Pontassieve: da borgo a cittadella industriale

Cent'anni di storia
Nel 1860 Pontassieve entrò nella nuova Italia unita come un distretto essenzialmente agricolo, composto da famiglie di mezzadri e braccianti, impegnati nelle tenute di pochi grandi proprietari. Il capoluogo era popolato da artigiani e piccoli bottegai, che abitavano il borgo, e dai pigionali (braccianti) che vivevano nelle misere casupole dei Manderini. L'arrivo della ferrovia e la costruzione della stazione trasformarono il paese in un importante scalo merci, e nel 1869 la costruzione della grande officina ferroviaria rappresentò l'avvio ufficiale della Pontassieve industriale (stabilimenti vinicoli, fornaci di calce e laterizi, vetrerie). Nello stesso anno venne fondata la Società di mutuo soccorso fra gli operai di Pontassieve, con scopi di previdenza e per diretto interessamento degli industriali 'in nome della Patria, dell'umanità e del progresso, sotto gli auspici dello Statuto del Regno'. Ben altro spirito animava i fondatori della prima sezione dell'Internazionale socialista di Pontassieve, nata nel 1872 ma chiusa dalla polizia nel 1874, per un presunto complotto rivoluzionario.
1883, la prima cooperativa
Seguirono processi, scioperi, proteste per il caro viveri: è proprio in questo periodo di lotte operaie che viene fondata, l'11 maggio 1883, la Società cooperativa di consumo. Impiegati ed agenti ferroviari 'si pongono unicamente lo scopo di somministrare ai soci generi alimentari e combustibili al prezzo minimo possibile... non si occupa quindi affatto di politica', come tiene a precisare l'anonimo redattore del riservato rapporto di polizia inviato alla questura di Firenze, dove si rileva, fra l'altro, che i fondatori sono monarchici, liberali, socialisti, tutti accomunati dall'anticlericalismo allora imperante.
Alla Cooperativa potevano aderire in qualità di soci solo gli 'agenti ferroviari stabili e provvisori, residenti nel tratto dalla stazione dell'Incisa a quella di Firenze Porta alla Croce esclusa', pagando una tassa di entratura di lire 2, dilazionabile anche in quattro rate mensili.
Oltre ai generi alimentari, il socio poteva rifornirsi in Cooperativa di carbone e legna per il riscaldamento, di soda per la pulizia e di petrolio per l'illuminazione.
Sei anni più tardi, nel 1889, a Sieci e a Molino del Piano vennero fondate altre due Cooperative di consumo, entrambe con un netto orientamento radicale 'anarchico-socialista', che nel 1898 le portò vicine alla chiusura per decreto di polizia.
La prima Cooperativa tra ferrovieri di Pontassieve chiuse i battenti alla fine del 1907 (forse per la nazionalizzazione delle ferrovie), lasciando un vuoto che altri tentarono di riempire:
- nel giugno del 1909 nacque 'L'Unione', che nel 1911 dichiarava 109 soci;
- nel 1911 venne fondata 'La Popolare', cooperativa di consumo fra gli operai di Pontassieve. Operò per oltre trent'anni, prima di veder soccombere il proprio spaccio, in via Tanzini 23, sotto i terribili bombardamenti del 1943;
- alla costruzione del grande cementificio di S. Francesco si deve invece l'istituzione della Società di mutuo soccorso fra gli operai della Società calce e cementi di Monsavano (1911) e la successiva fondazione dell'omonima Cooperativa di consumo 'Speranza', attiva tra il 1917 e il 1926.
Nelle frazioni inoltre operavano la cooperativa di S. Brigida e la cooperativa 'L'Emancipatrice' di Acone, ribattezzata nel periodo fascista 'La Rinascente'.
Gli anni bui del fascismo
La prima guerra mondiale (1914-1918) costrinse la popolazione civile al razionamento dei generi alimentari: mancavano latte, olio, burro, carne e, cosa ancor più grave, grano. L'emergenza spinse di nuovo i ferrovieri a tentare la ricostituzione di una propria cooperativa di consumo, rivolgendo un appello all'onorevole Giorgio Lasz, dirigente delle officine ferroviarie:
'In considerazione delle crescenti difficoltà nelle quali si svolgono gli ordinari approvvigionamenti di tutti i generi alimentari, creato in seguito allo stato di guerra, i sottoscritti - nell'intendimento di costituirsi in associazione onde ottenere supplementi al razionamento, facilitazioni e fondi dall'amministrazione ferroviaria e comunale - si rivolgono alla signoria vostra per ottenere il suo benevolo interessamento a riguardo, dichiarandosi disposti all'occorrenza a versare, a fondo garanzia, quella somma che la stessa signoria credesse opportuno'.
I 107 sottoscrittori di questo appello dovettero attendere l'ottobre 1918 (quando la guerra volgeva finalmente al termine) per dar vita alla Cooperativa di consumo 'Fratellanza' fra i ferrovieri di Pontassieve: l'inaugurazione della nuova sede avvenne l'11 gennaio 1919, in via Ghiberti 46. Nello stesso anno le 4 cooperative di consumo attive a Pontassieve formarono un consorzio per la gestione unitaria di un forno e una macelleria.
Non furono anni facili: le cooperative di consumo, simbolo di una solidarietà popolare che andava spezzata, furono uno degli obiettivi preferiti del fascismo, che solo una folle guerra riuscì a fermare.
La rinascita del dopoguerra
Passata la bufera, in una Pontassieve quasi completamente distrutta dai bombardamenti, la Coop 'Fratellanza' ricomincia a crescere: nel 1948 apre uno spaccio ricavato da tre cantine nelle 'case dei ferrovieri' di via Quona e dichiara 265 soci e 745 conviventi; dal 1949 può vendere anche ai non ferrovieri; nel 1952 trasferisce il negozio in via Quona-angolo via Reni e nel 1957 apre un altro spaccio in via Montanelli 29-31. Nel 1961 la situazione politica ed economica spinge la Coop 'Fratellanza' a iniziare una collaborazione con la Società cooperativa di consumo 'L'Unità del Popolo', nata a S. Francesco subito dopo la fine della guerra, nel 1945. Nel 1949 apre un negozio alla Massolina, poi trasferito (nel 1965) alla Madonnina (tra S. Francesco e l'Albereta); nel 1958 viene aperto un terzo negozio in via Palagi a Pontassieve. L'incontro tra le due società fu favorito dal comune timore per la grande distribuzione (si paventava l'apertura dei supermercati anche in provincia), che stimolò entrambe a trasformare i negozi in semi self-service. Poi l'intesa si trasferì anche nell'ambito sociale, con il sostegno economico e politico agli operai del cementificio Monsavano e della vetreria Del Vivo, impegnati in una lunga lotta con la proprietà.
1973, nasce l'Unicoop
La vecchia gestione delle cooperative, che aveva attraversato, non senza danni, due guerre mondiali e il ventennio fascista, trovò un ostacolo insormontabile nella nuova organizzazione distributiva che stava rapidamente affermandosi in Italia dopo il boom economico. Le cooperative decisero allora di unire le forze e il 19 dicembre 1966 l'assemblea straordinaria dei soci sancì la fusione della Cooperativa 'Fratellanza', della Coop 'Unità del Popolo' e della Coop di consumo dell'Antella che, all'epoca, rappresentava il fronte più avanzato verso la moderna distribuzione. Le forze unite delle tre cooperative permisero l'apertura del super Coop di Pontassieve, che attualmente occupa 40 dipendenti: un nuovo grande negozio che sostituiva i sei vecchi spacci. Nel 1968 un'ulteriore processo di fusione portò alla creazione della Coop 'Etruria' e poi, nel 1970, della 'Toscocoop', che nel 1973 divenne Unicoop, proprio quella società che nel corso degli ultimi 25 anni ha conquistato il primato nella distribuzione, grazie alla fiducia della gente, all'operato dei propri dipendenti e al sangue di quei fondatori che ancora scorre nelle sue vene.