Vita e passioni del grande pittore e architetto cinquecentesco

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Giugno 2004    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Collezionista di case e figli
Se non può essere considerato un genio,
perché gli mancava quella scintilla di follia che, dicono gli esperti, contraddistingue le rarissime persone che riescono, con le loro opere, a elevarsi sul resto dell'umanità, Giorgio Vasari è stato senz'altro un grande - e soprattutto poliedrico - artista. Ma è stato anche qualcos'altro.
Se molti conoscono le sue opere pittoriche, architettoniche o letterarie, pochi sanno che era anche un tenace collezionista. Non di francobolli (al suo tempo non esistevano), né di libri a stampa (perché i più vecchi potevano avere, al massimo, sessanta o settanta anni). Le sue passioni erano piuttosto rivolte verso il collezionismo di beni immobili e di figli illegittimi.

Collezionista di case e figli 2
Sulla prima passione,
Giorgio ci andò giù di brutto. Dopo il periodo giovanile di apprendistato ad Arezzo, sua città natale, poi a Firenze nella cerchia dei giovani talenti protetti e patrocinati dai Medici, e infine a Roma, la sua celebrità come pittore crebbe a vista d'occhio e di conseguenza salirono anche le quotazioni delle sue opere.
E lui non aveva dubbi su come investire le grandi somme di denaro che riusciva ad accumulare: usando suo fratello come intermediario, e pochi amici fidati, comperava terreni, case, masserie...

Il periodo - gli anni di mezzo del secolo XVI - era propizio per speculazioni del genere. Il territorio di confine fra Arezzo e Siena divenne teatro di infinite lotte e guerre per la volontà di Firenze di sottomettere l'ultimo lembo di terra dell'attuale Toscana (se si eccettua Lucca) non ancora in mano medicea. E i grandi proprietari terrieri, esasperati per le continue incursioni di eserciti - sia regolari che mercenari - e impauriti per il costante pericolo di perdere tutto, non vedevano l'ora di vendere le loro proprietà e di rifugiarsi nelle case-torri di città.
Giorgio capì che quello era il momento giusto e non si stancava di acquistare un po' dappertutto nell'aretino, a San Giovanni Valdarno, a Rigutino, a Frassineto; ma anche nella stessa Firenze dove, nel frattempo, il granduca Cosimo I aveva praticamente monopolizzato il suo tempo e le sue capacità di pittore e di architetto: c'era da sistemare Palazzo Vecchio, da creare gli Uffizi, da costruire il corridoio per unire Palazzo Vecchio con Palazzo Pitti, c'era da rimodernare Santa Maria Novella, Santa Croce...

Della fissazione di collezionare case e terreni quasi non fa menzione nella sua autobiografia, ma lo si è potuto evincere da documenti, atti notarili, rogiti testamentari e altro.
Sulla sua vita privata, e in particolare su quella sua tendenza a mettere al mondo figli che poi stentava a riconoscere, se ne sa ancora meno.
Nelle pagine che lui dedica a se stesso nella seconda edizione (del 1568) delle "Vite de' più eccellenti..." non ne parla affatto. Fa solo un laconico accenno al suo tardivo matrimonio quando cita il cardinale Ciocchi del Monte (dal 1550 papa col nome di Giulio III), che andò a trovare a Bologna nel 1548: "...e con esso dimorando alcuni giorni, oltre a molti altri ragionamenti, seppe così ben dire, e ciò con tante buone ragioni persuadermi, che io mi risolvei, stretto da lui, a far quello che insino allora non aveva voluto fare: cioè a pigliar moglie: e così tolsi come egli volle una figliola di Francesco Bacci, nobile cittadino aretino".

Ci sono volute le ricerche caparbie e puntigliose di alcuni storici, fra cui Nicoletta Lepri e Antonio Palesati, per fare un poco di luce sulla vita intima di quell'uomo pubblico che niente voleva trapelasse dei suoi affari privati.
E invece, a quasi mezzo millennio dalla sua morte, frugando e rovistando in archivi pubblici e privati, è emerso questo aspetto, noto solo a pochi addetti ai lavori, della personalità del Vasari padre, marito e amante.
Partendo da Niccolosa, la legittima moglie (la quale aveva, al momento delle nozze, appena undici anni e infatti fu lo stesso Giorgio a chiedere che la bambina rimanesse per altri due anni nella casa paterna), portata all'altare nel 1549, si viene a sapere che Giorgio aveva già avuto rapporti con la di lei sorella Maddalena. La quale, per parte sua, visse gli anni giovanili in maniera piuttosto spregiudicata: nel 1540 aveva sposato l'aretino Bernardo Scamisci dal quale ebbe una bambina, Margherita. Ma il matrimonio durò solo un anno per l'improvvisa morte di Bernardo. Maddalena, a quel punto, va a vivere a Firenze e sembra che sia in quel periodo che conosce e frequenta Giorgio Vasari.
Otto anni più tardi Maddalena sposerà il capitano Ercole Ballotta, ma si può ritenere che si sia trattato di un semplice "atto formale", perché nel frattempo la donna aveva avuto due figli da Giorgio: Anton Francesco e Alessandra (probabilmente gemelli, nati nel 1547).
Figli che comunque il padre non riconosce e infatti saranno per i primi anni ospiti degli "Innocenti" di Firenze.

A complicare ulteriormente la già ingarbugliata situazione, entra in scena Isabella Mora, forse serva di casa Vasari o forse modella dell'artista, che nel 1567 dà alla luce un bambino la cui paternità è senz'altro da attribuire al cinquantaseienne Giorgio. Il quale però non ne vuole sapere di riconoscerlo e il neonato dovrà soggiornare per qualche tempo nello stesso istituto per orfani.
Un aspetto singolare è che anche a questo pargolo, venti anni dopo il primo maschio, verrà imposto il nome di Anton Francesco. La ragione? Un mistero. Come misterioso è, fino a questo momento, il futuro dei diretti discendenti del grande aretino.

VASARI
La sua vita

Giorgio Vasari nasce ad Arezzo nel 1511. Inizia la carriera di pittore a Firenze, poi a Roma, dove assorbe l'influenza di Raffaello e di Michelangelo. Al primo ciclo pittorico del Palazzo della Cancelleria segue la decorazione della Sala Regia in Vaticano.

Nel 1550 pubblica la prima edizione della sua monumentale opera delle "Vite de' più eccellenti pittori scultori ed architettori".
Entra al servizio del granduca Cosimo I e a Firenze realizza le grandi opere architettoniche degli Uffizi, del corridoio a lui intitolato, della sistemazione di Palazzo Vecchio.
Nel 1559 erige a sue spese, nella Pieve aretina di Santa Maria, un altare-sarcofago come ultima dimora sua e dei suoi familiari.

Nel 1574, anno della sua morte, il cadavere viene inumato all'interno del sarcofago da lui stesso costruito, ma quando, nel 1864, il monumento funebre viene disfatto per essere trasportato e ricomposto nella Badia di SS. Flora e Lucilla, del suo corpo non si trovano tracce.
Un'ipotesi suggerisce che sia stato murato dietro il caminetto nella casa (ora Museo) che Vasari possedeva ad Arezzo.


Per saperne di più
Nicoletta Lepri-Antonio Palesati, Fuori dalla corte, Ed. Le Balze, 12 euro
AA.VV., Giorgio Vasari. Principi, letterati e artisti nelle carte di Giorgio Vasari, Edam, 52 euro