Sessanta anni dall’inizio e quaranta dalla fine della mitica rubrica pubblicitaria

Scritto da Bruno Santini |    Ottobre 2017    |    Pag. 9

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

carosello Anniversario

Erano le 20.50 del 5 febbraio 1957, sul teleschermo compare il disegno di un teatrino chiuso da pesanti tendaggi: è la sigla - che cambierà ben poco nel tempo -, di quello che per vent’anni, fino al 1° gennaio del 1977, sarà un rito per un’intera nazione. Un’idea che sapeva fondere la logica dell’intrattenimento con le finalità commerciali. Gli spot non esistevano, c’era solo la tv pubblica e questo era l’unico momento per la pubblicità.

Carosello era disciplinato da regole ferree. Lo spettacolo durava un minuto e 45 secondi, e doveva essere ben separato dalla parte pubblicitaria che non poteva superare i 30 secondi, «escluse le scene che presentino la disonestà… e anche i baci devono essere rappresentati con discrezione e senza indurre a morbose esaltazioni». Si stima siano stati ben 10 milioni gli italiani che, negli anni ’60, seguivano ogni giorno Carosello!


Susanna tutta panna è di qui

Tanti di questi Caroselli vennero realizzati in Toscana grazie ad un gruppo di amici geniali e lungimiranti. Sono Renzo Tarchi, Francesco Misseri, Pier Francesco Tamburini (per tutti Pico), ai quali si unirà Marino Marchi (in tempi più recenti il figlio Pino): dopo varie esperienze daranno vita allo storico Studio K che già alla metà degli anni ’60 poteva contare su tre troupe operative (la prima delle quali guidata da Paolo Pratesi) capaci di sfornare addirittura 280 Caroselli l’anno.

«Fare i Caroselli a Firenze è stato per certi versi difficile – ricorda Francesco Misseri –; la città non era abituata a riprese cinematografiche come Roma o Milano. Questo ci ha costretto a spremere le meningi e a cercare di proporre dei progetti diversi da quelli tradizionali fatti con il testimonial». Largo quindi al disegno animato. Tra gli storici Caroselli come non ricordare le avventure di Olivella e Maria Rosa per Bertolli o la dolce cara mammina delle caramelle Ambrosoli, per non parlare della mitica Susanna tutta panna (Pitupitumpaaa!), creata per Invernizzi, dal successo talmente clamoroso che, pare, la stessa azienda dovette impiantare uno stabilimento apposito per produrre le richiestissime riproduzioni gonfiabili del personaggio. Altro elemento “povero” cui ricorre lo Studio K è la plastilina. Animata con creatività artistica e professionalità, dà vita ad un altro carosello storico: quello del Fernet Branca.


Mister X a Punta Ala

Siamo in Toscana, e allora perché privarsi delle splendide ubicazioni che la regione sa offrire? Ed è qui che la potente macchina di Mister X (personaggio in calzamaglia, una via di mezzo tra Diabolik e 007) sfreccia nei caroselli per il detersivo Dixan. I banditi come consuetudine rubano la formula segreta e al nostro protagonista non rimane che recuperarla tra acrobazie ed inseguimenti.

Una volta, all’Argentario, a difesa della barca dei “cattivi” c’erano delle mine, ovviamente di plastica. Al termine delle riprese la troupe, stanca, decise di rimandare il recupero al giorno successivo. Successe il finimondo: l’indomani intorno alle finte mine si era mobilitato un elicottero da Civitavecchia e un cacciamine da Genova!

«Quando si decideva di fare una serie in esterni – spiega il regista Paolo Pratesi – per prima cosa si stabiliva il luogo in cui girare. Si andava per esempio a Punta Ala, dove c’è il mare, ci sono i prati e i boschi, e lì ambientavamo tutte le storie della serie senza dover tornare ogni volta a casa». E di ospitare un Carosello tutti erano contenti, come quella volta che il proprietario di un terreno nei pressi di Albinia non esitò un attimo ad abbattere dei pini secolari per facilitare le riprese di atterraggio di un elicottero con l’indomito Mister X.

Ma la macchina da presa si sposta un po’ ovunque in Toscana: Sergio Forconi (indimenticabile babbo di Pieraccioni nel film Il ciclone) ricorda per esempio con affetto le riprese alla Pescaia di Serravalle (tra Pontassieve e Rufina) di uno dei Caroselli Cynar al fianco del mitico Ernesto Calindri. E ancora la Toscana fa da sfondo alle scorribande canore di Gianni Morandi giovane testimonial della Vespa 50 Piaggio. Invitato a cantare, il golden boy della musica italiana - siamo alla metà degli anni ’60 - , è circondato da uno stuolo di ragazzi, tra i quali si riconoscono Mita Medici e Laura Antonelli.

Anche il castello di Montalbano sulle colline intorno a Firenze, che dopo l’alluvione del ’66 diventa la nuova sede dello Studio K, fu sfruttata per molti Caroselli, come per quelli della Cadonett, oppure per quelli della Perugina (T anti Baci Perugina...) dove un’eterea ragazza (vestita per l’occasione da Pucci) volava, appesa con due filini di acciaio armonico ad una gru di 50 metri, seduta miracolosamente su un sellino da bicicletta. «Se quel Carosello fu un successo – confessa oggi Misseri – si deve al coraggio incredibile della ragazza».

Gran parte dei materiali che costituiscono l’archivio dello Studio K è conservata oggi alla Tv Key di Firenze.


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