Rampicanti o erbacee, hanno fioriture abbondanti e appariscenti che decorano giardini e recinzioni

Scritto da Càrola Ciotti |    Giugno 2017    |    Pag. 42, 43

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

 Clematidi

Foto F. Magonio

Clematidi

Le clematidi sono piante originarie dell’emisfero boreale; amano i climi umidi e temperati e sono diffuse in natura in tutta l’Europa continentale, in Asia e America del nord. Appartengono alla famiglia delle Ranuncolaceae e il loro genere (Clematis) conta circa duecentocinquanta specie. Non se ne trovano comunemente nei giardini italiani a causa della loro non semplice coltivazione, benché esistano varietà che ben si adattano al clima nostrano. Proviamo a scoprirne di più insieme a Stefano Magi, vivaista di Scandicci, che nelle sue grandi e organizzate serre ospita una notevole collezione di queste piante bellissime: col suo aiuto, impareremo tutti gli accorgimenti necessari a coltivare con successo la nostra clematide.

«Queste piante hanno un effetto decorativo di notevole interesse - spiega Stefano - poiché dotate di fiori molto appariscenti e colorati; si tratta di specie perenni, rampicanti, erbacee o arbustive, a foglie caduche o sempreverdi, rustiche e non, che per svilupparsi sane nei nostri climi hanno bisogno di posizioni a mezz’ombra, dove possano godere del sole mattutino – assolutamente necessario per loro – e rimanere invece ombreggiate per il resto della giornata. Queste condizioni sono ancor più importanti nel caso volessimo coltivare la clematide in vaso. In vivaio, generalmente, troviamo esemplari che sono ibridi di specie europee ed asiatiche, coltivate per le caratteristiche dei loro fiori. Questi presentano forme varie, anche molto grandi, come negli ibridi orticoli, o più piccoli, per esempio nelle specie viticella o vitalba. I fiori di clematis – che possono essere anche penduli, come nella patens o nell’alpina – hanno sepali colorati come grandi petali, e racchiudono al centro spessi stami, anch’essi vistosi e decorativi. I colori dei fiori sono diversi: bianco, rosa, viola, rosso, azzurro. Inoltre - aggiunge Magi - quando il fiore appassisce la pianta produce un’infruttescenza sferica, ricoperta di sottile peluria e con una lunga codina: ciò rende le clematidi piacevoli alla vista anche quando sono in seme».


Coltivate a terra e in terreni umidi

Queste piante hanno bisogno di un terreno ricco, umido e alcalino. L’ideale è la coltivazione in piena terra; la messa a dimora si può fare dall’autunno alla primavera. «Occorre scavare una buca profonda, larga almeno quaranta centimetri - prosegue Magi - sul cui fondo porre stallatico o cornunghia e poi cenere o prodotto specifico contro i marciumi radicali. Ricoperto il concime con terriccio, si posiziona la pianta nella buca, ben in profondità, interrando anche le prime due gemme dal basso, in modo che la pianta getti nuovi fusti da sottoterra e divenga molto vigorosa. Io raccomando anche la coltivazione associata, cosicché la clematide riceva ombra dalla pianta sua vicina: piantarne una vicina ad una rosa, per esempio, o vicino a un albero, dà buoni risultati». Le clematidi sopportano bene il sole ma devono vivere in un terreno sempre fresco: per questo motivo è necessario irrigare spesso e abbondantemente in estate, mentre in primavera sono sufficienti le piogge, purché frequenti; altrimenti, si provvederà innaffiando un paio di volte a settimana. «Piante esigenti in fatto di nutrimento - sottolinea Stefano -, le clematidi necessitano del giusto apporto di concime, altrimenti sviluppano poco. L’ideale è provvedere, prima dell’inverno, con un’abbondante distribuzione di stallatico stagionato intorno al piede della pianta. Durante il periodo vegetativo è importante invece somministrare ogni quindici giorni, o settimanalmente, del concime liquido per piante fiorite, ad alto contenuto di potassio».


Consigli per la potatura

Esistono modi diversi di praticare la potatura, che variano secondo la tipologia di clematide che coltiviamo: quelle che fioriscono all’inizio della primavera, come l’alpina, che ha fiori penduli e solitari, generalmente azzurri o rosa; la montana, con fiori quasi sempre bianchi, e le sempreverdi, di solito non si potano e ci si limita a ripulirle da eventuali rami secchi. Solo dopo qualche anno si può effettuare una potatura forte per contenerne l’esuberanza. Ciò favorirà la nascita di nuovi getti, rendendo la pianta più robusta e ordinata. Per le clematidi rifiorenti, come la Jean Paul II, che porta fiori bianco crema venati di rosa, o la Multi Blue con fiori blu aperti da maggio a settembre, si richiedono interventi mirati: in primavera, prima della ripresa vegetativa e dopo la fioritura, si taglia scendendo dall’alto in basso e asportando la prima gemma ben vigorosa: stimoleremo così l’emissione di nuovi rami e la produzione di fiori più grandi. Le clematidi a fioritura tardiva, come la viticella, che porta fiori a piattino con colori che variano dal blu al rosso, o la textensis con fiori penduli rossi, devono essere potate a primavera, ma partendo dal basso e in maniera decisa: si taglia al di sopra delle prime due gemme vigorose, così la pianta svilupperà presto nuovi rami.



Le clematidi, nel Settecento e nell’età vittoriana, venivano coltivate nei raffinati giardini inglesi, poiché i colorati fiori, così belli e abbondanti, erano considerati un portafortuna per gli abitanti della casa e i loro ospiti. Questa valenza portò al diffondersi, nello stesso periodo storico, anche di una curiosa usanza nelle campagne inglesi: al fine di ottenere un buon raccolto i contadini usavano contornare i campi coltivati con ciocche di clematide. In gran parte dell’Europa centro-meridionale queste piante crescono spontanee e popolano boschi, fossi, siepi: si avvinghiano ai rami delle piante ospiti e abbelliscono in modo naturale il paesaggio. Trovarle lungo il cammino porta fortuna e ci indica che siamo sulla giusta strada. Per questo motivo gli inglesi chiamano “gioia del viandante” questa pianta, che è comunque considerata messaggera di fortuna e buon auspicio.



L’intervistato: 

Stefano Magi

giardiniere e vivaista

Le Rose di Firenze

via delle Prata, Scandicci (Fi)

tel. 055741552

info@lerosedifirenze.com



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