitato a molti di svegliarsi in una mattinata piovosa e di sentirsi giù di tono e depressi. Colpa dei troppi impegni che ci aspettano nella giornata? Forse. In molti casi, però, sono proprio le condizioni climatiche ad influenzare i nostri stati d'animo. "Malattia alta nell'aria": è così che gli antichi greci definivano la meteoropatia. Una situazione di malessere, in molti casi anche patologica, legata al variare delle stagioni e al clima.
Abbiamo approfondito l'argomento con Giampiero Maracchi, professore di Climatologia all'Università degli Studi di Firenze e direttore dell'Istituto di Biometeorologia del Cnr.

Qual è il rapporto fra benessere-malessere e le condizioni del tempo?
«Molte funzioni del nostro organismo sono sotto il controllo di un orologio interno che, a sua volta, è in parte regolato dal sistema ormonale in combinazione con i fattori del tempo e del clima.
Ad esempio il passaggio delle perturbazioni atmosferiche è avvertito da una fascia considerevole della popolazione in termini di depressioni passeggere, mancanza di concentrazione, mal di testa, ansia, insonnia.
Questi fenomeni sono dovuti all'interazione fra le cariche ioniche positive che si formano durante i temporali e la secrezione di alcuni ormoni, come la serotonina o l'adrenalina, che regolano le risposte del sistema nervoso».

L'effetto del tempo sulla salute, però, non è una scoperta recente...
«La conoscenza dei processi fisiologici che regolano il rapporto fra atmosfera e salute è relativamente recente, ma gli effetti legati ai fenomeni dell'atmosfera sono antichi. Già Isaia nella Bibbia parla degli effetti nefasti dello Sharav, il vento secco del deserto, che quando arriva in Italia prende il nome di scirocco e quando oltrepassa le Alpi si trasforma in Fohn. Nella legislazione di alcuni paesi alpini, poi, come Austria e Svizzera, la presenza del Fohn viene considerata un'attenuante per reati legati a condizioni di instabilità nervosa. Lo stesso avviene per il Santa Ana in California e per il Chinook in Cina.

Le meteoropatie sono legate solo ai fenomeni del tempo od anche ai fenomeni climatici stagionali?
«Alcuni soggetti sono particolarmente sensibili ai cicli stagionali, specialmente a quelli legati alla diminuzione o all'aumento della luce solare che si verifica in autunno e in primavera. Una particolare sindrome è la Das (Disordine affettivo stagionale), che consiste in una forma di depressione che si verifica all'arrivo dell'autunno e che regredisce con la primavera».

Vi sono altri effetti del tempo e del clima sulla salute?
«Certamente, e sono molteplici. Cito, ad esempio, le allergie da pollini o da sostanze inquinanti che, oltre alle fioriture, sono legate al movimento dell'atmosfera. Per i soggetti sensibili, infatti, le piogge hanno conseguenze salutari. Un altro aspetto che lega clima e salute riguarda le condizioni cosiddette di benessere, che sono determinate dalla combinazione di temperatura e umidità. Questi eventi, oltre a creare situazioni di disagio per tutti, se oltrepassano certe soglie possono creare situazioni di vero e proprio rischio soprattutto per alcune persone, come i cardiopatici o i soggetti con malattie della circolazione».

E le civiltà del passato come affrontavano il rapporto fra clima e salute?
«Indubbiamente in maniera più naturale. I loro ritmi, infatti, erano strettamente regolati dal succedersi delle stagioni sia perché, essendo basate sull'agricoltura o sulla pesca, dipendevano dai prodotti stagionali, sia perché queste civiltà avevano elaborato un sistema complesso di preparazione rituale ai cambiamenti stagionali, vissuti, spesso, come forme di divinità. Il cristianesimo, poi, ha incorporato questi usi e costumi antichissimi di cui troviamo traccia anche nella simbologia di due feste cristiane per eccellenza: il Natale, dove il rosso simboleggia il solstizio d'inverno ed il ritorno del sole, e la Pasqua, con l'uovo nei paesi del sud Europa e il coniglio nei paesi del nord ad indicare la fertilità.
La perdita di questa percezione legata ai cicli della natura, convertiti nelle settimane bianche e nelle ferie estive, rappresenta un impoverimento che, in qualche modo, aumenta considerevolmente lo stress della vita contemporanea con effetti non tanto direttamente sulla salute ma piuttosto sulla qualità della vita. L'interrogativo di fondo a mio avviso è: vale la pena vivere a lungo ma vivere male?»

Ma, in concreto, come si fa a capire se si è meteoropatici?
«Bisogna imparare ad osservarsi. Se ogni qual volta, al passaggio di una perturbazione, si avvertono sintomi di disagio, ansia, stanchezza e difficoltà a concentrarsi, è probabile che si sia sensibili alle condizioni dell'atmosfera. Per gli altri casi, le allergie, i malesseri dovuti all'interazione di temperatura ed umidità, gli effetti del vento, i ritardi o gli anticipi stagionali, è possibile rendersi conto, senza ricorrere al medico, della propria sensibilità ai singoli fenomeni».

Ma quali sono i rimedi per chi soffre di meteoropatia?
«Per i soggetti che non hanno altre patologie specifiche, le soluzioni sono da ricercare in una maggior conoscenza delle proprie reazioni alle condizioni del clima e del tempo e, per quanto è possibile, adattare il proprio stile di vita a queste condizioni di volta in volta. L'importante è convincersi che non si tratta di una malattia ma di un'accentuata sensibilità, che può essere gestita da soli attraverso lo strumento della consapevolezza».