Frutto tropicale, dalle molteplici virtù, si “beve” e si mangia

Scritto da Leonardo Romanelli |    Luglio-Agosto 2015    |    Pag.

docente e pubblicista. Insegnante all'istituto alberghiero "Buontalenti di Firenze, è sommlier Ais e relatore ai corsi di degustazione di Slow Food. A partire dalla metà degli anni '90, ha iniziato un'intensa attività pubblicistica con una serie di collaborazioni con quotidiani come L'Unità, Corriere di Firenze e Tirreno, e dal '98 è direttore responsabile della rivista Gola Gioconda. Ha preso parte a numerosi programmi televisivi, oltre a condurre due programmi su Canale 10 "Vie del Gusto " e "Di vin parlando". Responsabile toscano della Guida Espresso dei ristoranti e coautore della Guida "Vini d'Italia" di Gambero Rosso e Slow Food Editore.

Alla scoperta di

Nell’immaginario collettivo, la noce di cocco fa subito andare con la mente ai tropici, con il frutto consumato accanto alla palma mentre si prende il sole, comodamente sdraiati su un lettino. In pochi sono riusciti a realizzare questo sogno, ma il consumo di questo frutto può riuscire a trasformare il sogno in realtà, almeno in parte: non pesa troppo sulla spesa settimanale e, chiudendo gli occhi mentre si gusta, magari l’idea di essere nell’isoletta deserta può insinuarsi.

Pur disponibile tutto l’anno, la noce di cocco è in questo periodo che viene particolarmente apprezzata, complice l’abitudine dei venditori ambulanti di proporla in spiaggia, magari dopo il bagno, per lenire la calura eccessiva.

La palma da cocco pare sia originaria dell’area indonesiana, anche se altre fonti la vogliono proveniente dal Sud America; oggi è diffusa in tutte le zone tropicali, e i molti frutti presenti sul mercato italiano sono originari della Costa d’Avorio. I frutti della palma, detti appunto noci, si formano dopo quindici giorni dalla fioritura e si ingrandiscono per circa 6 mesi, raggiungendo il peso di circa 1 kg. Occorreranno però altri 6 mesi almeno per giungere a maturazione, con una polpa sufficientemente morbida da poter essere consumata al naturale.

È possibile trovare palme da cocco, quali piante ornamentali, anche in Sicilia e in altre regioni del Sud Italia, poiché gli elementi climatici più importanti per uno sviluppo equilibrato della pianta sono umidità, aerazione e insolazione, caratteristiche che è possibile trovare nelle regioni più assolate.

Da un punto di vista nutrizionale, la noce è un frutto nutriente, considerata la ricchezza in grassi e zuccheri; non sono pochi i sottoprodotti che è possibile trarre dal frutto della noce, a partire dall’endosperma che costituisce la parte più nutriente, ovvero il grasso vegetale, impiegato soprattutto nell’industria alimentare e in pasticceria. Dalla sua lavorazione si ricava successivamente anche la farina e il mangime per animali.

L’acqua presente nella noce non deve essere confusa con il liquido chiamato latte, che si ottiene invece spremendo la polpa del frutto, diluita successivamente nel doppio del suo peso in acqua o latte; quando l’acqua viene fatta bollire a lungo, diventa una sostanza oleosa, usata per olio per capelli, schiume da barba, creme abbronzanti.

Non sono poche le persone che evitano il consumo della noce di cocco perché è difficile aprirla; in realtà è piuttosto facile, se si dispone della giusta attrezzatura: tre sono le cavità visibili, una è quella più facilmente utilizzabile: perforata, lascia fuoriuscire l’acqua presente, che può essere bevuta, risultando gradevole al gusto, piuttosto rinfrescante, lievemente dolce e ricca di sali minerali; perciò è una bevanda adatta a recuperare le forze dopo una giornata trascorsa al sole e al caldo. Temendo di non riuscire nell’impresa, privi di strumenti appositi, conviene allora consumare la noce già tagliata, rinunciando a malincuore alla parte liquida.

In cucina viene utilizzata la polpa grattugiata: una volta aperta la noce, deve essere conservata in frigorifero e consumata velocemente, perché non secchi troppo. In pasticceria la noce di cocco serve per preparare dolci e biscotti, mescolati a farina, spesso al cioccolato tritato o al cacao.

Il cocco costituisce l’ingrediente di piatti orientali, quali per esempio il pollo in tegame, con il curry e il cocco tagliato a pezzi. Molto utile, in questo tipo di preparazioni, il latte di cocco che mitiga l’eccesso di spezie; lo si può usare pertanto con peperoncini piccanti o spezie molto intense. Va bene per le zuppe, ma anche per contorni a base di sole verdure come carote, sedano e cipolle. A volte si accompagnano questi piatti con del riso cotto al vapore, completato proprio dal cocco grattugiato.

Chi ama un sapore intenso, può anche provare a grigliare il cocco, dopo aver tolto la parte esterna; lo si può consumare poi con dello zucchero a velo e del succo di limone o di arancia per completare. Per chi ama le contaminazioni di genere, il cocco grattugiato ed essiccato può costituire la panatura ideale per crostacei o per frittelle di riso dolci.