Forme di coabitazione promosse dall'Auser con i comuni di Bagno a Ripoli e Scandicci

di Annarita Morelli

«La mia vita è cambiata dal giorno alla notte. Finalmente ho riacquistato la tranquillità che avevo perso. Oggi posso dire di essere una persona serena, anche se compiere questa scelta è stato un passo difficile e complicato». Le parole sono quelle di Tamara (una donna di 45 anni), madre di due figlie. La sua è una storia di soprusi, di disagi familiari talmente gravi e insopportabili da farle decidere di rifugiarsi all'interno dell'associazione Artemisia, una delle tante associazioni che sono coordinate dall'Associazione Auser territoriale di Firenze.

Verso marzo 2010 l'associazione Artemisia decide di metterla in contatto con Gabriele Danesi, responsabile del progetto Abitare Solidale, un'iniziativa nata dalla collaborazione tra l'Associazione Auser, in collaborazione con i Comuni di Bagno a Ripoli e Scandicci, che propone forme di coabitazione (cohousing in inglese) tra giovani coppie, studenti, lavoratori, professionisti fuori sede e chi, proprietario di un'abitazione o affittuario di un alloggio di Edilizia residenziale pubblica, sente il bisogno di condividere i propri spazi di vita per avere un aiuto per le piccole mansioni quotidiane o semplicemente per la voglia di trascorrere del tempo in compagnia.

 

Patto abitativo

Nasce così il "patto abitativo", un accordo solidale di reciproco sostegno con diritti e doveri dei coabitanti: un alloggio gratuito in cambio di aiuto. È con questi presupposti improntati su un chiaro senso solidale, finalizzato a dare risposte a una pluralità di esigenze e problemi che ruotano attorno al tema casa, che il progetto, avviato nell'ottobre 2009, ora sembra aver preso il largo. La rinascita di cui parlava la signora Tamara ha avuto inizio proprio dall'adesione a questa iniziativa. «Sono trascorsi quasi 6 mesi dall'inizio della convivenza con la signora Silvia; posso dire che la nostra esperienza di coabitazione è positiva: ci facciamo compagnia a vicenda, e la cosa che mi è piaciuta fin dall'inizio è stato il rapporto di rispetto e di fiducia che si è instaurato subito fra di noi e con la sua famiglia».

L'esperienza della signora Tamara non è un caso isolato. «Dieci contratti stipulati da gennaio, uno in dirittura d'arrivo, e sono almeno 95 i contatti che stiamo analizzando», spiega il responsabile del progetto Gabriele Danesi. Le richieste che vengono sottoposte all'équipe di volontari e di psicologi che collaborano al progetto sono tra le più disparate. Ne sono un esempio il caso della signora Orietta che aveva quaderni pieni dei racconti della sua vita lavorativa, presso i cinegiornali della Settimana Incom e che, in cambio dell'alloggio, chiede a uno studente suo ospite di trascrivere le sue memorie  per un paio d'ore ogni mattina. E ancora c'è il caso del signor Mario di Ponte a Ema che aveva una casa grande, ma anche un cane che non lo poteva sempre seguire nei suoi viaggi e durante le vacanze. In cambio della camera, in questo caso, la persona ospitata ha il compito di fare da dog sitter.

Il progetto è finanziato dal Cesvot, e il buon andamento della coabitazione è monitorato da una squadra di professionisti e volontari mediante visite e telefonate.

 

Abitare Solidale

Per partecipare al progetto, in particolare offrendo un alloggio, o per informazioni: numero verde 800.99.59.88 (dal lunedì al venerdì, orario 9-12)

 


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