Alcuni alimenti avrebbero effetti positivi sull'evoluzione della malattia

Scritto da Alma Valente |    Gennaio 2006    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Cibo al cervello 2
Riso al curry, filetti di salmone,
acciughe e sardine, torta di noci... Non avete sbagliato rubrica, cari lettori, stiamo parlando di medicina e più precisamente di alcuni dei vari modi di prevenire il morbo di Alzheimer, una forma di demenza che interessa la corteccia cerebrale e che produce un importante deficit della memoria, del pensiero, della capacità decisionale, dell'attenzione, del ragionamento e delle abilità manuali.
Per diagnosticare il morbo di Alzheimer è necessario che sia presente una perdita di memoria associata ad almeno una delle seguenti condizioni: difficoltà della parola, difficoltà del movimento, disturbi della coscienza di se stessi, difficoltà ad eseguire ordini semplici. Questi sintomi si sviluppano perché a livello delle cellule cerebrali si accumula, in forma di caratteristiche "placche", una sostanza che viene chiamata "amiloide", per il suo aspetto simile all'amido, quando osservata al microscopio. In realtà non si tratta di vero e proprio amido, ma di una proteina alla quale si legano molti zuccheri. La malattia ha sicuramente una base genetica e sono in corso ricerche per chiarire come poter sviluppare delle concrete possibilità di terapia per sconfiggerla. Al tempo stesso il morbo di Alzheimer è condizionato da vari fattori ambientali che possono anticipare la sua insorgenza o peggiorarne il decorso.

Ma cosa c'entra il cibo con questi aspetti ambientali? Semplice: il dottor Greg M. Cole, uno scienziato di Los Angeles, ha dimostrato che mia nonna aveva ragione quando diceva "mangia il pesce che fa bene al cervello". Infatti, i ricercatori del gruppo del dottor Cole hanno dimostrato che una dieta ricca di acido docosahexenoico (DHA) - un acido grasso della famiglia degli omega-3 che si trova in elevate concentrazioni nel pesce di acque fredde - rallenta notevolmente l'evoluzione del morbo di Alzheimer.
Nello specifico il DHA riduce drasticamente le placche di sostanza amiloide che caratterizzano la malattia. L'aspetto positivo di questi risultati consiste anche nel fatto che i cardiologi e i diabetologi già da qualche tempo suggeriscono di arricchire la nostra dieta con cibi che contengono gli acidi grassi della serie omega-3, in quanto queste sostanze si sono dimostrate capaci di prevenire l'insorgenza della malattia coronarica, dell'infarto e di molte complicanze croniche del diabete mellito. Ma in quali cibi si trovano questi acidi grassi dagli effetti miracolosi? Le noci sono gli alimenti che in assoluto ne contengono le più alte concentrazioni (9 g per 100 g di prodotto), ma ovviamente non si possono consumare quantità eccessive di noci perché sono molto caloriche. Al contrario, le sardine, il salmone crudo, le acciughe e le aringhe contengono discrete concentrazioni di omega-3 (1,5-3,0 g per 100 g di prodotto) e quest'ultimi alimenti possono essere consumati in dosi sicuramente più elevate, sufficienti per dare un apporto adeguato di questi omega-3.

Ma la storia non finisce qui: infatti, anche il curry - sempre secondo il dottor Cole - sembrerebbe giocare un ruolo decisivo nel prevenire la comparsa e l'evoluzione del morbo di Alzheimer, e questi studi sono stati condotti in India dove il curry è consumato a dosi elevate. Il principio attivo è la curcumina che, assunta cronicamente con la dieta, sembrerebbe in grado di inibire l'accumulo di questa pericolosa sostanza amiloide nel cervello. Ma come agisce la curcumina?
Cibo al cervello 1
Lo abbiamo chiesto al professor Pierangelo Geppetti, professore ordinario di farmacologia clinica all'Università di Firenze. «La curcumina è una piccola molecola dotata di una potente attività antinfiammatoria e antiossidante. Tale sostanza riesce a raggiungere il cervello e si lega direttamente alle singole molecole di amiloide, impedendo la loro aggregazione in placche. Recentemente si è anche osservato che la curcumina può legarsi all'amiloide aggregata in placche, favorendone così la disaggregazione. Altri studi clinici sono in ogni caso necessari prima di poter pensare ad un utilizzo di questa sostanza nella pratica clinica». Sembra che il meccanismo d'azione sia lo stesso dei farmaci antinfiammatori non steroidei, che sono comunemente usati per la cura dei dolori reumatici. «Esattamente - prosegue il professor Geppetti -. Si è osservato infatti che i pazienti che devono fare ricorso frequentemente a questi farmaci per curare una malattia reumatica hanno un ridotto rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer».

Tornando al problema degli anti-ossidanti, mi sembra di capire che la curcumina potrebbe agire come alcune vitamine che ritardano il meccanismo di invecchiamento precoce a livello cellulare: cosa ci può dire, professor Geppetti, sull'utilità dell'uso di questo tipo di sostanze nella prevenzione della demenza?
«Anche altri anti-ossidanti, come ad esempio l'acido alfa-lipoico, sono attualmente studiati per il loro possibile effetto terapeutico sul morbo di Alzheimer, ma non abbiamo ancora dei risultati conclusivi. Possiamo però suggerire alla popolazione di assumere queste sostanze ad azione anti-ossidante con l'alimentazione. Infatti, se assumiamo giornalmente almeno sei porzioni di verdura o frutta, ingeriamo una miscela di vitamine e di altri composti anti-ossidanti che sono comunque in grado di prevenire anche molte altre gravi malattie che caratterizzano l'età dell'adulto e la vecchiaia, come ad esempio le malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, il diabete mellito, i tumori del colon ed altre ancora».
Potremmo quindi concludere con il vecchio detto popolare "A tavola non si invecchia", ma mi sento di aggiungere... purché si mangino i cibi giusti!