Un rosso pregiato e un ottimo vin santo i "tesori" di questo piccolissimo territorio, a due passi da Prato

Scritto da Carlo Macchi |    Ottobre 2003    |    Pag.

Esperto di enogastronomia Uno dei pochi italiani in corsa per il prestigioso titolo di Master of Wine, rilasciato a Londra dall'omonima associazione. Scrive per alcune riviste italiane ed estere specializzate nel vino e nell'enogastronomia (Terre del Vino, Enotime, Merum). Ha condotto una trasmissione su Telemontecarlo sul cibo e sul vino, chiamata "Gnam". Curatore di Vini Buoni d'Italia, la prima guida italiana ai vini da vitigni autoctoni, alla seconda edizione.

Con accento accento francese
Per la serie
"La storia fatta dal vino" vi propongo questo epistolario, giuntomi però da fonte ignota e come tale poco affidabile.
Prato, 8 dicembre 1396. "Caro Lapo, lavori urgenti mi menano lontano da Prato. Ti pregherei di comprare per me una quindicina di some di vino di Carmignano, afinoché al mio ritorno possa berlo cum pace e gaudio per tutto lo inverno". Francesco di Marco Datini, mercante in Prato.
Firenze 10 dicembre 1396. "Caro Marco, le quindici some da te richieste di bon vino di Carmignano quest'anno costano ben un fiorino di suggello. Che faccio: compro?". Lapo Mazzei, notaio in Firenze.
Bologna, 20 dicembre 1396. "Caro Lapo, li contadini di Carmignano sunt pazzi. Un prezzo così est troppo caro. Ora non ho tutti questi fiorini, ut abbisogna inventare qualcosa. Erat multo tempo che ci pensavo ed hora ci voglio provare. Vai dal contadino con un foglio con su scritto: Io Francesco di Marco Datini pagherò quindici some di vino di Carmignano in tutto lo anno domini 1397. Se, in cambio del vino, accetta il foglio mi sa che passerò alla storia".

E alla storia Francesco di Marco Datini c'è passato per aver inventato, appunto, la cambiale. Non certo per pagare il vino di Carmignano, anche se il suo prezzo era realmente alto, quattro volte quello di un altro vino.
In effetti il vino di questa piccolissima e stupenda zona che domina Prato e la valle dell'Arno è sempre stato di grande pregio. Lo sapeva benissimo anche il Granduca di Toscana Cosimo III, che nel 1716 emise un bando per regolarne la produzione.
In Carmignano lo stesso Granduca aveva piantato anche una serie di vigneti sperimentali con varietà di uve raccolte in giro per l'Europa. Probabilmente si deve proprio a questi primi impianti, a cui negli anni se ne sono aggiunti altri, una delle particolarità di questo vino: la presenza nel suo uvaggio di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc.
L'aggiunta di queste uve dà al Carmignano delle caratteristiche completamente diverse da molti altri vini toscani, rendendolo un prodotto dai profumi molto particolari, dall'equilibrata potenza e dalla notevole rotondità ed armonia.
Queste caratteristiche sono ancora di più accentuate dai due anni minimi di invecchiamento prima dell'entrata in commercio.

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Invecchiando migliora

E' un vino che può andare bene con piatti importanti ma che accompagna tranquillamente anche primi al sugo di carne o i classicissimi sedani alla pratese. Una peculiare caratteristica di questo prodotto è la capacità di invecchiamento.
Personalmente ho bevuto Carmignano di cinquanta e più anni praticamente perfetti, ancora in grado di dire la loro per almeno altri due lustri.
Se nella zona vogliamo trovare un problema, l'unico è la sua esigua estensione (il comune di Carmignano è solo 39 kmq) che porta i pochi produttori a scontrarsi con giganti enologici cento o mille volte più grandi di loro. In pochi non si può fare molta promozione e pubblicità, quindi conquistare o mantenere quote di mercato. Per questo dovreste prendere per buona questa mia "pubblicità" e provare un buon Carmignano.
Se il prezzo può essere un problema (di media tra i 12 e i 18 euro) il consiglio è di passare al Barco Reale di Carmignano, altro vino locale con una bella storia alle spalle.
Prende il nome da una delle più importanti "riserve naturalistiche" volute dai Medici, creata nel 1626 e chiusa nel 1772. Si estendeva per gran parte del territorio dei comuni di Carmignano e di Poggio a Caiano ed era circondata da un muro alto due metri e lungo "solo" 52 chilometri. Dentro c'erano lepri, fagiani, cervi, cinghiali, daini e perfino orsi. Il vino Barco Reale di Carmignano, rosso morbido e fruttato da bere giovane, è il secondo, ma non meno importante, prodotto dei viticoltori locali. Non va certamente bene con lo spezzatino d'orso, ma per il resto può competere tranquillamente con piatti e vini più blasonati.
E' il classico vino da tutto pasto e, se può interessare, un vino che utilizzo spessissimo in casa mia. Mi piacciono la sua morbidezza, i suoi profumi e la sua adattabilità ai piatti più disparati: ultimamente ha dato buona prova di sé su alcune preparazioni molto speziate della cucina cinese.

Il cigno enologico
I bianchi non hanno mai avuto molto successo in zona. Non per niente un vecchio detto toscano recita: "Il vino è rosso e poi si ragiona!". Se vogliamo rincarare la dose vi ricorderò che molti contadini in passato usavano il vino bianco come medicina per le vacche. Niente di strano quindi che anche a Carmignano il vino bianco sia un prodotto molto semplice, a base di Trebbiano e Malvasia.
Ma dagli stessi vitigni, considerati due brutti anatroccoli dell'enologia toscana, nasce il più bel cigno che si possa immaginare: il Vin Santo di Carmignano.
Pericolosamente a pochi chilometri di distanza dalla patria dei cantucci, nascono alcuni dei migliori vini toscani di questa tipologia e molte aziende locali ne hanno fatto il proprio cavallo di battaglia. Alcuni vanno in commercio dopo 6-7 anni dalla raccolta ed hanno dei profumi di frutta secca e candita che ti fanno innamorare. Non trovo altre parole che definirli "un rosolio" per la loro dolcezza equilibrata ma anche per l'incredibile persistenza al palato.
Possono conservarsi per un numero indefinito di anni e sicuramente migliorano le loro caratteristiche nei primi 15-20.
Il primo che prova ad inzupparci un biscotto di Prato se la dovrà vedere con me!