Meno benzene

Scritto da Letizia Coppetti |    Gennaio 1997    |    Pag.

Giornalista Fiorentina, laureata in lingue e letterature straniere, ha lavorato per tredici anni alla redazione di Firenze dell'Agenzia Ansa, occupandosi sia di cronaca nera che di bianca. Collabora dal 1990 con l'Informatore e dal giugno 2001 a dicembre 2002 si è occupata dei contenuti del sito di Unicoop Firenze. E' stata anche direttore del periodico Celiachia Notizie, house organ dell'Associazione Italiana Celiachia. E' stata coordinatore redazionale dell'Informatore fino al giugno 2006, la rivista dedicata ai soci.

Carburanti a confronto
Il problema ora è il gasolio
L'inquinamento da ossido di carbonio nell'aria di Firenze si è dimezzato grazie all'uso sempre maggiore di auto catalitiche. La buona notizia per i nostri polmoni proviene da Daniele Grechi, chimico dell'Arpat (Azienda regionale prevenzione ambientale toscana). Da un'indagine condotta da Aci e Arpat su 1.200 auto catalitiche è emerso che questo tipo di marmitta riesce ad abbattere oltre l'80% di inquinanti rispetto ad un'auto normale. Il merito è tutto della marmitta mentre la 'benzina verde', l'unica con la quale funzionano le marmitte catalitiche, c'entra poco. Unico pregio, non da poco, della 'verde' è l'assenza di piombo tetraetile, sostanza altamente tossica in quanto si deposita nelle ossa sostituendosi al calcio. Il piombo viene addizionato alla benzina per le sue qualità antidetonanti: la aiutano a bruciare senza originare esplosioni nei cilindri, che porterebbero ad un moto discontinuo dei pistoni, il cosiddetto 'battere in testa' del motore.
Nella benzina verde il piombo è stato sostituito con l'incremento degli 'idrocarburi aromatici', che assicurano lo stesso risultato. Con un problema, però. Ne sono necessarie grandi quantità, il 30% del totale della benzina. E nella frazione aromatica della benzina, sia super che verde, sta nascosto un grande nemico: il benzene. Si tratta di un idrocarburo aromatico che nell'uomo può avere conseguenze cancerogene. In particolare il benzene può causare tumori come le leucemie. «A partire dal 1995 - afferma la dottoressa Elisabetta Marini, chimico dell'Arpat - sono state promosse campagne di autolimitazione del benzene da parte delle compagnie petrolifere stesse: l'obiettivo era mantenerne i livelli al di sotto dell'1%, sia nella benzina verde che nella super».
Oggi le due benzine si differenziano principalmente per la presenza di piombo: nella prima non c'è, nella seconda sì. Ma chi ha una macchina non catalizzata può adoperare la benzina verde? «Certamente - risponde Daniele Grechi - . I motori non troppo vecchi lavorano bene anche con la verde, consentendo tra l'altro un risparmio di 95 lire al litro». Attenzione però a non fare l'inverso: basta un pieno di super per rovinare completamente la marmitta catalitica di un'auto. Quest'ultima, è stato però notato, fa diminuire in percentuali diverse i vari inquinanti aromatici. Il temibile benzene è uno di quelli che vengono abbattuti meno: dalla marmitta catalitica passa il 20% del benzene che esce dal motore e solo il 10% degli altri aromatici. «La quantità degli inquinanti emessi - afferma Elisabetta Marini - è proporzionale allo stato di manutenzione del motore, del chilometraggio del veicolo, dello stato di usura del catalizzatore nonché delle condizioni di marcia. A velocità medio-basse (inferiori a 10 km/h) e basse percorrenze (sotto i 15 km) - condizioni di guida tipiche del traffico intenso dei grandi centri urbani - l'efficacia della marmitta catalitica risulta inferiore alle buone prestazioni medie».
Dalla padella alla brace, quindi. Le industrie petrolifere stanno studiando nuovi tipi di benzine, per poterne diminuire la frazione aromatica. Anche queste però avrebbero le loro controindicazioni: in particolare contribuirebbero alla formazione di ozono.
In attesa di meglio, dunque, dobbiamo accontentarci della benzina verde. Ma quale scegliere? I distributori si fanno la guerra al grido di 'la mia è più verde della tua', ma all'Arpat la pensano diversamente: «Abbiamo analizzato le benzine delle marche maggiormente presenti sul territorio fiorentino - afferma Elisabetta Marini - e sono risultate tutte uguali». Strano? Non tanto, visto che tutti i distributori dell'area fiorentina si riforniscono allo stesso serbatoio di Calenzano, che viene alimentato da un unico impianto di raffinazione.
Se l'ossido di carbonio diminuisce, non altrettanto succede con quello di azoto, sostanza acida e aggressiva per l'ambiente in genere e per le mucose dell'uomo in particolare. «I responsabili di questo inquinamento - afferma il dottor Grechi - sono i motori diesel, soprattutto quelli di camion e autobus, e gli impianti termici, in particolare quelli non metanizzati». Entrambi producono fuliggine (che contiene sostanze cancerogene), anidride solforosa e ossido d'azoto. «Quest'ultimo è emesso anche dalle auto catalitiche - continua Grechi - ma nella misura di un decimo rispetto al diesel: autobus e camion, se si confrontano cilindrate e percorrenze medie, hanno lo stesso effetto inquinante di 400 auto a benzina». E nella sola Firenze circolano mediamente, ogni giorno, ben 300 autobus turistici, senza contare quelli delle aziende pubbliche di trasporto e i camion per il trasporto delle merci.
E veniamo ai retrofit, dispositivi installati su auto che non erano 'nate' catalitiche. Sono montati sul 2% del totale delle auto circolanti ed hanno un costo di circa 800 mila lire. «Soldi buttati - afferma Grechi - perché abbiamo scoperto che non funzionano. Non fanno diminuire nessun tipo di sostanza inquinante». Insomma, secondo i tecnici, è da rivedere la possibilità data alle auto dotate di retrofit di circolare durante il blocco del traffico a causa dell'inquinamento.
Terminiamo con una nota positiva. Durante il controllo alle 1204 auto catalizzate, escluse le 44 con retrofit, la gran parte è risultata in regola con le emissioni di inquinanti e solo il 2% aveva la marmitta catalitica fuori uso. Si è chiesto insomma un grosso sacrificio agli automobilisti, introducendo un dispositivo costoso e forzando in qualche modo il rinnovamento del parco delle auto circolanti, però gli effetti positivi sull'aria che respiriamo per ora sono incoraggianti.

Più dentro che fuori
Gli inquinanti dentro l'auto
C'è chi se ne sta chiuso dentro l'auto, con i finestrini tappati, nel tentativo di evitare lo smog. Errore. Conducenti e passeggeri nelle automobili sono esposti a una concentrazione di inquinanti fino a 5 volte maggiore rispetto a quella presente all'esterno. E' il risultato di una ricerca eseguita dagli esperti dell'Arpat, che hanno misurato la quantità di ossido di carbonio presente nell'abitacolo e quella esterna. «Una delle situazioni peggiori si riscontra quando piove - afferma il dottor Grechi - e il traffico aumenta. Lo stesso vale per il benzene». Il motivo è semplice: le prese d'aria della macchina sono a circa mezzo metro da terra, proprio di fronte al tubo di scappamento della macchina che precede. Un vero e proprio 'pieno' dei peggiori inquinanti. Il massimo è raggiunto quando una o più persone fumano dentro l'auto. «Se il valore esterno di inquinanti è pari a 10 - conclude Grechi - in coda sui viali, dentro l'auto, questo valore sale a 40-50 e sfonda il tetto di 100 in caso di sigarette accese».
Il segreto, per diminuire il rischio, è quello di mantenere una certa distanza dagli altri veicoli quando si è fermi in coda, cambiando l'aria dell'abitacolo nei tratti con meno traffico. E i filtri? Quelli normali fermano solo la polvere e non i gas, mentre i più recenti, a carbone attivo, possono bloccare - sia pure con diversa efficacia - anidride solforosa e ossido d'azoto, mentre sono quasi inefficaci per l'ossido di carbonio, e comunque vanno sostituiti con una certa frequenza.

Ambiente: dal risanamento alla prevenzione
Stefano Beccastrini (Responsabile settore documentazione ed informazione dell'Arpat)
Come funziona in Toscana la prima Agenzia regionale per la protezione ambientale
Ricordate il referendum della primavera 1993, che toglieva alle Usl le competenze in materia di controlli ambientali? Gli italiani risposero sì, e il Parlamento (legge n° 61 del 21 gennaio 1994) individuò nelle agenzie (nazionali e regionali) per la protezione dell'ambiente gli organi che avrebbero dovuto sostituire le Usl in questo compito.
La Toscana è stata la prima ad avere istituito e reso operativa la propria agenzia. Soltanto quattro altre regioni (Emilia Romagna, Piemonte, Liguria e Veneto) e le province autonome di Trento e Bolzano l'hanno seguita su questa strada. Con l'Arpat la Toscana passa dalla logica di risanamento a quella della pianificazione ecologica del territorio.
Prima c'erano i servizi multizonali di prevenzione che si occupavano ciascuno di tutto, con competenza provinciale. L'Arpat, invece, è un'unica struttura regionale, articolata per dipartimenti provinciali che operano per 'specializzazioni' (acqua, aria, microinquinanti, alimenti e così via) e per 'progetti' (geotermia, mare, aree umide, ecosistemi urbani), avendo come riferimento l'intera regione e comunque vaste zone omogenee.
Una particolare attenzione, nei programmi dell'Arpat, è rivolta ai temi dell'informazione e dell'educazione ambientale, considerati fondamentali per la crescita della cultura ecologica nella comunità locale. E' prevista la realizzazione di strumenti informativi e didattici, capaci di rivolgersi ad un pubblico ampio, con particolare attenzione al mondo della scuola. E proprio per gli insegnanti e gli studenti è in progettazione un 'Manuale regionale di educazione ambientale', che intende proporre una visione globale, a scopo educativo, dell'ecosistema toscano.
Insomma si è aperta per la Toscana una stagione nella quale l'ambiente e la salute non sono più elementi separati, ma diventano finalmente il fulcro di una nuova qualità di vita.