80mila collane di perline di carta, fatte da donne e distribuite nei punti vendita di Unicoop Firenze

collane africane
Banda Bidwa, un acronimo che vuol dire più o meno associazione di donne rifugiate, è un gruppo di circa 500 donne sradicate dalle proprie case e dalla propria regione a causa della guerra civile che ha sconvolto l'Uganda in anni recenti. La prima caratteristica che salta agli occhi, avvicinandosi alla storia e all'attività di questo gruppo, è la gestione democratica: i suoi rappresentanti sono eletti. La cosa può anche suonare strana perché si ha un'immagine dell'Africa come di un continente dove la democrazia e le sue procedure (dibattito, voto) sono estranee alle culture locali. Ciò non è vero. Come ha scritto A. Sen, in un bel libro pubblicato anche in Italia pochi anni fa, vi sono nelle tradizioni africane elementi di democrazia praticata a livello di gruppo o di villaggio. L'assemblea che discute pubblicamente le decisioni da prendere è una delle tradizioni africane.

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Questo gruppo di donne ne è un esempio. Si incontrano all'aria aperta, discutono, esprimono con vivacità le proprie opinioni, decidono. La fornitura della Coop è stata discussa così, all'aperto, in un grande campo dove si sono valutati i pro e i contro di tale lavoro. E siccome si tratta di donne, alla discussione hanno fatto seguire il lavoro: lavoro vero, a testa bassa e senza far tante storie perché si deve guadagnare il pane per sé e per la famiglia.
Queste persone infatti sono la sola fonte di reddito per le loro famiglie. Molte di loro sono sieropositive, per mancanza di prevenzione e attitudini sessuali sbagliate spesso imposte dalla figura maschile. C'è poi da dire che buona parte delle loro famiglie sono state mutilate dalla guerra. Gli uomini sono stati uccisi e torturati. Molte di loro hanno subito ogni tipo di violenza. Ma nonostante tutto questo orrore si sono rimboccate le maniche per dare un futuro alle proprie famiglie. Lo fanno anche se molte fra loro sono coscienti di avere orizzonti di vita limitati: l'Aids non perdona, specialmente se non si hanno i mezzi per contenerlo in maniera appropriata. La loro forza, la loro determinazione sono ammirevoli. Viene da domandarsi se sapremmo essere altrettanto bravi nelle loro condizioni.

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L'idea delle perline
Ma dove hanno trovato l'idea di produrre delle perline di carta? La verità è che si tratta di una tradizione piuttosto antica. In epoca vittoriana, quando (loro malgrado) erano sudditi di Sua Maestà la Regina di Inghilterra, avevano cominciato a ritagliare delle strisce di carta e a produrre perline arrotolandole su un ago. È una tradizione rimasta viva; non a caso adesso vi sono diversi gruppi che operano in questo campo. Ora usano vecchi poster pubblicitari o riviste per ottenere strisce più lunghe e colorate: una volta che le hanno arrotolate e incollate, si ottengono perline di colore e dimensioni diverse. Basta aggiungere una vernice protettiva e il gioco è fatto.
Le Nazioni Unite, per mezzo di una delle loro organizzazioni (l'Itc di Ginevra, un'agenzia di cooperazione specializzata), hanno introdotto queste perline nel mondo della moda. Il successo è stato discreto, al punto che adesso il gruppo comincia a ricevere richieste per abbellire e decorare borse e vestiti o fare articoli di piccola bigiotteria. Il lavoro per Coop, nelle quantità e nei tempi richiesti, è stata una grande sfida che le ha rese felici: ha generato reddito in tempi brevi e si è dimostrato che è possibile lavorare anche su grandi quantità.

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FINO AD ESAURIMENTO
Sabato 8 marzo le sezioni soci faranno dono alle donne nei super ed ipermercati delle collanine... fino a che basteranno!