Buono da Pazzi, Il Chianti Rufina del Castello del Trebbio

Scritto da Melania Pellegrini |    Febbraio 2015    |    Pag.

Nata a Roma, si è laureata in Lettere moderne nel 1993. Comincia la sua attività giornalistica nel 1996 con il quotidiano on line Ultime Notizie che un anno dopo approda nelle edicole romane. Nello stesso periodo comincia a lavorare presso l’ufficio comunicazione e stampa dell’ass. di categoria Unione nazionale costruttori macchine agricole dove si occupa della rivista mensile MondoMacchina/MachineryWorld.

Nel 2001 si trasferisce a Firenze. Qui lavora come organizzatrice di congressi e eventi culturali al Convitto della Calza e comincia a scrivere per il settimanale locale Metropoli con cui collabora fino al 2011. Nel 2003 partecipa al concorso per entrare all’ipercoop di Sesto Fiorentino, passa tutte le selezioni e viene assunta come cassiera. Da questa sua esperienza lavorativa, che continua tutt’oggi, nel 2011 nasce “Diario di una cassiera”, una rubrica pubblicata sull’Informatore, la rivista mensile di Unicoop Firenze. Sempre nel 2011 scrive il volume “I nostri primi 30 anni. La sezione soci Coop di Campi Bisenzio fra impegno, solidarietà, socialità e partecipazione”. Da gennaio 2012 si occupa delle rubrica Guida alla spesa dell’Informatore.

Il Castello del Trebbio presso Santa Brigida

Vino

Buono da Pazzi

Nel cuore della Toscana, fra Castelli e tenute, nascono vini amati e apprezzati in tutto il mondo. Per esempio il vino dell’azienda Castello del Trebbio, presente sui nostri scaffali da quasi 30 anni: un lungo periodo in cui l’azienda agricola è cresciuta grazie alla passione della famiglia Baj Macario e Casadei.

Il Castello del Trebbio è stato costruito nel 1184 dalla famiglia de’ Pazzi, noti banchieri fiorentini, e ampliato nei secoli successivi. Un castello venuto agli onori della cronaca, perché al suo interno, nel 1478, fu ordita la famosa congiura de’ Pazzi, per eliminare i membri più importanti dei rivali Medici. Nella congiura morì Giuliano dei Medici e fu ferito, ma si salvò, il fratello Lorenzo il Magnifico.

Il castello è stato riportato al suo splendore medievale nel 1968 dalla famiglia Baj Macario che ne ha fatto un’azienda vitivinicola e un agriturismo.

Il rispetto dell’ambiente è centrale nella filosofia dell’azienda che attua la rotazione delle produzioni per rispettare e valorizzare al meglio i propri terreni, e ha eliminato i pesticidi chimici di sintesi. Il vino deve essere semplicemente una bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione delle uve e nient’altro. Importante anche l’impegno di utilizzare manodopera locale e prevalentemente prodotti del luogo per distribuire la ricchezza sul territorio e mantenerla nel tempo.

L’azienda Castello del Trebbio è diventata capostipite di un gruppo che comprende tre aziende vitivinicole, che fanno capo alla stessa famiglia. Le altre due aziende sono la Tenuta Casadei, e Tenuta Olianas.

La prima è stata fondata nel 1997 a Suvereto con l’obiettivo di ottenere una produzione enologica di eccellenza che esprimesse al meglio i profumi e il fascino della costa toscana, attraverso l’impiego di vitigni internazionali; la seconda, fondata nel 2000 a Gergei, in Sardegna ed è interessata solo da vitigni autoctoni sardi fra i quali Cannonau, Bovale e Carignano, per i rossi, e Vermentino, Nasco e Malvasia di Cagliari, per i bianchi.

Nella ricerca di un ritorno al rapporto con la natura, gli attuali proprietari hanno introdotto un modello di agricoltura etica denominata biointegrale in cui la tutela dell’ambiente è considerata requisito essenziale per il futuro, e che prevede, fra l’altro, l’integrazione fra uomo e animale e il recupero di antiche pratiche agronomiche dimenticate, ma ancora oggi attuali, quali per esempio l’utilizzo delle anfore per la fermentazione e l’affinamento dei vini.

Nei nostri punti vendita è possibile acquistare i seguenti vini provenienti da questa azienda: Chianti Trebbio Riserva Docg cl 75, Chianti Trebbio Docg l 1,5, Chianti Torre Pazzi Docg cl 75, Vermentino di Sardegna Palmalias 75 cl.

Crostate di arance

Sapore genuino

Dal Banco del Gusto un prodotto stagionale di alta qualità

Con la stagione degli agrumi arriva sui banchi della forneria la crostata di arance, prodotta dal Banco del Gusto, (laboratorio di pasticceria e fornitore di Unicoop Firenze da ormai quasi 10 anni).

È un prodotto stagionale che si trova solo in questo periodo dell’anno, mentre durante gli altri mesi ci si affida ad altri sapori: albicocca, mora, crema cacao e nocciole e fragola.

Le crostate di arance Banco del Gusto sono realizzate in esclusiva per Unicoop Firenze, hanno una ridotta scadenza, solo 11 giorni, perché come le crostate artigianali non contengono conservanti di nessun genere. La frolla è fatta solo con burro di prima qualità, che dona un profumo caratteristico e molto intenso, farina, uova e zucchero; le farciture sono di confettura extra con altissima percentuale di frutta. Non contengono né coloranti né grassi vegetali idrogenati.

Infine per questa crostata si utilizza una marmellata ricca di polpa e fettine di scorza che esaltano l’aroma di agrumi.

Su ogni confezione c’è sia la data di produzione sia quella di scadenza.

La crostata di arance è in offerta in tutti i punti vendita dal 22 gennaio al 2 febbraio.

Pesce

Come un baccalà!

Nutriente e magro, ideale per una dieta sana ed equilibrata

Melania Pellegrini

A febbraio finisce il carnevale: il 17 febbraio è martedì grasso, e con il mercoledì delle ceneri, il 18, si entra in Quaresima. Dopo le feste e i consueti pranzi e cene, il digiuno quaresimale, una tradizione cristiana giunta fino ai giorni nostri, può essere utile e salutare per tutti. La Quaresima segna i giorni che dal carnevale portano alla Pasqua, un periodo in cui ci si dovrebbe astenere dai cibi grassi per ricordare i quaranta giorni di digiuno passati da Gesù nel deserto.

Nella tradizione cristiana vengono elencati i cibi permessi e quelli vietati per la Quaresima; sicuramente non erano ammesse carni, il rosso d’uovo e i latticini, mentre si potevano mangiare i legumi, gli ortaggi e i pesci; tra quelli ammessi fino alla metà del ‘500 non figurava il baccalà.

La storia racconta che un vescovo svedese, Olao Magno, insisté presso i principi della Chiesa perché questo pesce, tipico della Svezia ma venduto in tutta Europa, entrasse nella lista dei cibi ammessi sulle tavole in attesa della Pasqua. Il baccalà è così entrato nella tradizione della Quaresima ed è molto apprezzato, grazie alle sue qualità e alle molteplici ricette con cui si può cucinare.

Il baccalà è un alimento costituito dal merluzzo nordico; le due specie che possono essere chiamate baccalà sono Gadus morua e Gadus macrocephalus vivono uno nell’Oceano Pacifico settentrionale e l’altro nell’Oceano Atlantico settentrionale; per essere conservati a lungo, una volta pescati vengono messi sotto sale. Una pratica antica che consentiva il trasporto e la consumazione di questo pesce anche in luoghi molto distanti da quelli d’origine.

Si tratta di un pesce facile da digerire, dal basso contenuto di grassi ma ricco di proteine, vitamine, sali minerali e acidi grassi come l’omega 3. Grazie a tali caratteristiche, è adatto alle diete e a un periodo di disintossicazione come quello post festivo.

Prima di utilizzarlo, il baccalà va immerso in acqua per levare il sale, altrimenti risulterebbe immangiabile, e per restituire ai tessuti la consistenza originale.

Le ricette sono moltissime: dal semplice baccalà alla vicentina fatto in padella con olio, latte e cipolla a fettine, a quello alla livornese, prima impastellato e fritto, e poi cotto nel pomodoro, ottimo preparato con le patate e sfizioso in umido con uvetta e pinoli, tipico piatto del centro-sud Italia.