Scritto da Matilde Jonas |    Settembre 2004    |    Pag.

Giornalista Fiorentina, laureata in pedagogia con indirizzo psicologico, vive a Vejano (Viterbo), in piena Tuscia. Collaboratrice di numerose riviste letterarie, di quotidiani e mensili, a cui alterna l'attività di ufficio stampa per manifestazioni artistiche, ha anche pubblicato libri di poesie e narrativa (La lunga notte dei nove sentieri, Ed. Quaderni di Hellas; Tra silenzio e parole, Nardini Editore; Venerdì, MCS). Per la collana 900 di Mondadori/De Agostini ha curato le prefazioni di autori del Novecento. Direttore responsabile fino al giugno 1995 del mensile della Newton Periodici Firenze ieri, oggi, domani, ha progettato e realizzato il mensile Firenze Toscana, per il gruppo editoriale Olimpia, di cui ha assunto anche la direzione.

Città di commerci e fortezze
A dispetto dei nebbioni invernali
che spesso e volentieri non consentono di vedere dove diavolo uno vada a cacciare i piedi - cosa nefanda su strade lastricate in prevalenza di ciottoli di fiume grossi e tondi come uova d'oca, ideali per fracassare caviglie - Verona rimane impressa nel ricordo con i colori delle sue giornate più limpide: il bianco e il rosa di torri e campanili contro l'azzurro terso di un cielo limpidissimo.
Scherzi della memoria e della luce, perché in realtà il rosa è solo un riflesso dovuto all'alternarsi delle fasce in mattone e in tufo dei palazzi-fortezza, delle case-torri, delle chiese, delle mura medioevali; è un po' come la storia dei tetti d'oro di Praga, sui quali tutto c'è meno che l'oro. L'Adige con la sua doppia ansa l'attraversa tre volte, a disorientare del tutto l'improvvido turista disarmato di pianta, costringendolo spesso a macinare chilometri in disperanti circoli viziosi.

Città antica Verona, retica e etrusca prima che romana, quindi barbarica. A determinarne la fortuna i Signori Della Scala, che seppero sfruttare al meglio la sua posizione sulla via del Brennero per farne uno dei principali nodi di interscambio con i paesi d'oltralpe e un baluardo difensivo di primaria importanza.
Ruolo che sopravvisse ai secoli, incidendo di dominazione in dominazione (i Veneziani, l'amministrazione francese, gli Asburgo) sulla fisionomia del territorio, sempre più costellato di severe fortezze: a partire dallo scaligero Castelvecchio (attualmente trasformato da Carlo Scarpa in Civico Museo d'Arte), dove nel luglio 1943 fu celebrato quel famoso processo di Verona che si concluse con la condanna a morte dei firmatari dell'ordine del giorno "Grandi contro Mussolini", Galeazzo Ciano compreso. Sentenza eseguita l'11 gennaio nella non lontana fortezza di San Procolo.

Due cuori, una città
In barba agli eventi climatici, lungo l'antico cardo e decumano (oggi rispettivamente via Cappello e corso porta Borsari/corso S. Anastasia) e in via Mazzini - la strada fitta di negozi che porta da piazza Erbe all'Arena - il sabato ci passeggia tutta Verona: fiume formicolante di persone, visto dall'alto della torre medioevale dei Lamberti, ammesso che si riesca a guadagnarne la cima arrancando sugli 84 metri di gradini ripidissimi (orario: 9,30-19, chiuso il lunedì).
La domenica in tarda mattinata, invece, i veronesi li ritrovi tutti in piazza Erbe - porzione fusiforme dell'antico foro romano e da due millenni cuore mercantile della città - a prendere l'aperitivo da Filippini sotto gli affreschi delle case Mazzanti; ancora un po' assonnati perché, festaioli e gaudenti, sono reduci da una notte pressoché insonne: vivace animazione a sostituire quella dei giorni lavorativi, quando tra i banchi della piazza è tutto un cicaleccio di chi vende e di chi acquista frutta e verdura.
Oltrepassato un arco - quello della Costa - è tutta un'altra storia: silenzio e rari passanti. Forse in piazza dei Signori - cuore del potere istituzionale - a mettere soggezione è la statua di Dante che torreggia severo al centro, le spalle rivolte alla rinascimentale loggia del Consiglio, fissando l'entrata di quel Palazzo del Governo dove rimase insieme ai figli dal 1312 al 1318, ospite di Cangrande della Scala. La sorprendente integrazione di edifici di diversa epoca rendono il luogo affascinante.
All'ombra dei merli ghibellini del palazzo del Capitano, in posizione un po' defilata, la deliziosa chiesetta di S. Maria Antica del VI secolo - cappella gentilizia dei Della Scala - conduce alle Arche Scaligere, il più raffinato complesso di scultura gotica di Verona: un giardino fitto di agili marmi svettanti cui lavorarono i maggiori maestri del XIV secolo, dove i membri della famiglia, spesso fratricidi, sepolti gli uni accanto agli altri difficilmente possono godere di un meritato e pacifico riposo.

APT, piazza delle Erbe 38, Verona, tel. 0458000065 - 0458006997