I consumi “nascosti” degli elettrodomestici “a riposo”

Scritto da Paolo Cavicchioli |    Settembre 2014    |    Pag.

Ingegnere elettronico Elea

Mettiamo di avere nell’abitazione due televisori, un impianto stereo e un personal computer, che in genere non vengono spenti ma sono semplicemente “a riposo”, in modo da poterli accendere tramite il telecomando. In questa modalità quasi sicuramente si sta pagando in bolletta un consumo annuale di circa 300-400 kWh. Non a caso i dispositivi elettrici di cui stiamo parlando, in gergo vengono chiamati “vampiri” perché, anche quando sembrano spenti, continuano a succhiare corrente dalla rete elettrica. Un consumo non trascurabile, perché è fatto in 24 ore per 365 giorni l’anno. Ho iniziato la mia caccia al vampiro, quando il costo della bolletta ha superato i 100 euro al bimestre.

Per capire dove dovevo agire, era necessario quantificare gli sprechi, ovvero misurare i consumi a riposo degli apparati elettrici presenti nel mio appartamento e normalmente tenuti accesi. Da buon ingegnere, mi sono attrezzato per fare questa misura e ho avuto delle notevoli sorprese.

Nel 2007, all’epoca di queste misure, in sala troneggiava un Tv color da 25 pollici della Sony, che aveva un consumo a riposo di 173 kWh l’anno. Niente male. Ma ben più assetato si è rivelato essere il secondo Tv di casa, un Mivar da 25 pollici collocato in camera, con un consumo di 221 kWh annui. Consumare più di 220 kWh all’anno solo per avere la possibilità di accendere il Tv via telecomando mi sembra veramente uno spreco notevole. È un consumo che equivale a circa 80 cicli di lavaggio di una lavatrice.

I rimedi

La cura è risultata molto semplice: ho fatto delle modifiche all’impianto elettrico di casa per avere un interruttore per togliere l’alimentazione agli apparecchi. Di conseguenza, in famiglia abbiamo preso l’abitudine che, quando vogliamo vedere la televisione, la accendiamo da uno degli interruttori a muro e quando abbiamo finito, la spegniamo. Se questa soluzione non è possibile, si può sempre ricorrere alle classiche ciabatte con interruttore.

Con questo sistema il costo della mia bolletta si è più o meno dimezzato, passando da circa 100 a circa 50 euro a bimestre.

I consumi di oggi

Oggi ho in casa apparati più moderni, ad esempio televisori con schermo Lcd. Mi sono messo a misurare questa nuova generazione di apparati, ed ho riscontrato un miglioramento ma con un consumo a riposo sempre alto.

Questa volta in casa ci sono due televisori a cristalli liquidi, due personal computer, due monitor per PC, un alimentatore per computer e un adattatore da presa. Il consumo a riposo è di 514 kWh annui, rispetto agli 813 misurati nel 2007. Può sembrare poco, ma se si moltiplica per il costo di 40 cent a kwh che è un costo comune a molti fornitori di elettricità, in un anno sono 200 euro, che fanno 34 euro a bolletta!

Mi ha colpito anche la misura dei 55 kWh l’anno assorbiti da un monitor Lcd per Pc che ha un “falso interruttore” che, quando è in posizione off provoca anche lo spegnimento del led di segnalazione: il monitor sembra totalmente spento, ma in realtà è in standby e continua a consumare.

In genere si pensa che le azioni di risparmio energetico che un privato può fare non abbiano un impatto significativo sul costo della sua bolletta. La mia esperienza dimostra che non è così: il tempo che ho impiegato in quest’avventura è stato abbondantemente compensato sia dalla soddisfazione sia dal risultato economico che ho ottenuto.


 Come misurare i consumi

Come primo passo, dobbiamo attrezzarci per misurare gli assorbimenti dei vampiri. La  misura va effettuata direttamente sulla rete elettrica a 220 V, quindi va gestita con la dovuta  cautela.

In questa misura ci sono due elementi da proteggere: il primo è l’operatore che esegue la misura, perché dovendo lavorare direttamente sui cavi di rete si è esposti al rischio di scossa elettrica con le relative conseguenze (anche mortali).

Il secondo elemento da proteggere è lo strumento di misura, perché dovremo misurare correnti nell’ordine dei milliampere o delle decine di milliampere in apparati che di solito hanno delle correnti di spunto molto elevate, anche superiori all’ampere, quindi se mettessimo un milliamperometro in serie al cavo di rete, vedremmo lo strumento battere a fondo scala al momento dell’accensione.

Per prendere questa misura ho costruito un piccolo adattatore basato su una presa bipasso e sulla sua relativa scatoletta Gewiss.

In pratica, la lista dei componenti necessari è:

  • 1presa bipasso
  • 1scatoletta Gewiss
  • 1cavo di rete
  • 2boccole da strumentazione
  • 1interruttore

La soluzione è così semplice che credo sia superfluo presentare il suo schema elettrico. Ecco invece la fotografia della mia scatoletta, in cui si vede bene il piazzamento dell’interruttore di cortocircuito e delle due boccole in cui inserire i puntali del multimetro:

La procedura di misura è semplicissima

  • si inserisce nella scatoletta la spina dell’apparecchio da misurare
  • si inseriscono nelle boccole i puntali del multimetro
  • si posiziona l’interruttore nella posizione “corto circuito”
  • si accende il multimetro; può andare bene una portata iniziale di 100 mA fondo scala
  • si collega il cavo di rete alla presa elettrica; da questo momento il tutto è sotto tensione e, anche se non ci sono conduttori scoperti, conviene non toccare il multimetro
  • si accende l’apparecchio da misurare
  • dopo qualche secondo, quando la corrente di spunto si è esaurita, si posiziona l’interruttore nella posizione “misura” e si legge l’assorbimento
  • a misura effettuata, si spenge apparecchio sotto misura e si scollega il tutto dalla presa di rete.

Raccomando un’ultima volta di lavorare con molta cautela tutte le volte che si opera direttamente sul 220. Finché tutto fila liscio non ci sono mai problemi, ma dobbiamo mettere in conto anche eventuali imprevisti (l’arrivo del cane o del gatto di casa, una caduta accidentale, uno schizzo d’acqua e così via). Costruiamo quindi i nostri giocattoli rispettando i criteri della sicurezza intrinseca.

Come calcolare il consumo

Dopo aver misurato la corrente di riposo dei dispositivi che restano normalmente attaccati alla rete, possiamo calcolarne il relativo consumo.

Per prima cosa, dobbiamo scegliere l’unità di misura da usare. Di solito, con la nostra logica da elettronici, siamo abituati a leggere gli assorbimenti degli apparati in ampere o milliampere, e le potenze in watt. Ma nel nostro caso dobbiamo ragionare con una logica più da elettricisti, e calcolare i consumi in termini di energia elettrica assorbita dalla rete ENEL. Rinfreschiamoci la memoria sulle unità di misura: la potenza istantanea che un apparecchio assorbe si misura in watt. L’ENEL però non ci fa pagare la potenza istantanea, ma l’energia elettrica che consumiamo.

Che differenza c’è? L’energia elettrica consumata da un carico è data dalla potenza assorbita moltiplicata per il periodo di tempo in cui il carico è attivo (questo se la potenza è costante, altrimenti si devono usare metodi di calcolo più complessi, scomodando un operatore matematico chiamato integrale). Quindi l’energia elettrica non si misura in watt, ma in wattora (Wh) o in kilowatt-ora (kWh). Ad esempio, un asciugacapelli che consuma 600 W per 10 minuti, ha assorbito da ENEL un’energia elettrica pari a 100 wattora.

I vampiri che stiamo cercando sono caratterizzati dall’assorbire energia in maniera continua, per 365 giorni all’anno, quindi mi è sembrato corretto calcolarne il consumo non in termini di wattora, ma di kilowatt assorbiti in un anno.

All’atto pratico, noi misureremo la corrente assorbita dai nostri vampiri, poi useremo una formula per ottenere i kWh consumati a partire dai mA assorbiti. Per calcolare il consumo annuale di un vampiro in base alla sua corrente assorbita, la formula è la seguente:

P annuale (in kWh) = I assorbita (in mA) * 1,92

Dalla formula si ricava immediatamente che un carico che assorbe solo 1 mA (una corrente che di solito viene considerata irrilevante), nell’anno consuma circa 2 kWh. Però! Il numero 1,92 nasce così:

  • Dalla corrente assorbita, si calcola la potenza istantanea : P = V*I=220*I/1000
  • Dalla potenza istantanea, si calcola il consumo giornaliero, in kWh : Cg=P*24/1000
  • Dal consumo giornaliero si calcola il consumo annuale : Ca = Cg * 365

Ovviamente l’ipotesi è che il carico sia costante, e collegato alla rete h24 per 365 giorni all’anno.Chi sa usare un foglio di calcolo come Excel, potrà impostare una tabella con la formula, altrimenti basta una calcolatrice.