La capacità di adattamento del nostro cervello alle nuove situazioni

Scritto da Bruno Santini |    Aprile 2015    |    Pag.

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

L’intervistata: prof. Nicoletta Berardi, Facoltà di psicologia, Università di Firenze, presidente della Scuola di psicologia

Prosegue “Incontri con la città”, ciclo di lezioni aperte al pubblico, a cura dell’ateneo fiorentino.

Domenica 12 aprile, (ore 10.30 nell’aula magna del rettorato, piazza San Marco 4 a Firenze) è la volta di: “Come cambia il nostro cervello”, con Nicoletta Berardi, professore ordinario di Psicobiologia e psicologia fisiologica dell’Università di Firenze.

«Cercherò di presentare esempi di come il nostro cervello cambi con l’esperienza - spiega Berardi -. Di quanto sia importante per la nostra stessa sopravvivenza la capacità che il nostro cervello ha di cambiare e di quali sono i meccanismi che consentono questi cambiamenti».

«Il nostro comportamento - puntualizza l’esperta - è modificabile dall’esperienza. Ne siamo particolarmente consapevoli quando impariamo una nuova abilità (ad esempio sciare o giocare a tennis) o, più comunemente, la strada più breve che ci consente di andare da un luogo a un altro. Questi cambiamenti nel nostro comportamento sono dovuti a cambiamenti a livello cerebrale. Il nostro modo di agire è flessibile; ci consente di adattarci alle situazioni e di acquisire nuove capacità, perché il nostro cervello ha la proprietà di poter cambiare in risposta all’esperienza».

L’equazione “esperienze diverse uguale cervelli diversi” è semplicistica?

«No - afferma la professoressa Berardi -, ci sono numerosi esempi che mostrano come l’esperienza possa “cambiare” il cervello, con conseguenze adattive (ovvero positive per il soggetto) o maladattive (ovvero negative)».

Lo stress è un cattivo stimolatore?

«Sappiamo da molti anni che l’attivazione del sistema dello stress (ovvero dell’insieme di quelle strutture che ci consentono di far fronte a situazioni di rischio o di minaccia o di aumentato impegno e che richiedono un maggior impiego e una ridistribuzione di risorse da parte dell’organismo) non è di per sé negativa, anzi, è positiva. È fisiologica. Ci consente, appunto, di aumentare le nostre prestazioni quando ce n’è necessità (ad esempio, le capacità di apprendimento aumentano in situazioni di stress moderato, come la vicinanza di un esame). Quello che è negativo è l’attivazione cronica del sistema dello stress. Essa infatti produce effetti negativi a diversi livelli nell’organismo, e possiamo dire in questo caso, che lo stimolo che produce tale attivazione è un ‘cattivo’ stimolo».

Come preservare il nostro cervello dall’invecchiamento?

«Non possiamo preservare il nostro cervello dall’invecchiamento, ma possiamo aumentare la probabilità di invecchiare bene, mantenendo buone capacità cerebrali e buona memoria. Ci sono infatti studi nell’uomo e in modelli animali, che mostrano come uno stile di vita ricco di attività cognitivamente stimolanti, di attività fisica e di interazioni sociali, correli con una maggior probabilità di mantenere un buono stato cognitivo anche in età molto anziana».

Computer, televisione, smartphone… la sovrastimolazione per il nostro cervello può essere dannosa?

«La sovrastimolazione non è mai positiva. Normalmente, il nostro cervello è in grado di filtrare le informazioni in arrivo, selezionando quelle di maggior interesse. Un carico eccessivo di informazioni, da elaborare velocemente, potrebbe sopraffare le capacità di filtro; in questo caso, nessuna delle informazioni in arrivo verrebbe elaborata ‘in profondità’, con la conseguenza di una ridotta capacità di memorizzazione e utilizzazione. Così l’utilizzo di molteplici tecnologie può essere una sorgente di stimolazione e attivazione che porta a cambiamenti cerebrali che consentono di espandere le nostre capacità; ma può anche essere una sorgente di sovrastimolazione. Sta a noi farne il giusto uso».

Info: www.unifi.it/incontri