Le mura compiono 500 anni. L’Orto Botanico

Scritto da Càrola Ciotti |    Marzo 2014    |    Pag. 42

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

Hanno ormai 500 anni, ma sono ancora piene di vita e fascino; parliamo delle mura di Lucca, simbolo stesso della città toscana, famosa ovunque proprio per questa possente costruzione che tanto la caratterizza, poiché si tratta del maggior esempio in Europa di mura costruite secondo i principi della fortificazione moderna, conservate integre in una città.

12 baluardi, 8 porte

La storia della cinta muraria ha inizio più di duemila anni fa con la prima edificazione romana che risale al II secolo a.C. L’attuale è infatti la quarta “versione” di cui Lucca si è munita nel corso del tempo.

Non basterebbe un’intera guida turistica per descrivere le fasi che accompagnarono questa evoluzione durante i secoli, ma certo possiamo indicare come data di nascita (e per questo celebrata con una serie di iniziative speciali per il cinquecentenario, caduto nel 2013) il 1513 che segnò l’avvio dei cantieri per la costruzione delle mura come le vediamo oggi.

Nate a scopo difensivo non hanno mai fronteggiato alcun attacco militare; difesero però la città dalla furia delle acque del fiume Serchio che nel 1812 stava per inondare Lucca.

La cerchia delle mura è lunga poco più di quattro chilometri, conta dodici baluardi e otto porte. Le mura rinascimentali sono state costruite con la tecnica dei terrari, un metodo all’epoca innovativo.

Il sistema utilizzava la vegetazione viva come materiale da costruzione, combinato con materiali artificiali e materiali organici morti. Questa soluzione di unire terrari e vegetazione, permise di far svolgere alla struttura sia una funzione idrologica, capace di drenare il terreno contro gli smottamenti, sia di distribuire i carichi su vaste superfici.

La casa del boia

Un’altra caratteristica, oltre a quella di essere oggi un grande parco pubblico dove si cammina, si fa sport, ci si intrattiene nel tempo libero, è una serie di edifici eretti lungo il suo percorso, in parte utilizzati dal comune, in parte sede di attività di ristorazione e accoglienza turistica.

Le mura, dalla prima metà dell’‘800, per volontà di Maria Luisa di Borbone, furono infatti convertite in passeggiata pedonale a testimoniare l’idea di parco pubblico, che proprio in quel periodo storico cominciava a diffondersi.

In occasione dei 500 anni di vita delle mura, il Comune ha deciso di avviare importanti lavori di restauro che proseguiranno fino al 2015: sono stati stanziati fondi sia dalla Regione Toscana che dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca per far fronte ai molti interventi necessari.

Tra i più significativi, quello che interessa la Casa del Boia, una costruzione in pietra con accesso sia sulla strada sia direttamente al Torrione delle mura; la casa sarà completamene ristrutturata e fornita di ascensore.

Ciò faciliterà finalmente l’accesso alle mura da parte dei disabili; diverrà inoltre luogo d’incontro e aggregazione culturale con riferimento particolare alla Via Francigena e al territorio di Lucca.

L’orto

Una passeggiata sulle mura di Lucca si può arricchire con la visita all’Orto botanico che si trova proprio sotto la cinta muraria in prossimità del Baluardo San Regolo. Istituito nel 1820 da Maria Luisa di Borbone, nel periodo che segnò la riconversione dell’antico sistema difensivo ad uso civile, per il tempo libero e lo svago, l’Orto botanico fu subito centro di ferventi studi scientifici che diedero un contributo importante alle conoscenze floristiche del territorio lucchese.

L’Orto fin dai primi anni di vita, e per tutto il XIX secolo, si arricchì anche di numerose specie esotiche fra cui alberi come magnolie, sequoie, cedri del Libano. Con la prima guerra mondiale ogni attività cessò e riprese a partire soltanto dagli anni ’70 quando s’impiantarono nuove collezioni, se ne ricostituirono alcune antiche e ripartirono le attività di didattica e di ricerca.

Negli anni ’80 si è costituita la Banca regionale del germoplasma, dove si conserva il patrimonio genetico di varie specie orticole, cerealicole e foraggiere, in via di estinzione in Toscana. Si accede all’Orto da un bel cancello in ferro battuto situato in via San Micheletto; appena entrati si resta avvolti da una atmosfera piacevole e quieta.

La visita si snoda lungo il viale centrale fiancheggiato dall’Arboreto, il settore più esteso dell’orto, dove possiamo ammirare maestosi esemplari di alberi provenienti da tutto il mondo oltre a specie autoctone.

Segnaliamo un immenso cedro del Libano piantato nel 1820 che ha oggi una circonferenza di oltre sei metri, un grande esemplare di olivo odoroso, bellissimi ginko biloba, il faggio rosso e un annoso albero di michelia, l’arbusto dai fiori che profumano di banana.

A sinistra dell’Arboreto, nella parte orientale, si trovano le due serre monumentali dove sono esposte le piante succulente, fra cui numerose Cactacee delle Americhe. Esiste anche una biblioteca e il percorso sensoriale per non vedenti, allestito nella zona della Scuola botanica, dotato di corrimano e cartellini in braille; grazie all’apposito sistema di lettori digitali, disponibili al’ingresso, i visitatori potranno conoscere in modo autonomo molte specie tra le più rappresentative delle diverse collezioni.

Sulla destra, nella zona occidentale, è ubicata la montagnola dove si coltivano diverse specie vegetali che crescono sui monti del territorio lucchese. All’interno dell’Orto botanico si trova anche un laghetto circondato da bellissimi aceri e con un ponticello da cui si può vedere da vicino le varie specie acquatiche e il grande cipresso calvo, originario della Florida, che domina lo specchio d’acqua.

È presente in questo settore anche una piccola torbiera acida dove si conservano specie divenute rarissime in Italia: tra le più importanti ricordiamo le drosere, la felce florida, l’ibisco rosa e l’euforbia di palude.

Info:

  • Telefono: 0583442160.
  • Fino al 23 marzo, aperto solo su prenotazione da lun. a ven. ore 9.30/12.30.
  • Dal 24 marzo al 30 aprile, tutti i giorni ore 10/17. Ingresso euro 3, ridotto euro 2. Si possono effettuare visite guidate per gruppi e scuole

Foto di F. Magonio


Notizie correlate

Il dolce dell'autunno

Conosciuto anche come migliaccio, è nato nel 1500 a Lucca. La cultura del castagno


Fumetti in piazza

Lucca Comics & Games festeggia 40 anni nel centro storico di Lucca


Il valore dell'idea

A Lucca una cooperativa tutta al femminile che realizza bigiotteria con materiali di scarto

Photogallery

Ad ovest di Lucca

Un grande supermercato per una grande città. Prodotti tipici della Lucchesia e della Garfagnana


La donna del Guinigi a Lucca

Un museo nazionale che vale la pena visitare



L'innamorato di Ilaria

Il critico d'arte inglese soggiornò varie volte a Lucca, attratto soprattutto dalla statua di Ilaria Del Carretto


Ai confini della realtà

A Lucca un appuntamento dedicato agli amanti del mistero