In Mugello un insetto sta decimando le produzioni.

Scritto da Laura D'Ettole |    Ottobre 2014    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

La mano geniale dei Medici ha creato anche un Marrone. Selezionarono una particolare cultivar per sfamare le popolazioni dell’Appennino, e il Marrone del Mugello Igp che mangiamo oggi proviene esattamente da lì. Tant’è che il disciplinare che ne definisce le caratteristiche lo chiama proprio Marrone Fiorentino, un nome che gli attribuirono a Viterbo, città dei papi, quando i Medici portarono in dono questa nuova varietà di castagno.

I suoi frutti sono croccanti, friabili, non hanno pellicole che si intersecano nella polpa e non “allappano” la bocca. Eppure oggi questo dono secolare è messo a dura prova dalla “vespa cinese”. Si tratta del cinipide, o meglio del Dryocosmus kuriphilus, un parassita che proviene dalla Cina che depone le sue uova sulle foglie, sui rametti più giovani e teneri o sulle gemme e ne impedisce la fruttificazione.

«Passeggiare in un castagneto oggi fa male al cuore: queste grandi piante protettive hanno poche foglie, rametti secchi, vegetano pochissimo», racconta Luca Angeli, uno dei titolari di Lunica, azienda di Vicchio che commercializza Marroni del Mugello Igp e farine di castagne macinate in pietra con una linea specifica per celiaci.

Il Mugello sta lottando da almeno tre anni con questo pestifero insetto. Niente rimedi chimici, ma inserendo nei castagneti un antagonista naturale, il Torymus sinensis, un insetto che si insedia nel “nido” del cinipide, e distrugge le sue uova mangiandole. «Ancora è presto per raggiungere i risultati sperati, ma sappiamo, dove questo processo è iniziato da più tempo, che la vespa cinese ha avuto la peggio».

Fortunatamente i frutti che restano sono buoni e gustosi come un tempo, ma le quantità di marroni prodotte hanno avuto un crollo drammatico, addirittura del 90%: «cinque anni fa ne raccoglievamo circa settemila quintali, oggi appena 800», racconta Angeli.

Lunica è un’impresa nata nel ’93, anche se ha alle spalle quattro generazioni, ha 30 dipendenti e circa 200 fornitori di marroni in Mugello. In più l’azienda agricola di Angeli figlio, 20 ettari di castagneti, è diventata da tempo una sorta di laboratorio d’avanguardia per le nuove tecniche agricole introdotte, ed è studiata dall’università di Firenze e di Trento.

Hanno solo applicato la loro esperienza «e il piacere di fare gli agricoltori», dice Angeli. Sono partiti da un castagneto selvatico, hanno selezionato particolari esemplari e, grazie a un innovativo sistema di innesto, hanno ottenuto piante più vigorose e produttive. E pensare che la loro età media oscilla fra i 300 e i 400 anni. Hanno visto di tutto: fame, malattie, guerre, insurrezioni. Non sono morti. Resisteranno anche al cinipide.