È emergenza in Sicilia. A Noto c'è il "cane di quartiere"

Scritto da Silvia Amodio |    Novembre 2009    |    Pag.

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

La Sicilia è il puntino sulla i dell'Italia, [...] il resto d'Italia mi par soltanto un gambo posto a sorreggere un simil fiore.

Così scrive Friedrich Maximilian Hessemer, nelle sue Lettere dalla Sicilia (Sellerio editore, Palermo), l'architetto tedesco che all'inizio dell'‘800 intraprese un viaggio culturale in Europa alla ricerca di nuove forme e idee.

La ricchezza di questa regione è stata molto apprezzata in passato. I rampolli aristocratici europei a partire dal XVII secolo intraprendevano un lungo viaggio, il Grand Tour, nelle principali corti europee, spingendosi fino alla Sicilia, con lo scopo di completare e raffinare la propria formazione intellettuale. Un viaggio che poteva durare anche 8 anni! Un'usanza, quella del Grand Tour, che ha coinvolto moltissimi intellettuali ed è stata di gran moda fino al 1750 circa.

 

Aggressioni mortali

Ancora adesso la Sicilia è meta apprezzata da molte persone; tuttavia un'ombra negli ultimi tempi sta danneggiando il turismo: il randagismo. Un fenomeno molto sottovalutato dai cittadini, e dalle istituzioni in particolare, che viene spesso liquidato con «abbiamo tante emergenze da risolvere con gli umani che non possiamo pensare ai cani!».

Quello che invece deve essere compreso è che si tratta di un'emergenza sanitaria che riguarda proprio i cittadini.

In Sicilia i recenti, e purtroppo frequenti, casi di aggressioni, due dei quali mortali ai danni di due bambini, da parte di randagi, hanno danneggiato l'immagine di questa terra. Molti turisti che avevano prenotato le vacanze, le hanno disdette, proprio per paura dei cani vaganti.

Le vendette "fai da te" contro gli animali (il più frequente è lo spargimento di esche avvelenate: lo scorso agosto sono stati uccisi dieci cani al porto di Catania) non fanno altro che peggiorare la cattiva fama di questa regione a danno di coloro che la Sicilia la amano e la vivono onestamente.

Bisogna far conoscere anche situazioni che funzionano, per proporre un esempio da emulare e per dare speranza a chi crede in un cambiamento positivo.

Randagi proprietà del sindaco

Nella città di Noto (piccolo gioiello barocco), in provincia di Siracusa, la veterinaria Paola Sgandurra si è messa d'impegno per cercare di arginare questo fenomeno. Noto dista pochi chilometri da Marina di Modica, dove lo scorso marzo è stato sbranato uno dei due bambini, ma qui la situazione è diversa.

«È vero, siamo riusciti a fare grandi passi avanti, e questo è stato possibile, innanzitutto, grazie alla disponibilità delle istituzioni e in particolare dell'efficienza dell'Ufficio igiene del Comune di Noto, che ha capito l'importanza di intervenire in maniera sistematica e continuativa. La massiccia sterilizzazione dei randagi è l'unico sistema per tenere sotto controllo la situazione. In collaborazione con la Asl e il comune ci occupiamo di sterilizzare gli animali e microchipparli».

Il problema del randagismo deve essere risolto dai singoli comuni. I cani randagi, infatti, per legge sono di proprietà del sindaco.

Paola è riuscita nel tempo, con l'appoggio delle istituzioni locali, a creare una rete di collaboratori che la sostengono nella sua missione. Francesco Angelino è un brigadiere della guardia di finanza con un grande amore per gli animali. Tanti lo conoscono perché ogni giorno nutre e accudisce molti randagi della zona.

Alcuni non vedono di buon occhio questa abitudine, tanto che il vecchio sindaco l'ha anche multato... Paola, invece, ha pensato che Francesco può essere una risorsa: infatti, la confidenza costruita nel tempo con alcuni cani della zona può servire per avvicinare gli individui più diffidenti nei confronti dell'uomo, per catturarli e sterilizzarli.

 

Pippo e Italo

Alla fine degli anni ‘90, a causa dell'inasprimento della situazione, il sindaco di allora destinò una vecchia scuola rurale a rifugio sanitario per cani che adesso è diventata un rifugio modello. Qui i cani vengono accolti, curati e sterilizzati. Insieme a un'amica avvocato, Rina Rossitto, la Sgandurra ha fondato nel 2003 un'associazione, Gli amici di Snoopy, che organizza una serie di attività con lo scopo di diffondere la cultura del rispetto per gli animali del territorio.

C'è una legge regionale (n. 15/2000) in Sicilia, che fa comprendere lo spirito di questa terra, che prevede il cane di quartiere. Un animale senza famiglia può essere adottato da un intero rione, anche se rimane di proprietà del comune. Una persona incaricata si deve assicurare che il cane riceva giornalmente cibo e acqua, ma le carezze arrivano da tutti.

Una soluzione, forse non adatta ad altre regioni italiane, ma in Sicilia la conformazione del territorio e lo stile di vita più aperto verso il prossimo rendono praticabile questa strada.

Ci sono molti cani di quartiere ormai diventati famosi: per esempio, Pippo a Noto e Italo a Scicli. Tutti in paese li conoscono e i turisti si fanno fotografare in loro compagnia. Italo, che è stato anche comparsa nei telefilm di Montalbano,  ha pure un suo fan club su facebook: Tutti gli amici di Italo.

La storia
Turiddu salvo per un pelo

Al rifugio c'è anche Turiddu, un cagnolino salvato per un pelo (è proprio il caso di dirlo). Una famiglia in vacanza l'ha trovato vicino ai bidoni della spazzatura. A prima vista somigliava poco a un cane, è stato necessario strizzare gli occhi per metterlo a fuoco: scheletrico, senza pelo, pieno di piaghe maleodoranti.

La famiglia temeva che le autorità competenti avrebbero suggerito di rimetterlo nel cassonetto, data la quantità di simili ritrovamenti... Invece, molte persone in paese si sono mobilitate per soccorrere Turiddu Schillaci da Noto (dal cognome della famiglia). Il titolare di una farmacia, Emanuele Vinci, ha tenuto il negozio aperto oltre la chiusura per aspettare la veterinaria che è arrivata tempestivamente, nonostante fosse in vacanza.  La polizia, dopo essersi complimentata per il gesto di civiltà, ha fatto tutte le pratiche necessarie affinché Turiddu venisse accolto formalmente al rifugio (gratuitamente).

Molte altre persone "comuni" hanno scortato Turiddu fino a quando tutto è stato risolto; un negoziante (era domenica), ha di straforo alzato la saracinesca e allungato qualche scatoletta. Dopo due giorni, passati a rifocillarsi per la fame arretrata e un bagno, la bestiola ha cambiato aspetto. Ora è un cane, bello e rispettabile, dicono i volontari, ma come per tutti gli altri la vera felicità è avere un padrone.

Chi volesse adottare Turiddu o farlo adottare da un amico in Sicilia può inviare una e-mail a paola.sgandurra@alice.it o telefonare al n. 330378401. Per ricevere informazioni per eventuali donazioni telefonare all'Ufficio igiene 0931896417-0931896111

 


 

Foto di Silvia Amodio

Nelle foto a partire dall'alto:

  1. Paola Sgandurra, veterinaria
  2. Francesco Angelino, brigadiere di Nolo
  3. Turiddu Schillaci da Noto

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