In un atelier fiorentino abili mani riportano a nuova vita documenti storici e opere d'arte su carta

Scritto da Alma Valente |    Giugno 2003    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Carte senza tempo
Entrando nell'Atelier di restauro
e di conservazione di opere d'arte su carta di Beatrice Cuniberti è facile dimenticarsi, almeno per un attimo, del momento storico in cui viviamo. Al suo interno, nel più assoluto silenzio e in un laboratorio che ricorda quello degli antichi alchimisti, ci si trova circondati da libri, pergamene miniate, pastelli di autori famosi e antichi manufatti cartacei di produzione orientale che, ammalati di "tempo", sono in attesa di essere restituiti all'originaria bellezza.

Piccole o grandi opere d'arte che, al di là del prezzo di mercato, significano storia, cultura, lingua, tradizione popolare e perfino razze diverse. Lei ama definirsi un'artigiana, ma vedendola lavorare assieme alla sua collaboratrice Clara Freschi viene spontaneo dire che l'arte del restauro è qualcosa di più: un lavoro di alta specializzazione, che oltre alla conoscenza della chimica richiede pazienza, sensibilità e cultura. Sono gli artigiani del bello, che riescono nella propria opera attraverso vari passaggi. «Il primo - spiega la Cuniberti - è quello dell'analisi visiva dell'oggetto confrontandolo, quando c'è, con una documentazione fotografica. Successivamente si passa alla pulitura cosiddetta a secco, che attraverso gomme di varia durezza toglie lo sporco superficiale». Dopo questo trattamento si passa alla pulitura a umido. «L'opera - prosegue Beatrice Cuniberti - viene lavata in acqua demineralizzata e, proprio come nella biancheria, se è troppo macchiata o imbrunita si interviene con uno sbiancatore a base di acqua ossigenata a basso volume, con risciacquo in acqua corrente fresca».
E le parti mancanti? «I fori vengono reintegrati con carte speciali, sia giapponesi fatte a mano che antiche, quindi fissate con colla di amido naturale e poi spianate attraverso uno strumento che è molto simile ad un piccolo ferro da stiro».

Ma la fase più bella, e lasciatevelo dire da chi l'ha vista fare, è l'ultima, quella dell'integrazione pittorica. La parte dell'opera che è andata perduta a causa delle lacerazioni viene prima ridisegnata a matita e poi, attraverso pennelli sottilissimi, ridipinta nelle stesse tonalità e sfumature originarie. Dalle attente mani di Beatrice e di Clara sono passate innumerevoli opere d'arte su carta di artisti famosi come il Guercino, Fattori, Mirò, Fontana, Andy Warhol, Goya, Picasso e molti altri. Beatrice Cuniberti si è diplomata nel 1977 in restauro e museologia alla Camberwell School of Art di Londra ed ha aperto il suo Atelier nel 1985, dopo essersi specializzata presso il British Museum, la Tate Gallery di Londra e la Biblioteca Nazionale di Firenze.

Gli Ufficiali restaurati
Fu un maggio veramente triste per la città di Firenze quello del 1993. Un ignobile attentato distrusse la sede dell'Accademia dei Georgofili provocando cinque vittime ed incalcolabili danni al patrimonio documentario e artistico (attualmente la biblioteca dispone di circa 70 mila volumi, opuscoli e periodici) di questa antica istituzione, fondata nel 1753 per iniziativa di Ubaldo Montelatici, canonico lateranense, allo scopo di promuovere l'agricoltura e tutti gli studi ad essa correlati, attraverso - come diceva lo stesso fondatore - «continue e ben regolate sperienze, ed osservazioni, per condurre a perfezione l'arte tanto giovevole della toscana coltivazione».

Fra i tanti oggetti e documenti danneggiati dalla violenza dell'esplosione c'era anche la cosiddetta "Lista degli Ufficiali", un grande manifesto (150x98) contenente un catalogo dei presidenti, dei vicepresidenti, dei segretari degli atti, dei bibliotecari e dei tesorieri dell'Accademia, dall'anno di fondazione all'epoca moderna. Un documento imponente tracciato a matita e tempera con elementi decorativi, sui quattro bordi, anche in oro.
Del ripristino del documento cartaceo venne incaricato dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze proprio l'Atelier di restauro di Beatrice Cuniberti. «L'intervento - come spiega la restauratrice - apparve fin da subito laborioso ed estremamente delicato. Gli effetti dello scoppio da ordigno, infatti, avevano causato la rottura del manifesto in tre grandi frammenti ed il parziale distacco della tempera, la quale, essendo di per sé piuttosto spessa, si era staccata in più parti dal proprio supporto cartaceo. Alcune schegge di vetro, inoltre, avevano creato delle microperforazioni sull'intera superficie, congiuntamente ad una finissima ed insidiosa polvere bianca causata dalla deflagrazione e dal crollo dell'Accademia».
Le metodologie che hanno usato? Sarebbero troppo lunghe e complicate da spiegare. Sta di fatto che i restauratori sono riusciti con pazienza e scienza a dare una perfetta leggibilità ad un'opera artistica e storica che poteva essere perduta per sempre. Davvero grazie.