Si esce dalla crisi solo con la consapevolezza della sua gravità. Nuove regole per il mercato

Scritto da Turiddo Campaini |    Maggio 2009    |    Pag.

Presidente del consiglio di sorveglianza dell'Unicoop Firenze

Siamo di fronte ad una crisi che non ha precedenti negli ultimi 80 anni, e che sconvolge il mondo intero. Una crisi che parte dalla finanza e si abbatte come un ciclone su tutta l'economia reale.

È  come se nel mondo fosse stata emessa un'enormità di soldi falsi. Noi, spendendo (senza saperlo) questi soldi falsi, abbiamo vissuto per molto tempo al di sopra delle nostre possibilità. Risultato: abbiamo un debito enorme da pagare e nessuno ancora sa quanto sia.

La principale causa di tutto questo, a mio parere, è da attribuire alla più che decennale sudditanza culturale rispetto al mondo ed al sistema di vita statunitense.
Una società fondata su consumi sfrenati, teorie del rischio costruite in alcune università, società di consulenza aziendale, società di consulenza finanziaria, società di rating, grandi banche con una formidabile organizzazione mondiale capace di emettere e cedere titoli tossici, sono tutti pezzi di un mosaico provenienti da oltre oceano.
Questo immenso debito, se va bene, andrà diluito nel tempo e ci obbligherà a rivedere i nostri stili di vita.

Scrivo tutto questo perché non mi pare di sentire un clima consono alla gravità della situazione. Chi ci governa non ha fatto niente per farcelo capire.

Lontano da me l'intento di fare allarmismo, solo che sono convinto che dalle situazioni difficili si esce meglio se c'è consapevolezza nel Paese. La consapevolezza è il presupposto per accettare di cambiare, accontentandosi anche di alcune cose in meno, e ricercando magari più intensi ed autentici rapporti umani e valori oggi caduti nel dimenticatoio.

Per affrontare adeguatamente una crisi di questa natura, occorre lavorare con pazienza e determinazione per unire il Paese, non per dividerlo. È necessario mettere insieme tutte le forze sane (imprese, lavoratori, Istituzioni ecc) evitando lacerazioni ed esclusioni.

Non è in crisi il modello del libero mercato in quanto tale. È in crisi un certo modello di mercato: quello senza regole e senza controlli; quello che consente di vendere fumo con  messaggi pubblicitari o comunque mediatici; quello che non considera adeguatamente il valore dell'essere umano e quindi dell'economia reale che si basa sull'opera dell'essere umano; quello che non sottomette la finanza all'interesse generale e non la considera uno strumento al servizio delle imprese, delle famiglie e della collettività.

È quindi necessario indicare quali cambiamenti introdurre nel modello e dare l'esempio. È quello che si aspetterebbe chi viene responsabilizzato per affrontare la crisi ed accettare anche i sacrifici necessari. È quello che ci vorrebbe e che a tutt'oggi non vediamo.