Le tradizioni del cantar maggio. Firenzuola e Barberino del Mugello

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Maggio 2013    |    Pag. 40

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Al tempo di Roma imperiale il mese di maggio era dedicato particolarmente alle tre dee – Flora, Bona e Maia – che rappresentavano in vario modo la rigenerazione della natura e dello spirito umano. Duemila anni fa, al Circo Massimo, si svolgevano proprio in quel periodo dell’anno, i Floralia, festeggiamenti che includevano rappresentazioni teatrali molto libere e talvolta licenziose, e giochi circensi cui partecipavano anche le cortigiane.

Sempre in quel mese è antichissima la tradizione di sradicare un albero, trapiantarlo nel centro abitato, decorarlo con varietà di cibo e lasciare che i giovani vi si arrampicassero per impadronirsi di quei doni così utili. Una traccia di questi antichi riti si ha nell’attuale, ma piuttosto desueto, albero della cuccagna. Con l’avvento del cristianesimo si è tentato di dare al mese primaverile una connotazione religiosa consacrandolo al nome di Maria.

Un altro evento tipico del periodo e legato da profonde radici con il passato è quello dei cosiddetti “Maggi”. In genere si tratta di rappresentazioni sceniche all’aperto in uno spiazzo nel bosco o sull’aia di una casa colonica, dove si recitano opere di teatro popolare dai soggetti più svariati.

In altre occasioni si formano processioni di piccoli gruppi di persone che, cantando e facendo musica, si spostano di casa in casa per portare in ogni famiglia una nota di allegria e di buon auspicio per i raccolti della terra.

Maggiaioli in casa

Un “maggio” particolarmente vivo e sentito dalla popolazione è quello che si svolge, fra la sera del 30 aprile e il mattino del primo maggio, in varie località e frazioni del comune di Firenzuola.

Sono uomini e donne del posto, giovani e meno giovani, che si raccolgono in gruppi di otto-dieci persone, ognuno con un compito preciso: c’è il suonatore o i suonatori di fisarmonica, c’è il tesoriere, c’è il capogruppo, ci sono i cantanti. I loro abiti sono normali eccetto per un solo e piccolo segno distintivo: un ramoscello di lilla appuntato sul bavero della giacca o inserito nella tesa del cappello.

Maggiaioli pro loco barberino di mugello canta che ti passa articolo informatore maggio 2013 unicoop firenzeIl pomeriggio del 30 aprile si mettono in cammino per la campagna (ma ora, sempre più spesso, in automobile) e, raggiunta una casa – un tempo era senz’altro una colonica, oggi probabilmente la seconda abitazione di una famiglia cittadina – il capogruppo griderà un numero, poniamo il 20, e immediatamente, sulle note scandite dalla fisarmonica, i cantanti intoneranno: “Carità, deh voi ci fate,/voi farete sacrifizi,/noi farem dir messe e ufizi, per quell’alme tormentate;/carità deh voi ci fate”.

Quella che cantano è una laude sacra, composta di ventisei strofe in versi ottonari, sulle cui origini il mistero è fitto; lo storico locale Pier Carlo Tagliaferri affaccia l’ipotesi che il testo sia nato nel periodo nel quale il vicino monastero di San Pietro a Moscheta, fondato nell’XI secolo da San Giovanni Gualberto, era all’apice del suo potere, non solo spirituale.

Al termine della strofa, la famiglia a cui è stata dedicata, darà un’offerta in denaro che servirà per far dire al parroco alcune messe in suffragio delle anime del purgatorio. Ma non solo; spesso i maggiaioli vengono invitati a entrare in casa dove non mancano biscotti, pasticcini e fiaschi di vino.

Il capogruppo, che in genere conosce bene le famiglie che stanno per visitare, invita i suoi musicanti a dedicare loro quella strofa che meglio si addice al carattere dei beneficiari. Se, per esempio, sa che quella famiglia non si distingue per generosità, ordinerà il numero 21: “Non lasciatevi tentare/dal demonio maledetto;/sempre dice: tieni stretto,/caritade mai non fare;/non lasciatevi tentare”.

Se il capoccia sa che quella famiglia è un poco scettica in quanto a pratiche religiose, evocherà il 15: “Verrà il giorno del Giudizio,/verrà Iddio a giudicare/chi avrà fatto il bene e il male,/nella fronte l’avrà scritto!/Verrà il giorno del Giudizio!”. Se, ancora, l’offerta è stata particolarmente sostanziosa, imporrà il 24: “Ringraziam voi, Signoria,/carità ci avete dato,/vi sarà rimeritato/dalla Vergine Maria;/ringraziam voi, Signoria”.

Tanto vino e poco sonno

Le visite di casa in casa si protraggono spesso fino a notte fonda e al mattino i maggiaioli si ritroveranno, storditi e assonnati per il tanto vino e poco sonno, nella chiesa parrocchiale per la consegna al sacerdote del denaro racimolato.

Lo stesso storico Tagliaferri sostiene che la tradizione dei “canti di questua” ha senz’altro origini antichissime, derivate da vetusti riti di fertilità. Riti ed eventi che sono presenti tuttora in varie località della Toscana, dalla Maremma alla Val d’Orcia, dalla Val di Cornia a varie contrade dell’Appennino tosco-emiliano.

A Barberino di Mugello è tuttora vivo il “Canta’ Maggio” (si prega di fare attenzione all’apostrofo sulla a che sta, alla toscana, per cantare), anche se da qualche decennio ha trasformato radicalmente le sue caratteristiche originarie.

Attualmente si cerca, nei quattro giorni della sua vita – da giovedì 26 a domenica 29 - di unire all’antica tradizione contadina e al genuino folclore di vetusta memoria, l’odierno entusiasmo giovanile per il gioco, la competizione, lo spirito di campanile.

La cittadina mugellana viene divisa in cinque rioni i cui rappresentanti si daranno incruenta battaglia in giochi e gare fra i più bizzarri e inconsueti, come la corsa dei “carretti allo sterzo”, la “corsa del martinaccio”, la “corsa dei tricicli”, la “corsa dei ciuchi senza ciuchi”, la “gara della sfoglia” o quella dei “mangiatori di fagioli”…

Per saperne di più:

  • Firenzuola: 055819381
  • Barberino di Mugello: e-mail: ccmaggio2013@gmail.com

Foto di Banca dati dell'archivio storico Foto Locchi Firenze - www.archiviofotolocchi.com