Lettere dei soci e le risposte Coop.

Scritto da Antonio Comerci |    Gennaio 2017    |    Pag. 32, 33

Da molti anni nell'Unicoop Firenze, si è occupato di varie tematiche, soprattutto dal punto di vista consumerista e storico.

Autore alla fine degli anni ’80 di alcune pubblicazioni: Guida alla spesa - per spendere meglio e sapere cosa si compra (1989); Ecologia domestica - suggerimenti per rispettare l'ambiente (1989); Vivere la sicurezza - i pericoli dell'ambiente domestico; Frutti esotici – Piccola guida per conoscerli, riconoscerli e apprezzarli (1987); A come agrumi (1987).

Nel 1982 ha organizzato le Giornate dei giovani consumatori, a Firenze, che hanno visto la partecipazione di oltre 12 mila studenti e sono state la prima esperienza in grande stile della Coop nel mondo della scuola e dell'educazione ai consumi.

Dirige dal 1981 l'Informatore, mensile inviato ai soci dell'Unicoop Firenze, con una tiratura di oltre 600 mila copie. Dal '92 è responsabile della comunicazione istituzionale dell'Unicoop Firenze.

Nel 2004 esce “All’origine dell’oggi – Cronaca degli ultimi 40 anni della cooperativa”, una cronologia dei più significativi eventi che hanno caratterizzato l’Unicoop Firenze e la cooperazione di consumo dal 1960 in poi. Stampato in proprio dall’Unicoop Firenze, la ricerca, le immagini e i testi della pubblicazione sono di Comerci.

Nel 2007 ha pubblicato per "I tipi" della Mauro Pagliai Editore, il libro "sComunicati - Viaggio fra i mezzi e i messaggi della società che comunica", con la prefazione del prof. Carlo Sorrentino, docente dell'Università di Firenze.

Per i cinquanta anni dalla registrazione della testata, nel 2013 esce “Quelli che... informano – Storia e considerazioni sul giornale dell’Unicoop Firenze” pubblicato dall’Unicoop Firenze e diffuso in migliaia di copie. Nella pubblicazione s’intreccia la biografia dell’autore, la comunicazione e la storia dell’Unicoop Firenze.

Nel 2018 Comerci va in pensione e pubblica un’edizione aggiornata de “All’origine dell’oggi”. È incaricato dalla cooperativa della responsabilità dell’Archivio storico dell’Unicoop Firenze.

taglio nastro

Inaugurazione del Coop.fi di Lamporecchio - Foto A. Fantauzzo

Lettere

Canna solidale

Sono socia dal 1975, anno del mio matrimonio, e sono sempre stata cliente della Coop, sono sicura che sia il miglior supermercato della Toscana e ho fiducia nei prodotti che proponete. Utilizzo molto anche i prodotti a marchio Solidal per dare una mano a chi ha meno di me, acquistando caffè, cioccolato e zucchero di canna integrale del tipo Mascobado. Proprio quest’ultimo è sparito completamente dagli scaffali ormai da alcuni mesi, sostituito ultimamente da uno zucchero semi integrale, che sinceramente non ha niente a che fare con l’altro. Mi chiedo se è una scelta della Coop non aiutare più quei produttori e costringere i vostri clienti ad andare in altri supermercati a comprare solo lo zucchero. Ci sono 20 o più tipi e marche di tè negli scaffali, perché non c’è un vero zucchero di canna integrale? Spero provvederete al più presto a colmare questa carenza, rinnovando il mio completo favore verso il marchio Coop.

L. G. - Santa Maria a Monte (Pi)

Per avere i prodotti del commercio equo e solidale, come quelli Coop Solidal… non si va al mercato! Che è regolato dal profitto e dove si trova di tutto, basta pagare. Per questi prodotti ci sono rapporti diretti con i produttori di materia prima, c’è una programmazione delle quantità e spesso un finanziamento prima del raccolto. Quindi, se la stagione di raccolta va male o più semplicemente il prodotto è piaciuto e se ne vende di più, manca sui nostri scaffali fino al raccolto successivo. Nel caso dello zucchero di canna integrale, lo riavremo nei nostri punti vendita da aprile, speriamo.


Castagnaccio delicato

L'altro giorno ho acquistato un pezzo di castagnaccio nel reparto forno: arrivata a casa mi sono domandata perché un prodotto così poco delicato venga confezionato in una scatola di plastica trasparente e rigida (Pet). Considerando che questi imballaggi costano a voi, costano a noi al momento dell’acquisto e costano alla comunità in termini di smaltimento di rifiuti, vi chiedo come mai un prodotto come il castagnaccio non venga semplicemente imbustato come una semplice focaccia.

F. D’A. - Pisa

Il castagnaccio non ha la consistenza di una focaccia: messo in borsa insieme alla spesa si romperebbe. Il gusto rimarrebbe lo stesso ma la presentazione no, creando disagio al consumatore: un dolce prima di comprarlo lo si vuole vedere, e anche l’occhio vuole la sua parte.



L’oca giuliva

Sono una vostra socia, sono anche un’insegnante che aderisce alle vostre proposte didattiche per la scuola, contribuendo così in parte a promuovere la nostra cooperativa; in famiglia siamo sempre attenti alle vostre offerte che risultano spesso convenienti e gradite. Purtroppo quando ho visto l’offerta riguardante la “Trapunta bicolore Firenze” sono rimasta davvero male in quanto ho letto che l’imbottitura di questo prodotto consiste in piume di oca ungherese. Sono a conoscenza delle pratiche usate dagli allevatori di quel paese per ricavare le piume dalle oche, che sono spennate periodicamente e quindi sottoposte a orribili torture. Avrei piacere, come consumatrice, di sapere se la nostra cooperativa ha tenuto in considerazione tale aspetto e di conseguenza non si sia rivolta ad aziende che si avvalgono di pratiche come questa o similari.

G. S. - Vicchio (Fi)

Il materiale (piuma e piumino) utilizzato dal nostro fornitore Cinelli Piuma proviene da allevamenti selezionati nell’est Europa. Sono aziende che allevano le oche solo a scopo alimentare e gli animali hanno luoghi aperti in modo da permettere una buona qualità di vita dell’oca e lo sviluppo di un piumaggio di alta qualità. Inoltre il fornitore usa solo piume e piumini dopo la macellazione, senza maltrattamento degli animali (processi, appunto, cruelty free, come da noi previsto). Non avremmo inserito tali prodotti senza queste garanzie.



Ruspe ferme

Da cittadino empolese trovo eticamente inaccettabile che Unicoop Firenze abbia anni fa acquisito l’area in prossimità dell’uscita di Empoli Est, dove inizialmente doveva sorgere un supermercato della concorrenza, al solo scopo, abbastanza evidente a questo punto, di bloccare l’arrivo di una possibile concorrenza. L’area, dove sorge una vetreria che cade a pezzi, anche laddove Unicoop non intenda ancora costruirci nulla e neppure venderla, andrebbe quantomeno bonificata demolendo le costruzioni vetuste, in modo da migliorare l’immagine della nostra città, che certo al momento non si presenta bene a chi ci arriva dallo svincolo di Empoli Est.

A. M. - Empoli (Fi)

Rispondiamo volentieri al signor Maravigli, perché possiamo chiarire la situazione, evitando il proliferare di voci che non rispondono alla verità. Uno dei valori per il quale cerchiamo di fare del nostro meglio è la salvaguardia ambientale del territorio. Quindi anche noi vogliamo rendere gradevole il territorio e restituirlo ai nostri figli possibilmente migliorato. L’area alla quale ci si riferisce è di nostra proprietà: non l’abbiamo acquisita per impedire l’arrivo della concorrenza, tanto è vero che l’abbiamo comprata dallo stesso concorrente! Inoltre vi abbiamo già realizzato opere pubbliche, che l’hanno sicuramente migliorata. Nel breve termine, dopo l’approvazione dei progetti, partiranno le attività per restituire alla città l’edificio, contribuendo così a migliorare, per la parte nostra, la porta est di Empoli. Finché non saranno messi a punto i progetti e rilasciati i permessi, non possiamo intervenire. (Marco Pandinelli, direttore allo Sviluppo di Unicoop Firenze)

Inaugurazione del Coop.fi di Lamporecchio - Foto A. Fantauzzo



Dalla parte degli svantaggiati

Quasi una volta la settimana accompagno mio padre, cieco assoluto con bastone di riconoscimento, invalidità del 100% e accompagnamento, alla Coop per fare la spesa. Cosa non semplice, vista la consueta affluenza di utenti e i carrelli parcheggiati dove capita in mezzo ai corridoi. Ma il problema si verifica sempre alla cassa con priorità per persone portatrici di handicap e donne in gravidanza. La segnaletica è chiara ma non così evidente; perciò tutte le volte è necessario chiedere cortesemente il permesso per poter passare e tutte le volte sottostare a polemiche, chiacchiericci nella fila molto, ma molto, sgradevoli e umilianti specie per mio padre, persona di 88 anni, fragile, che deve ogni volta “dimostrare” pubblicamente la disabilità; o portarsi dietro la documentazione consegnatagli dalla commissione invalidi e Inps, come mi è stato detto in modo alquanto cattivo da una vostra cliente venerdì scorso. Due mesi fa, quando feci presente il problema a un vostro addetto chiamato gentilmente dalla cassiera costernata, mi fu assicurato che la cartellonistica sarebbe stata modificata e resa più evidente, ma per ora siamo allo stesso punto e alle stesse risposte. Pertanto onde evitare a mio padre inutili e ingiuste umiliazioni, mi recherò altrove a fare la spesa, sperando in una maggiore sensibilità da parte vostra (visto che è impossibile pretenderla dagli utenti clienti ) nel facilitare la vita a chi già di difficoltà ne ha da vendere.

Distinti saluti.

G. D. - Firenze

Abbiamo provveduto alla migliore segnalazione della priorità da dare ai clienti svantaggiati, come ha chiesto la signora. Purtroppo la cattiva educazione non si cambia con un cartello. Piuttosto sono testimonianze come quelle della signora Grazia, che pubblichiamo volentieri, che servono a sensibilizzare maggiormente le persone a una solidarietà attiva verso chi è più svantaggiato di noi: in pubblico si deve sentire in imbarazzo la signora che ha chiesto i documenti dell’invalidità, grazie all’atteggiamento di tutti noi.

Inaugurazione del Coop.fi di Lamporecchio - Foto A. Fantauzzo



Olive acerbe

Nell’articolo sulla dama da 5 litri in arrivo per l’offerta soci pubblicato sull’“Informatore” di novembre, leggo una frase che ritengo sbagliata. Infatti si dice che “la tendenza di anticipare il più possibile la partenza, per un prodotto stagionale come è l’olio, va a scapito della qualità e anche del prezzo”.

L’esperienza maturata nel settore mi porta a dire l’esatto contrario. Infatti, il rischio di ottenere una peggiore qualità dell’olio si corre proprio quando le olive sono troppo mature; in tal caso la resa sarà sicuramente più alta ma non certo la qualità. Sul grado di maturazione ottimale delle olive da frangere ho sempre saputo che è a un terzo della maturazione. La frangitura di olive mature è frutto di una vecchia mentalità contadina che badava al sodo in momenti in cui anche qualche chilo di olio in più era il benvenuto tra chi faticava a far quadrare i bilanci.

Nella stessa pagina viene riportata una frase del signor Tulio Marcelli di Coldiretti che lamenta il crescere delle importazioni di olio dalla Tunisia, giudicandolo un errore perché aumentano i casi di frodi. Dovrebbe spiegare il signor Marcelli come si potrebbe far fronte al consumo interno e all’esportazione di quello confezionato, con il solo olio italiano, visto che in Italia da sempre si produce un terzo dell’olio che si consuma.

M. B. - Barberino Val d’Elsa (Fi)

La tendenza ad anticipare si riferiva alla campagna commerciale dell’olio nuovo, non certo alla raccolta delle olive. La brevità del box ci ha costretto a semplificare troppo il discorso e quindi a creare l’equivoco. Nella campagna 2013/14, più significativa rispetto a quella del 2015 condizionata dagli eventi atmosferici e dall’imperversare della mosca olearia (come in quest’ultima raccolta), abbiamo avuto una produzione di olio di oliva di 461.000 tonnellate, ne abbiamo importate 629.000 ed esportate 376.000 (Fonte: Ismea). L’Ismea calcola che il consumo nazionale di olio di oliva sia di 662.000 tonnellate, questo significa che l’Italia non è autosufficiente, ma ha bisogno di importare olio di oliva dall’estero. Da dove prendiamo l’olio di importazione? Il mercato spagnolo è sicuramente la nostra prima fonte (558.000 tonnellate nel 2014), seguita dalla Grecia (55.000 t) e dalla Tunisia (25.000 t). Quindi è giusta l’analisi del socio Bertini, che condividiamo. E lo sanno anche gli altri soci che per avere un olio nuovo raccolto SOLO italiano hanno dovuto sborsare 4,80 euro al litro, invece che i 3,30 del 2015.


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