L’esotico fico d’India, molto di moda nei giardini

Scritto da Càrola Ciotti |    Settembre 2014    |    Pag.

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

Puntia Ficus - Foto di F. Magonio

Originario dell’America del sud e diffuso in tutta la Cordigliera delle Ande e nelle Sierre messicane, il fico d’India fu probabilmente introdotto in Europa da Hernán Cortès che, giunto nel 1519 sull’altopiano messicano, si accorse della presenza di campi e siepi formati dalle diverse varietà di questa specie di cactus, i cui prodotti non erano noti agli spagnoli. Questo vegetale, commestibile in tutte le sue parti, costituiva l’alimento principale non solo della popolazione, ma anche degli animali.

Il fico d’India è una pianta succulenta appartenente alla famiglia delleCactacee(genere Opuntia) che si è spontaneamente naturalizzata in tutto il bacino del Mediterraneo ma anche nei climi caldo-aridi dell’India meridionale, così come in Africa e Oceania; si presenta con aspetto e dimensioni differenti secondo l’ambiente climatico in cui si sviluppa. In Italia è diffusissima nel Mezzogiorno; qui, spesso, è parte caratterizzante del paesaggio e il clima particolarmente mite del sud ne permette anche la fruttificazione.

Nelle regioni dell’Italia centrale si può coltivare con successo, in piena terra, lungo le fasce costiere con clima temperato. Con l’aiuto di Isabella Pieri, titolare del vivaio Cactus Center di Firenze, suggeriamo alcuni semplici accorgimenti per ottenere buoni risultati. «Considerato che il fico d’India può raggiungere altezze notevoli – osserva Isabella –, si presta, per esempio, a essere impiantato lungo un confine per delimitarne la proprietà.

Si contano diverse specie di fico d’India tra cui Opuntia ficus indica – la più nota, con molte varietà, anche senza spine – e Opuntia poliacantha che si sviluppa più che altro in larghezza assumendo una forma a cespuglio con fiori gialli, screziati a volte di rosso; o ancora, sempre tra le specie più note, Opuntia compressa la cui principale caratteristica è di essere la più resistente al freddo tanto che di questa specie si trovano ampi prati perfino nelle zone alpine». Il genere Opuntia fa parte di quel vasto gruppo di specie denominate “piante del deserto”, adattate, cioè, a vivere in contesti climatici spesso proibitivi, letali per qualunque altra pianta; questa grande resistenza è dovuta alla struttura dei fusti che non solo sono in grado di catturare efficacemente l’acqua, ma riescono ad accumularla nei loro tessuti, trattenendola senza disperderla.

Foto di F. Magonio

Quello nostrano

«Il fusto è formato da diversi articoli – spiega Isabella – uniti tra loro, denominati cladodi ma comunemente conosciuti come pale. Hanno forma cilindrica, globosa o appiattita e sono, di fatto, i rami della pianta, con lunghezze diverse secondo la specie. Sono ricoperti da uno strato ceroso che limita la traspirazione e quindi la dispersione d’acqua». Inoltre, gli stomi – particolari aperture situate nell’epidermide della pianta e che consentono gli scambi gassosi – si aprono di notte e si chiudono durante il giorno, quando le temperature sono più alte: è una norma comune a quasi tutte le Cactacee e ad altre famiglie di piante xerofite come le Crassulacee. «Il fico d’India coltivato da noi in Toscana – precisa Isabella – non giunge quasi mai a fruttificare e comunque i frutti non saranno di gran qualità.

Come per tutta la frutta tropicale, in generale, anche i migliori fichi d’India prodotti in Italia non avranno mai il sapore di quelli che si possono gustare nei paesi d’origine. Comunque, il fico d’India “nostrano” ci regala fiori molto vistosi, di colori che variano dal bianco, al giallo, all’arancio e che sbocciano a scalare, dalla primavera per tutta l’estate». È una pianta che richiede molta luce, in ogni stagione; ottimale l’esposizione a sud, da evitare, invece, quella a nord; in ogni caso, è preferibile collocarlo in luogo non battuto dal vento.

Si adatta bene in un terreno misto, purché ben drenato, ma non tollera i suoli troppo compatti poiché sensibile al marciume radicale; la permanenza in un ambiente eccessivamente umido può generare sofferenza. La coltivazione in vaso è possibile ma richiede un terriccio specifico per piante grasse. Si consideri che la crescita è assai rapida, rendendo necessari rinvasi frequenti: è bene valutare ogni anno se il vaso non sia divenuto troppo piccolo. In occasione del rinvaso, sarebbe opportuno anche verificare la salute delle radici: se ve ne fossero di malate, si provvederà a eliminarle.

Non trovandosi comunemente in commercio, il fico d’India si può impiantare da soli procurandosi una o due pale. «La propagazione è semplice – assicura la nostra vivaista – poiché avviene per talea. Con un coltello ben affilato si prelevano dalla pianta madre due o tre pale connesse tra loro, eseguendo il taglio al di sotto del rigonfiamento di intersezione della pala. Meglio scegliere le pale più piccole e far essiccare il taglio un paio di giorni all’aria aperta, in ombra. In seguito, si procede con la messa a dimora infilando le pale nel terreno solo per pochi centimetri.

L’intervistata: Isabella Pieri, titolare di Cactus Center, Firenze - Foto di F. Magonio

Può aiutare porre dei sassi accanto alle pale, con funzione di sostegno e protezione». Senza difficoltà e velocemente, la futura pianta metterà nuove radici. Per i primi venti-trenta giorni successivi al trapianto non si deve irrigare. Come per tutte le piante, ogni tanto è necessaria la potatura e nel caso del fico d’India si rivela indispensabile per mantenere una forma armoniosa: quindi, avremo cura di asportare le pale cresciute in modo scomposto o deformate.

Quest’operazione si compie in primavera o a fine estate. È importante, ogni volta che si lavora intorno al fico d’India, utilizzare guanti adeguati (abitudine che, in realtà, è bene adottare ogni volta si eseguono lavori di giardinaggio). Come già detto, il fico d’India è pianta resistente e ciò vale anche rispetto alle malattie, però è molto soggetta agli attacchi della cocciniglia. È possibile, inoltre, che se non emette i suoi splendidi fiori soffra la mancanza della luce diretta del sole, elemento indispensabile a uno sviluppo sano e rigoglioso di questa pianta.

Info: www.cactuscenter.it; 0552321289

Fico d’India - Consigli utili per coltivarlo - Giardinaggio.it 04.09.2012