I farmaci per contrastare l'obesità. L'importanza dello stile di vita

Scritto da Alma Valente |    Maggio 2010    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

L'obesità non è solo un problema puramente estetico, ma una vera e propria malattia che in molti casi può essere anche grave. Una patologia in grande crescita non solo nei paesi sviluppati, ma anche in quelli in via di sviluppo. Per quanto riguarda l'Italia, secondo l'Istat le persone manifestamente obese sono circa il 12%. Inoltre, quelli in sovrappeso, sfiorano addirittura il 35%. Come a dire che quasi un italiano su due ha dei problemi di "pancetta" per gli uomini o di "fianchi", o altro, per le donne. Il quadro è inquietante se pensiamo che l'obesità produce molte complicanze, anche gravi ed invalidanti, se non mortali, che interessano molti organi ed apparati del nostro organismo.

A fronte di questo resoconto, non certo confortante, abbiamo appreso, da riviste specializzate e dai media, che nel 2009 è stato ritirato dal commercio un farmaco chiamato Rimonabant che riduceva la sensazione di fame nei pazienti obesi, e nel gennaio del 2010 ha subito la stessa sorte un altro farmaco, con un effetto simile (aumento della sensazione di sazietà), la Sibutramina. Nel frattempo non si è avuto notizia della introduzione in commercio di nuovi farmaci per la terapia dell'obesità.

Cosa sta succedendo? Lo chiediamo al professor Carlo Maria Rotella, direttore della Agenzia di obesiologia dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Careggi.
«Purtroppo per molti anni, forse troppi, l'obesità è stata vista come una variante fisiologica dell'organismo ed è stata considerata un indice di salute e di agiatezza. La parola deriva dal latino "ob-edere", cioè mangiare in eccesso, e chi era esageratamente grasso veniva in qualche modo colpevolizzato perché incapace di autocontrollo. Solo negli ultimi 20 anni la ricerca sulle cause che determinano l'obesità hanno avuto un notevole impulso e le nostre conoscenze sono aumentate vertiginosamente. In maniera parallela si è assistito ad un ritardo della ricerca di nuovi farmaci per la terapia dell'obesità e quei pochi che venivano introdotti in commercio erano concentrati sul controllo della fame».

Ma perché questi due farmaci sono stati ritirati dal commercio? Ci risponde la dottoressa Barbara Cresci, endocrinologa e tesoriere della Società italiana obesità.
«I due farmaci in questione hanno un meccanismo di azione a livello del cervello per controllare appunto gli stimoli della fame e, quando si vanno a toccare certi delicati equilibri di alcuni sistemi di comunicazione del cervello, si possono presentare degli effetti collaterali anche importanti. Nel caso del Rimonabant, un numero significativo dei pazienti trattati ha presentato dei sintomi di depressione; per questo motivo, la casa produttrice ne ha sospeso la commercializzazione. Per quanto riguarda la sibutramina, avendo anche un effetto di aumento sulla frequenza cardiaca e sulla pressione arteriosa, presentava una controindicazione di uso nei cardiopatici e negli ipertesi. Ciononostante, veniva prescritta lo stesso e questo ha portato, ovviamente, ad una sospensione cautelativa».

Quanti sono al momento i farmaci in commercio indicati per la terapia dell'obesità?
«Solo uno, l'Orlistat, che è un inibitore dell'assorbimento dei grassi da parte dell'intestino. È un farmaco in commercio già da moltissimi anni ed in studi clinici è stata provata la sua sicurezza. In pratica assumendo Orlistat si riduce l'assorbimento dei cibi grassi di circa il 30%, senza che questo cambi l'assorbimento di vitamine e di altri componenti della dieta, come i sali minerali che si assumono in piccole quantità, ad esempio il selenio o il magnesio».

Ma ci sono delle possibilità concrete che vengano messi in commercio, a breve termine, dei farmaci efficaci e sicuri per la terapia dell'obesità?
«Purtroppo no, ci sono numerose sostanze in fase di sperimentazione, alcune di queste anche in fase abbastanza avanzata, ma non si prevede che si possa assistere all'entrata in commercio di nuovi farmaci per la terapia dell'obesità prima di 2 anni, se non ci sono eventi imprevisti. Tuttavia c'è una buona notizia: la ricerca farmacologica non è più concentrata solo su farmaci attivi a livello del sistema nervoso centrale, ma anche su ormoni prodotti dal sistema gastrointestinale, che danno la sensazione di pienezza, oppure su molecole che stimolano il consumo di calorie. Per queste nuove classi di farmaci esiste la possibilità che vi siano minori effetti collaterali gravi o pericolosi».

In conclusione, professor Rotella, per dimagrire non ci restano che le solite diete?
«Non proprio, abbiamo rilevato che la sola prescrizione della dieta induce cicli di restrizione sull'alimentazione e successiva disinibizione, con conseguente sindrome di oscillazione del peso, che produce effetti molto nocivi per l'organismo. L'aumento del peso è dovuto ad uno squilibrio tra l'introito calorico ed il dispendio energetico: in parole povere si mangia più di quanto siamo in grado di consumare energie. Ecco che la terapia dell'obesità si dovrà basare su un incremento importante dell'attività fisica: occorre educare il paziente a fare un esercizio fisico aerobico, cioè di bassa intensità, che non provochi affanno, di lunga durata, 40-60 minuti, ed eseguito regolarmente, possibilmente tutti i giorni. La dieta dovrà essere equilibrata e con una restrizione di calorie proporzionale all'entità dell'esercizio fisico svolto. Terzo elemento, il più importante: il paziente non dovrà ricevere prescrizioni rigide, ma dovrà essere oggetto di una educazione terapeutica che gli dia la motivazione a cambiare il proprio stile di vita in maniera permanente. È molto importante che l'individuo che sta perdendo peso venga adeguatamente seguito per assicurarci che perda massa grassa e non massa muscolare, altrimenti si riduce il metabolismo»

Metabolismo
Dimagrire con l'amore

A proposito di metabolismo, è possibile che qualcosa cambi quando sopravviene un lutto? Io non lo so, perché non sono un medico, sono solo una laureata in filosofia che cerca di fare, al meglio, la giornalista. Però di storie di vita vera ne ho raccontate tante. Eccone un'altra, quella di Maria, la nostra tata ucraina che ogni giorno ci accompagna con il suo sorriso. Quando perse suo marito, aveva appena 39 anni, ed era restata con due bambini piccoli, iniziò a mangiare troppo ed ingrassò. Per riempire un vuoto? Forse sì. Ora, però, la nostra Maria, emigrante come i nostri nonni che andavano in America, è ridiventata magra. Grazie all'amore che le diamo? Sarei troppo presuntuosa per crederlo. Di una cosa però sono certa: che l'amore e l'accoglienza sono sempre una buona medicina, anche per dimagrire!


Disegno di Lido Contemori


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