Dalle sostanze dopanti agli integratori alimentari

Scritto da Alma Valente |    Luglio 2008    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Forse per i personal trainers questo è il periodo più proficuo dell’anno, per preparare i patiti del fitness o degli sport amatoriali e far risplendere i muscoli alla luce del sole estivo. Ma al di là dell’esercizio fisico i mezzi sono tanti alcuni leciti ed altri meno. Per circa un mese ho visitato, come una specie d’investigatore, palestre e rivendite di integratori dietetici e per lo sport trovando molta gentilezza, ma anche una certa riluttanza ad entrare nei dettagli circa la diffusione del consumo di integratori. Per contro, visitando i siti internet dedicati, esiste un’offerta enorme e variegata, anche con promozioni.

Per aiutare i nostri lettori ad orientarsi su questo argomento così delicato, ho chiesto aiuto al professor Fabrizio Angelini, docente di Endocrinologia all’Università di Parma, consulente della Juventus F.C. Torino (e non me ne vogliano i tifosi di altre squadre!). Cominciamo dal vil denaro: «Il giro di affari di queste sostanze è enorme. L’Osservatorio nazionale sui medicinali del ministero della Sanità ha rilevato che solo nel 2000 in Italia sono state vendute sostanze anabolizzanti (EPO e GH) per oltre 510 miliardi di lire, di cui solo una piccola porzione era utilizzata nelle malattie per le quali sono indicati (anemia o ritardi di crescita). Ma le vendite ufficiali non sono che una parte del totale: molti farmaci dopanti vengono acquistati dagli italiani in Stati confinanti (Svizzera, San Marino, Città del Vaticano). Se poi si aggiunge il traffico illegale organizzato, per esempio tramite internet, o la produzione clandestina, il volume di affari annuo raggiunge attualmente 650 milioni di euro, ai quali occorre sommare circa 1,5 miliardi di euro di integratori proteici. Una parte di questa cifra risulta a carico del Servizio sanitario nazionale, poiché gli acquisti avvengono tramite ricette compiacenti. Nel mondo, la vendita di sostanze a valenza dopante raggiunge cifre da capogiro: già nel 1998 l’Università finlandese di Jyväskylä ha valutato una somma equivalente agli attuali 18 miliardi di euro, senza contare gli integratori». Il professor Angelini prosegue e rincara la dose: «i prodotti dopanti e gli integratori sono molto numerosi e utilizzabili in diverse fasi: nel corso degli allenamenti, durante la gara, dopo lo sforzo.

Si constata che vengono consumati non solo nell’ambito dell’agonismo (in cui sono attivi circa 3 milioni di atleti in Italia), ma anche nella pratica amatoriale e occasionale (più di 12 milioni). Se si aggiungono le pillole dimagranti, questi composti vengono consumati da circa 3 milioni di soggetti in Italia, di cui il 50% frequenta palestre. Il consumo inizia in età precoce: secondo dati del Comitato olimpico nazionale italiano (Coni), circa il 10% dei ragazzi delle scuole medie inferiori dichiara di assumere integratori alimentari». Ci sono alcune sostanze dopanti estremamente pericolose per i loro effetti nocivi nell’organismo e per questo il loro uso è proibito. Queste sono gli steroidi anabolizzanti (ad esempio Nandrolone), l’ormone della crescita (GH), le sostanze eccitanti quali anfetamina e adrenalina, narcotici  ed anti dolorifici morfinici, i beta-bloccanti, l’eritropoietina (più recentemente la nuova proteina stimolante l’eritropoiesi) ed infine la pratica dell’autotrasfusione.

Integratori alimentari
Esistono poi degli integratori alimentari che possono essere usati per migliorare le prestazioni atletiche senza provocare danni all’organismo, purché utilizzate nelle dosi raccomandate e sotto controllo medico. Il principale integratore utilizzato è la creatina che migliora la composizione delle fibre muscolari, soprattutto di tipo 2, cioè a contrazione rapida. Le dosi consigliate di creatina sono 2,5-3 grammi al giorno per la popolazione generale, 4-6 grammi al giorno per gli sportivi che fanno uno sforzo intenso, ma questi dosaggi non devono essere presi per più di due settimane. L’uso di dosi superiori a 6 grammi al giorno è vietato.

L’uso di vitamine antiossidanti (vitamina C ed E) è suggerita nello sport agonistico per contrastare lo stress lavorativo eccessivo da parte dei muscoli. La dose da assumere è di circa 500 mg per la vitamina C e di 300 mg per la vitamina E.
C’è poi la grande “famiglia” degli “sport foods”: una classe di alimenti utili per lo sportivo con concentrazioni variabili tra zuccheri, proteine, grassi, vitamine e sali minerali da utilizzare sia prima, durante o dopo la gara. Si trovano sotto forma di gel, liquidi, barrette, bevande e prodotti per il recupero. Il loro uso nella pratica sportiva, anche non agonistica, è di una certa utilità per reintegrare l’organismo di acqua, sali minerali e nutrienti, dispersi o consumati durante lo sforzo fisico.
Sempre nella categoria degli integratori alimentari rientrano gli aminoacidi ramificati, gli aminoacidi essenziali che sono indicati in tutte quelle situazioni di aumento del fabbisogno proteico ed in particolare quando si vuole ottenere in breve tempo lo sviluppo o il mantenimento della massa muscolare magra ed un recupero veloce dopo attività fisica particolarmente intensa. Sono necessari durante la riabilitazione post-traumatica, per un recupero veloce del tono, della forza e della massa muscolare.
Infine un cenno agli omega 3: sono acidi grassi essenziali non sintetizzabili dal nostro organismo e devono essere introdotti con l’alimentazione assumendo alimenti di origine vegetale (semi di lino, olio d’oliva, noci) oppure animale (pesce, soprattutto pesce azzurro).

Difficilmente però si riesce a raggiungere solo con l’alimentazione un quantitativo di acidi grassi omega 3 necessari alla prevenzione di alcune patologie, per cui è necessaria l’integrazione. Nello sportivo determinano un aumento del flusso ematico ai muscoli (con diminuzione e prevenzione dell’infortunio muscolare), un miglioramento delle capacità psichiche e della reattività; infine hanno proprietà antinfiammatorie. La dose giornaliera, però, non deve eccedere i 2 grammi. Conclude il professor Angelini: «In un soggetto sano che si alimenta in modo corretto e svolge un’idonea attività fisica senza fini agonistici una corretta alimentazione e idratazione è di per sé sufficiente ai suoi fabbisogni energetici ed in genere non necessita di supplementi o integrazioni nutrizionali». Dunque sport sì, ma con giudizio!

L’intervistato
Professor Fabrizio Angelini, docente di Endocrinologia all’Università di Parma

Memorie
Il doping di Bartali
È dura scrivere queste brevi righe. Talvolta derivate da incontri casuali ed altre da ricordi. Parlare di sport, poi, è stato anche più difficile. E allora mi sono tornate alla mente le parole della zia Lea quando parlava dei campioni di ciclismo Guerra e Binda. Troppe per lo spazio a disposizione. A un certo punto ho alzato lo sguardo dal computer ed ho guardato la foto che ho davanti alla mia scrivania dove intervistavo Gino Bartali: erano i primi anni della mia esperienza televisiva cominciata con “L’informa Coop” e, forse per inesperienza, gli posi questa domanda: «ma ai suoi tempi assumevate sostanze dopanti?» Mi guardò con quegli occhi buoni che assomigliavano molto a quelli di mio padre e mi rispose: «Figliola mia, ai nostri tempi  le uniche sostanze che assumevamo erano tre: sudore, fatica e sudore». Grazie Ginettaccio, da parte di tutti, per l’esempio che ci hai regalato.