Un intervento rapido per scongiurare l'evolversi mortale o invalidante

Scritto da Alma Valente |    Gennaio 2005    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Cervello in tilt
La funzione del cervello
è certamente fra le più importanti dell'organismo. È naturale quindi che le malattie che possono colpire questo organo preoccupino particolarmente e che la paura di perdere le facoltà mentali sia fonte di profonda angoscia.
Tra le malattie più frequenti del cervello c'è l'ictus, che è causa di disabilità, se non di morte, per un numero crescente di persone nei paesi industrializzati.
Per conoscere più a fondo questa patologia ci siamo rivolti al prof. Domenico Inzitari, direttore della Stroke Unit dell'Azienda ospedaliera universitaria di Careggi e ordinario di Neurologia presso l'Università degli studi di Firenze.

Che cos'è un ictus?
Detto anche ischemia cerebrale o stroke, è un deficit della funzione cerebrale che insorge improvvisamente, quando il flusso sanguigno diretto ad una zona del cervello si riduce o si interrompe. Di conseguenza le cellule nervose, non ricevendo più ossigeno, vanno incontro a sofferenza, e ciò comporta la perdita delle loro funzioni.
Può insorgere a qualsiasi età, anche se è più frequente dopo i cinquanta anni. Gli uomini sono lievemente più colpiti.
Esistono due tipi di malattia: l'ictus ischemico o ischemia cerebrale, di gran lunga più frequente, è dovuto ad un blocco del flusso sanguigno, causato da un restringimento progressivo o ad una chiusura improvvisa di un'arteria che porta il sangue al cervello. Se l'ostacolo non viene rimosso entro pochi minuti le cellule nervose, non ricevendo più ossigeno, vanno incontro ad un danno definitivo.
L'ictus emorragico, invece, rappresenta circa il 15% degli ictus, ed è dovuto alla rottura di un'arteria cerebrale. Ciò si verifica per l'aumento della pressione arteriosa, come nel caso dell'emorragia cerebrale, oppure per la presenza di una malformazione della parete. L'emorragia cerebrale è la forma più grave di ictus in quanto molte volte può essere fatale.

Quanto è frequente questa malattia?
I numeri ci dicono che l'ictus, per frequenza e gravità, supera l'infarto miocardico.
A Firenze e nell'area fiorentina, su un milione di abitanti, vengono colpite per la prima volta 500 persone l'anno e nella maggior parte dei casi l'evento è improvviso e inatteso. Di questi circa il 20% muore, mentre il 33% dei sopravvissuti resta con handicap così gravi da aver bisogno di assistenza da parte della famiglia e delle strutture sanitarie.
Un fattore fondamentale che è responsabile della gravità delle conseguenze di questa malattia è il tempo: infatti oltre il 50% dei pazienti con ictus arrivano in ospedale tardi, più di sei ore dopo i primi sintomi, fuori tempo massimo per qualsiasi intervento efficace.

Come si manifesta un ictus cerebrale?
Ci sono dei segni specifici che preannunciano un ictus imminente, quali paralisi al viso (bocca torta); indebolimento inspiegabile ad un braccio o ad una gamba; difficoltà a parlare; improvviso disturbo dell'equilibrio con caduta; improvvisa perdita della vista in un occhio o in entrambi gli occhi. In tutti questi casi deve essere immediatamente chiamato il 118. Riconoscendo questi sintomi ed intervenendo prontamente si può ridurre la gravità dell'ictus ed evitare la morte.

Quali sono i fattori di rischio per l'ictus ed è possibile intervenire in prevenzione?
Il rischio dipende da numerosi fattori. L'età, il sesso, l'ereditarietà familiare, non possono essere controllati. Altri possono essere tenuti sotto controllo con farmaci appropriati o stili di vita adeguati. Alcuni di essi sono i principali responsabili dell'aterosclerosi delle arterie coronarie e quindi anche principale causa di infarto miocardico.
I fattori di rischio certi e modificabili sono l'ipertensione arteriosa, le aritmie cardiache gravi (fibrillazione atriale), il diabete, il tasso elevato di colesterolo, il fumo di sigaretta, l'assunzione eccessiva di alcolici, l'obesità, la sedentarietà.
Un intervento integrato teso ad abolire il fumo di sigaretta, ridurre notevolmente il consumo di bevande alcoliche, effettuare un'alimentazione bilanciata e moderata nella quantità, la pratica quotidiana di un esercizio fisico aerobico (moderato) di sufficiente durata, ad esempio camminare di passo svelto almeno 30 minuti al giorno, può prevenire efficacemente le malattie vascolari cerebrali.

L'ictus si può curare?
Grazie alla ricerca degli ultimi anni l'ictus non può essere più considerato "incurabile": l'intervento tempestivo, entro tre ore dai primi sintomi, può farlo regredire e limitarne i danni.
A questo scopo l'Azienda ospedaliera di Careggi ha creato una squadra anti-ictus, definita "stroke team", per affrontare la fase acuta dell'attacco.
Il percorso si svolge secondo schemi e protocolli precisi, dall'ambulanza del 118 fino ai primi accertamenti nel pronto soccorso, seguiti da un itinerario prioritario per l'accesso a esami, diagnosi, Tac e terapie.
E' fondamentale la rapidità dell'itinerario anti-ictus, ma risulta decisivo il ricovero immediato in ospedale: oltre tre ore dopo i primi sintomi può essere troppo tardi.

Che cos'è esattamente lo Stroke team, e come opera?
E' una funzione aziendale di Careggi, nata lo scorso febbraio grazie alla collaborazione della direzione aziendale, dei responsabili del dipartimento di emergenza ed accettazione, del laboratorio analisi, della neuroradiologia e di numerosi primari, internisti, geriatri, chirurghi vascolari.
In pratica si tratta di una squadra di 12 medici esperti, appartenenti alle diverse unità, reperibili 24 ore su 24, i quali vengono attivati dai medici del pronto soccorso quando arriva un paziente. In meno di 30 minuti il medico dello Stroke Team è in pronto soccorso e dà il suo aiuto decisivo per decidere quale trattamento adottare, guidando il malato verso il percorso più giusto. Il laboratorio fornisce i risultati delle analisi del sangue e della Tac in pochi minuti e nel giro di mezz'ora a tutto deve essere data una risposta.
La scelta del tipo di intervento è un momento molto delicato e decisivo e la valutazione spetta ad un medico esperto, proprio perché questi interventi hanno comunque un minimo rischio e si deve decidere in breve tempo se il gioco vale la candela. Dopo l'intervento il paziente viene tenuto in osservazione nella Stroke Unit: questo periodo di sorveglianza stretta dopo l'intervento è molto delicato.
Come organizzazione non esistono esperienze simili in Italia e, se si considera la possibilità della soluzione interventistica (ovvero della possibilità di raggiungere il coagulo con un microcatetere), ci sono solo pochi centri in Europa e circa una ventina in Nord America, proprio perché questa soluzione richiede un elevatissimo livello tecnologico ed un'esperienza specifica in questo settore.