Un business miliardario intorno a queste sostanze usate per risparmiare calorie, ma le polemiche non mancano

Scritto da Alma Valente |    Febbraio 2009    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Dagli albori della storia il concetto del “dolce” viene immediatamente associato con quello del “buono”, non solo in termini di gusto, ma anche in riferimento al carattere o al comportamento di un individuo nei confronti del prossimo.
I nostri progenitori più antichi, raccoglitori-cacciatori (si parla di circa 150.000 anni fa), si cibavano di quello che riuscivano a trovare in natura e, sicuramente, il gusto del dolce e dell’amaro condizionava le loro scelte alimentari in maniera importante.

Con la nascita dell’agricoltura (“solo” 10.000 anni fa) si è assistito ad un reale miglioramento qualitativo dell’alimentazione umana, ma abbiamo dovuto attendere un altro bel po’ di tempo perché s’identificassero e si mettessero a punto le tecniche di raffinazione dei dolcificanti naturali quali il saccarosio (il comune zucchero da cucina), il fruttosio, il glucosio e lo xilitolo, solo per citare i più importanti.
Grazie a questi si è diffuso l’uso di varie bevande popolari come caffè, thè e cioccolata, ma sono serviti anche a rendere più gradevoli le medicine amare. Ritorna subito alla memoria la canzone di Mary Poppins «basta un poco di zucchero e la pillola va giù…».

La scoperta dei dolcificanti artificiali è più recente (circa la metà del secolo scorso), ma sicuramente la loro entrata in commercio ha scatenato una vera ridda di polemiche che non si è ancora quietata.
Mi è sembrato logico, quindi, svolgere le mie consuete “indagini” su internet, dove vengono rappresentate tutte le diverse componenti del problema.
Cominciamo con quanto si può apprendere da Wikipedia, l’enciclopedia libera, dove vengono elencati i principali dolcificanti artificiali che sono: Acesulfame K, Aspartame, Saccarina, Sucralosio, Maltitolo, Isomalto.

I più usati sono certamente l’Aspartame (62%), seguito dalla Saccarina e dal Maltitolo. Prodotti utilizzati da pazienti obesi o diabetici ai quali viene prescritta una restrizione nei confronti dei cibi dolci.

Ma queste nuove molecole sono veramente prive di calorie? Per rispondere a questa domanda ci viene di nuovo in aiuto Wikipedia che puntualizza come Aspartame e Saccarina abbiano lo stesso tenore calorico del Saccarosio, ma un potere dolcificante rispettivamente 200 e 300 volte superiore, per cui basta usarne pochissimi grammi per ottenere lo stesso effetto, mentre il Maltitolo ha solo il 75% in più di potere dolcificante, ma la metà delle calorie dello zucchero.

Il vero problema è rappresentato dal fatto che queste sostanze non vengono vendute solamente alle persone che ne vogliano fare uso, ma anche alle industrie alimentari per preparare i cibi o le bevande “light”.
Quindi il mercato di questi prodotti ha proporzioni gigantesche. La sola Neutrasweet, che vende Aspartame in tutto il mondo, ha avuto nel 2007 un fatturato di 90 miliardi di dollari. Un trend  in costante aumento, con una crescita dell’8% annuo.

A fronte di questi dati l’uso dei dolcificanti artificiali da parte dei singoli cittadini sembra seguire un diverso destino. Sentiamo cosa ci ha detto Riccardo Foraboschi, dottore in Farmacia: «La vendita in farmacia di questi prodotti è in costante diminuzione tanto che dove lavoro non sono più esposti sul banco».

Come si spiega questo fenomeno?
«Credo che la gente abbia compreso che il risparmio di calorie che si ottiene utilizzando i dolcificanti artificiali per metterli nelle bevande è irrisorio, per contro si assiste ad un continuo aumento dei prodotti alimentari cosiddetti “dietetici” o senza zucchero che sono preparati per lo più con Aspartame o Maltitolo».

Il problema più grave è quello rappresentato dalla sicurezza di questi prodotti. Se si leggono tutti i siti internet in cui si descrivono i potenziali rischi per la salute conseguenti all’uso di queste sostanze siamo sicuramente dissuasi da usarle.
In particolare, molto convincenti appaiono gli studi condotti nel 2005 e nel 2007 presso l’Istituto Ramazzini di Bologna che arrivano alla conclusione che l’Aspartame, somministrato a ratti, rappresenta un agente cancerogeno anche alla dose concessa per l’alimentazione umana, che è di 40 milligrammi per ogni chilogrammo di peso corporeo.

Questo effetto viene potenziato se la somministrazione del prodotto comincia nella vita fetale. Nonostante questi dati siano stati portati a conoscenza degli organi di controllo europei e americani, ancora non è stata vietata la vendita né regolamentato l’uso di questo dolcificante. Una simile esperienza scientifica, controversa, è presente anche per la Saccarina. A chi dare ascolto?

Ci siamo rivolti al professor Carlo Maria Rotella, Ordinario di Endocrinologia dell’Università di Firenze e Direttore dell’agenzia di Obesiologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Careggi:
«I dolcificanti artificiali, presi nelle dosi giornaliere raccomandate, possono rappresentare un piccolo aiuto per una parte dei pazienti diabetici, quelli che non riescono a rinunciare all’uso quotidiano dei dolci, mentre sono da sconsigliare nelle diete dimagranti, perché l’uso del dolcificante rappresenta un risparmio irrisorio di calorie. Inoltre, un uso eccessivo di questi prodotti così detti dietetici, può contribuire ad aumentare l’appetito ed a stimolare la secrezione di insulina, ormone che, ad elevate concentrazioni, contribuisce al mantenimento dell’obesità».

Allora quali suggerimenti ci può dare?
«I pazienti soprappeso od obesi, in presenza o meno di diabete, devono cambiare il loro stile di vita aumentando significativamente la quantità di attività fisica che compiono tutti i giorni. Occorre eseguire un esercizio fisico (camminare, andare in bicicletta) di bassa intensità (che non provochi affanno) e di lunga durata 40-60 minuti, ripetuto quotidianamente. Questo permette di aumentare non solo la quota di metabolismo indotto dall’attività fisica, ma anche il metabolismo basale (il dispendio di energia a riposo). Tutto ciò consente di accettare di buon grado delle diete moderatamente ipocaloriche e con basso contenuto di lipidi (alimenti grassi, condimenti). La fonte di zuccheri nell’alimentazione (che non è prudente fare scendere sotto il 50%) deve avvenire principalmente a carico degli amidi (pane, pasta, cereali, specie se integrali) ed in piccola parte dagli zuccheri semplici. Anche i legumi sono da consigliare perché contengono amido legato ad abbondanti fibre vegetali ed una discreta quota di proteine. Infine, i pazienti diabetici, se fanno un uso sporadico e moderato dei dolcificanti naturali, possono anch’essi evitare l’uso dei dolcificanti artificiali».

In conclusione, professore, ci vuole dare qualche consiglio per sfatare le false opinioni sui dolcificanti?
«Indubbiamente molte persone fanno uso di alcuni dolcificanti naturali come il fruttosio, lo zucchero di canna ed il miele, credendo di introdurre alimenti ipocalorici. Questo non è vero, in quanto le calorie sono identiche a quelle dello zucchero da cucina, il solo fruttosio ha un indice glicemico più basso e questo può rappresentare un vantaggio per i soli pazienti diabetici. In realtà il segreto è uno solo: cercare la piacevolezza del cibo nella più assoluta moderazione, ma questo non è originale, lo diceva anche Epicuro».

 

Dolci baci

Solo per amore

A chi ha la bontà di leggere queste poche righe che scrivo ogni mese forse, sarà venuta in mente una domanda: perché “questa qui” ogni volta che parla di consigli di vita fa sempre riferimento a donne?

Non lo so neanche io e non lo faccio né per femminismo né per tendenza politica. So solo che queste donne le conosco bene e hanno vissuto una vita vera, con le loro problematiche, con i propri sacrifici e con le loro rinunce.

E come dice la mia amica Anna, che vive non so ormai più da quanti anni con il suo compagno Rolando, ultraottantenne ma arzillo come un giovanotto, “il dolcificante migliore è il bacio del buongiorno e quello della buonanotte”.

Mi sembra un buon sostituto ai dolcificanti perché viene somministrato per amore e solo per amore!

 

 

Gli intervistati

Professor Carlo Maria Rotella, Ordinario di Endocrinologia dell’Università di Firenze e Direttore dell’agenzia di Obesiologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Careggi

Riccardo Foraboschi, farmacista

 

Disegno di Contemori