Sono venduti come complementi per fare dolci, liquori o sciroppi. Contengono molecole con una spiccata capacità di colorare, presenti anche in natura, le clorofille e i caroteni per esempio, ma più spesso sintetizzate in laboratorio.
Leggendo fra gli ingredienti troviamo che le boccette di coloranti contengono acqua più una sostanza indicata con la sigla "E" più un numero. La sigla è quella dell'elenco dei coloranti permessi dalla normativa europea in vigore. Naturalmente le dosi consigliate sono sempre sotto la soglia del rischio d'intossicazione acuta per il consumatore.
Ma i rischi veri sono altri: l'accumulo dovuto al ripetuto assorbimento di piccole quantità di per sé non tossiche, l'effetto sinergico tra queste sostanze e altri additivi o farmaci o vari contaminanti ambientali, e la soglia individuale (un bambino o un anziano sono più sensibili di un adulto sano).

Esistono numerose pubblicazioni in cui si valuta la salubrità di questi coloranti, in alcune addirittura è messo accanto a ciascuno un bollino colorato di rosso nel caso si tratti di coloranti da evitare, giallo se è meglio non eccedere e verde se considerato innocuo (vedi La chimica in pentola di R. Pinton ed. Gaia Book, euro 2,58).
Ricordiamo poi che la lista europea dei coloranti non è la stessa di altri paesi ed infatti le molecole che da noi sono codificate come E104, E131, E154, E160c, E160d, E173, E174, E175, E180 sono vietate in Australia mentre E153 è vietata negli Stati Uniti.