Cominciò da Ischia

di Aldo Grassi

Correva l'anno 775 a.C. quando due ammiragli greci, provenienti dall'Eubea, nel golfo di Volos in Tessaglia, approdavano con una nutrita flotta nell'isola di Ischia, nell'attuale comune di Lacco Ameno. I loro nomi erano Ippocle e Megastene; insieme a loro un'intera popolazione di uomini, donne e bambini. Lo sbarco segna la fondazione del primo insediamento stabile e quindi di una colonia, la più settentrionale insieme a Cuma, nell'Italia meridionale, cui fu dato nome di Pithecusae.

L'impresa è senza dubbio straordinaria e quei greci, stabilendo contatti con l'Occidente, aprirono la strada ad una trasmissione di cultura e di tecnologia dall'Egeo al Mediterraneo centrale. La portata dell'avvenimento è così vasta da rivestire un significato permanente, fra i più importanti per il mondo antico. La loro presenza dà inizio al processo di ellenizzazione del mondo etrusco-italico. Gli eubei introdussero in Occidente il tornio per la lavorazione del vasellame, la scrittura, la rappresentazione artistica della figura umana, il concetto di città-stato, gli ulivi, la vite e il cipresso. Insomma, "doni" splendidi che gli etruschi seppero raccogliere e trasmettere a Roma e così a tutto il mondo.

Se grande è stata l'impresa dei greci che fondarono Pithecusae, non meno straordinaria è stata l'impresa di Giorgio Buchner, archeologo della Sovrintendenza Archeologica di Napoli, che ha riportato alla luce l'insediamento dal 1952. Dagli scavi è emersa una grande varietà di aree — l'acropoli, il quartiere metallurgico, la necropoli — ciascuna delle quali contribuisce a far luce su un aspetto particolare della vita quotidiana in uno dei grandi crocevia del mondo antico.

Gran parte del materiale rinvenuto è stato sistemato in alcuni locali di Villa Arbusto, splendida costruzione settecentesca a ridosso dell'abitato di Lacco Ameno. La villa è su un'altura contornata da un parco nel quale si trova anche una parte dell'area archeologica. Nel 1999 è stato costituito il Museo archeologico di Pithecusae, strutturato in otto sale in cui sono esposti tutti i reperti antichi ritrovati sull'isola d'Ischia, dal periodo che va dal neolitico (3500 a.C.) alla tarda romanità. Il reperto più conosciuto e importante è quello noto come "Coppa di Nestore". Proviene da Rodi (725 a.C.) e faceva parte del ricco corredo funebre di un fanciullo di dieci anni. Ha inciso sul bordo un epigramma di tre versi che allude alla famosa coppa di Nestore descritta nell'Iliade. E' l'unico esempio scritto di un brano contemporaneo alla composizione stessa del poema omerico; per cui autorevoli studiosi hanno dedotto che la trasmissione dei due poemi epici non fosse solo orale, ma anche scritta fin dall'VIII secolo a.C.

Andare ad Ischia, agli scavi di Pithecusae, al Museo archeologico vuol dire rivisitare il nostro passato remoto ed esprimere gratitudine a quegli eubei che sono stati fra gli iniziatori della civiltà occidentale, che si è dipanata per ventotto secoli e speriamo continui per secoli ancora.

Si ringrazia per la collaborazione il prof. Giovanni Castagna, direttore del Museo di Pithecusae.
Per saperne di più:
David Ridgway "L'alba della Magna Grecia" Longanesi Editore, 1981