Scritto da Miriam Serni Casalini |    Giugno 1999    |    Pag.

Come i puttini di Della Robbia
In compagnia della mia nipotina Giuditta, di undici anni, passo per piazza S.S. Annunziata e non posso non farle notare l'armoniosità della facciata dell'Ospedale di Santa Maria degl'Innocenti, che i setaioli fiorentini commissionarono a Ser Filippo Brunelleschi intorno al 1490. Ammiriamo le sobrie linee del loggiato illeggiadrite, se mai ce ne fosse bisogno, dai medaglioni bianco-azzurri di Andrea della Robbia, raffiguranti puttini avvolti in fasce.
Giuditta mi chiede: "Perché quei bambini sono tutti fasciati? Sembrano avere le gambine ingessate". No, non è un'ingessatura. E' il modo con il quale, per secoli e secoli, si sono vestiti i neonati, soltanto fino a quaranta-cinquanta anni fa. Quasi non sembra vero, eppure...
Per coprire un bambino e proteggersi dalle "alluvioni", occorreva un'attrezzatura del genere: una grande pezza di cotone messa a doppio di tessuto fitto e robusto, passata fra le gambine a mo' di bracuccia, fermata da quattro grandi spille da balia. E questo era il primo sacchetto. Poi una larga "soprappezza" di panno grosso e assorbente racchiudeva il bambino, gambine comprese, in un secondo lungo sacchetto. Per fermare il tutto si cominciava a srotolare una rigida fascia lunga circa tre metri, avvolgendola via via stretta intorno alla creatura dalle ascelle alle caviglie ("così cresce diritto"), allacciata con giri di nastro e fiocco.
Il piccolo era immobilizzato e rigido come un pezzo di querciolo e lì stava dalla mattina alla sera, o quasi, perché i cambi erano necessariamente pochi. Poca l'acqua, pochi o nulli i servizi.
Sì, l'acqua era poca, faticosamente attinta dai pozzi con secchi o mezzine di rame.
Ho memoria di avere assistito, da bambina, al cambio pezze di una neonata. Femmina naturalmente, perché un maschietto non me lo avrebbero mai fatto vedere. Sciolto l'armamentario, apparvero il bel culetto e la cicalotta, rosei e assai sporchini. Furono puliti, si fa per dire, con i lembi non imbrattati della pezza stessa inumiditi con saliva materna. Poi, con bambagia imbevuta nel vino ("il vino rinforza"). E al posto del talco, nelle pieghe cicciosette, farina gialla!
Quando giungeva l'età della "Prima vestitura", cioè dei primi passi, le fasce erano tolte, ma le tubature continuavano a perdere. Allora si cercava di abituare il bambino al vasino con insistenti, lunghe e spesso inutili sedute. La notte era... umida.
I padri di quel tempo non erano molto espansivi. I complimenti venivano considerati frivole smancerie sconvenienti alla mascolina autorità. Roba da donne. Ma pure capitava che un babbo prendesse in braccio il figliolino per fargli due coccole. Coccole spesso interrotte dal grido: "Tieni tieni questo ragazzo. Versa come un colabrodo".
L'innocente innaffiatore continuava la sua bisogna sospeso a mezz'aria tra le braccia protese del padre e le più ospitali e rassegnate braccia materne.
Povere donne. Non si vorranno davvero rimpiangere quei tempi. Ormai da decenni i pannolini "usa e getta", sempre più razionali e funzionali, hanno liberato le mamme da antiche schiavitù e il bimbo finalmente dorme tranquillo e asciutto, ché il pannolino assorbe tutto.