Le persone si raccontano davanti alla telecamera del camper di Storie mobili

Scritto da Bruno Santini |    Novembre 2010    |    Pag.

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

«La corte alle ragazze era in questa maniera - spiega Marcello un lastrigiano di 84 anni - si adocchiava la giovane che ci piaceva, poi si comprava un libro all'edicola dove all'interno c'erano delle lettere generiche da inviare all'amata... e te le dovevi completare personalizzandole. Si mandava via questa lettera ma lei non rispondeva. Poi ne spedivi un'altra ma ancora lei non rispondeva. Poi un bel giorno ti decidevi a parlarle. Se lei vedendoti arrivare, si metteva a braccetto in mezzo alle amiche quello era un rifiuto, ma se invece si metteva dalla parte esterna della strada era come ti avesse dato il permesso, il via libera».

Questo è solo uno dei tanti racconti raccolti al microfono e alla telecamera di Storie mobili, la bella e per certi versi innovativa, iniziativa realizzata da Unicoop e Sicrea e condotta dal regista Federico Bondi, dalla scrittrice Simona Baldanzi e dal giornalista Leonardo Sacchetti.


Saper ascoltare

I tre a bordo di un camper (debitamente "bardato", in modo da essere ben visibile nonché facilmente riconoscibile, e trasformato in confortevole mini studio televisivo) hanno compiuto una sorta di tour parcheggiando il mezzo davanti all'Iper di Lastra a Signa (domenica 12 settembre), al Centro le Piagge (sabato 18 settembre), alla Coop Gavinana (domenica 26 settembre), all'Iper di Sesto Fiorentino (domenica 3 ottobre), al Centro* Prato (domenica 10 ottobre), al Centro* Empoli (sabato 16 ottobre) per poi approdare domenica 24 ottobre al fiorentino Festival della Creatività. L'intento è sempre quello: raccogliere storie individuali e collettive e metterle a disposizione di tutti.

«Unicoop Firenze ci ha offerto una grande opportunità: ho conosciuto decine e decine di persone che altrimenti non avrei mai neanche sfiorato», ci spiega Federico Bondi, reduce dal meritato successo di Mar Nero, il suo film d'esordio dietro la macchina da presa. Pellicola ottimamente accolta al Festival di Locarno dove la protagonista, Ilaria Occhini, ha ottenuto il premio quale miglior attrice. «Parlare con le persone, ascoltare le loro storie, partecipare con loro, anche emotivamente, è stata un'esperienza straordinaria. Sono davvero contento, so che con Storie Mobili ho potuto arricchirmi e crescere. E con me, tutti coloro che hanno donato la propria storia per metterla a disposizione di tutti. Molti ci hanno detto: "E che ti racconto? La mia vita è normale...". Ma è proprio nella banalità del quotidiano che scopri, anche nei dettagli apparentemente più inutili, rivelazioni preziose di vita vissuta da custodire con cura e farne tesoro. Da qui il senso e la natura della nostra comunità e del nostro archivio».

Archivio dove per esempio troviamo la testimonianza della diciannovenne Meriem: «Quando in Marocco mi raccontavano dell'Italia, m'immaginavo un mondo strano; come se i soldi fossero lì per terra. La prima a trasferirsi qui è stata mia madre; separata da mio padre, si trovò con tre figlie da mantenere in un paese in cui tirare avanti era davvero difficile. Poi anch'io la raggiunsi. Avevo sette anni e m'iscrissero in terza elementare. I bambini mi sembravano strani; biondi con gli occhi azzurri... non avevo mai visto niente del genere. Comunque mi accolsero bene e non ho trovato difficoltà ad integrarmi».

Niente domande

«Non abbiamo fatto domande, questa è la forza del progetto - puntualizza Leonardo Sacchetti, giornalista e direttore di NovaradioCittàFutura dal 2007 - abbiamo ascoltato, cercando di coinvolgere le persone su un punto: una storia, la loro storia, è importante, rilevante. E lo è ancora di più se condivisa con gli altri. A differenza della società dello spettacolo, dell'evento a tutti i costi, le storie che abbiamo registrato, sono storie minime, semplici e quotidiane. Ma per questo, potentissime. Per me, la parte più bella di questa esperienza è stata la condivisione di uno spazio e di un momento di racconto con degli sconosciuti. Da giornalista, spesso è importante "mantenere le distanze", ma con Storie Mobili è stato tutto il contrario».

«Ho conosciuto una ragazza su internet, in un sito russo - racconta con gioia la sua storia sentimentale Stefano di San Giovanni Valdarno - abbiamo cominciato a chattare... a mandarci messaggi, a vederci su Skype... ed è nata una vera e propria storia d'amore a distanza. Quindi, piano piano, abbiamo pianificato un futuro insieme. La prima idea era di realizzarlo in Italia, anche perché il Kazakistan io neanche sapevo dove fosse! Ma poi...».

«Le persone che abbiamo fermato davanti ai centri hanno compreso che non eravamo lì a etichettare le storie come polverosi barattoli di conserva, ma cercavamo di dare loro dignità, far emergere la loro potenzialità e attualità».

Così commenta la sua esperienza la scrittrice Simona Baldanzi (dal fulminante esordio, nella narrativa avvenuto con Figlia di una vestaglia blu, Fazi Editore, Roma, 2006).

«Mi sono trovata davanti tante persone ricche dentro e sorprese dell'importanza e del valore della loro storia. Una generosità preziosa. I racconti donati nel camper sono un archivio di energie di tutti da condividere e utilizzare per progettare il futuro. Poi credo che chi raccoglie storie ha sempre più difficoltà in Italia: tagli alla ricerca e alla cultura intaccano la capacità di far luce sulle storie, di comprendere ciò che ci accade intorno. Storie Mobili è una sfida più che mai necessaria anche per questo».

Per saperne di più consultare il sito www.storiemobili.it dov'è contenuto molto del materiale raccolto.


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