Un progetto dell'Unione Europea per la salvaguardia di un raro coleottero

Scritto da Silvia Amodio |    Aprile 2018    |    Pag. 43

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

La ricercatrice Margherita Norbiato mentre fotografa un coleottero eremita nel Parco - Foto L. Bartolozzi

Insetti

Forse non molti sanno che nelle nostre foreste vive un piccolo e misterioso “eremita”, che sicuramente pochi hanno incontrato. Si tratta di un insetto, chiamato appunto “coleottero eremita” per la sua rarità e per le sue particolari abitudini di vita. Margherita Norbiato, collaboratrice di Luca Bartolozzi, entomologo della sezione di zoologia La Specola del Museo di storia naturale dell’Università di Firenze, lo sta studiando per conto del Parco nazionale delle foreste casentinesi, Monte Falterona e Campigna nell’ambito del progetto “Life Eremita”. «Il nome latino di questo coleottero è Osmoderma eremita - spiega Norbiato -. Osmoderma significa “dalla pelle odorosa”, infatti questo insetto emana un gradevole profumo, avvertibile anche a qualche metro di distanza, che viene utilizzato dal maschio per attirare la femmina al momento della riproduzione. Eremita, invece, fa riferimento alle particolari abitudini di vita di questo insetto, che è molto difficile da vedere perché abita nelle grandi cavità di vecchi alberi. Le larve del coleottero si sviluppano nel terriccio e nei frammenti di legno che stanno sul fondo di queste cavità. Impiegano in media un paio di anni per terminare la crescita, poi effettuano la metamorfosi e si trasformano in un grosso coleottero di colore bruno scuro. Gli adulti volano in genere di notte nei mesi più caldi di giugno, luglio e agosto, alla ricerca di un partner per l’accoppiamento e di cavità idonee alla deposizione delle uova». Come abbiamo scritto tante volte, ogni specie animale, anche la più piccola, ha un ruolo utile nel nostro ecosistema: «In questo caso - dice Bartolozzi - la funzione delle larve è quella di contribuire alla decomposizione del legno morto, che rimette in circolo sostanze nutritive importanti per le piante. Si tratta di un insetto raro, protetto a livello europeo, che vive in aree circoscritte e spesso minacciate. Dato che la sua sopravvivenza è legata alle cavità dei vecchi alberi, il taglio delle foreste e quello di piante malate, presenti anche nei parchi urbani o lungo i viali delle nostre città, rende sempre più raro l’habitat in cui vive. Se eliminiamo gli alberi secolari ricchi di cavità, anche il povero coleottero eremita sarà destinato all’estinzione». Ma come possiamo proteggerlo? «Sono in corso varie iniziative - sottolinea Margherita Norbiato - ovvero progetti Life finanziati dall’Unione europea nel Parco nazionale delle foreste casentinesi. Uno in particolare, denominato “Life Eremita”, è in pieno svolgimento nel versante romagnolo del Parco, nonché in altre aree protette dell’Emilia Romagna, la Regione che coordina il Progetto. Lo scopo di Life Eremita è quello di censire e mappare le popolazioni del coleottero (oltre ad alcune altre specie di insetti rari o minacciati), predisponendo interventi per aumentare le sue popolazioni». «Gli interventi consisteranno nella realizzazione di cavità idonee negli alberi più adatti e nella sistemazione di particolari cassette di legno che fungano da cavità “artificiali” - spiega Davide Alberti, funzionario del Parco nazionale -. Abbiamo anche iniziato un allevamento di larve in laboratorio che, una volta trasformate in insetti adulti, verranno rilasciate nelle foreste. Ci auguriamo che ciò consenta un sostanziale incremento delle popolazioni di coleottero eremita, garantendone la sopravvivenza nel tempo».


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