La pubblicità del Buondì divide sui social network

Scritto da Pippo Russo |    Novembre 2017    |    Pag. 40

Pippo Russo (Agrigento, 1965) insegna sociologia presso l'Università di Firenze e è giornalista e scrittore. Collabora con La Repubblica, Panorama e il sito di critica Satisfiction. Ha scritto diversi saggi e romanzi.

pubblicità buondì

…un attimo prima della caduta dell'asteroide

Così per spot

Un asteroide piove dal cielo e cancella un’incauta mamma dalla faccia della terra. Quest’ultima, soltanto pochi istanti prima, aveva detto alla figliola che non c’è una colazione sfiziosa come quella che la bambina desidera, e per rafforzare la veridicità di quanto detto aggiunge: «Possa un asteroide colpirmi, se esiste». Cosa che avviene nel giro di un istante, con la donna spiaccicata sotto il masso incandescente. Un meccanismo della situazione che richiama le proverbiali "ultime parole famose". Che risulta anche comico. Di sicuro non tragico. E invece quello spot ha suscitato reazioni molto negative, con l’accusa d’essere violento. E che per giorni ha armato una polemica via social network da lasciare basiti.

Come si sarà capito, la scena descritta è quella rappresentata dalla nuova campagna pubblicitaria del Buondì Motta. Che è uno snack di presenza ultradecennale fra le preferenze dei consumatori, e perciò racconta a suo modo un pezzo di storia italiana attraverso la comunicazione pubblicitaria. Qualcuno ricorderà la campagna messa in circolazione negli Anni Ottanta, quella della canzoncina che recitava: «Me lo merito, merito io». Stavolta è stato deciso di associare il prodotto a una campagna seriale, che oltre a quello in cui è vittima la mamma comprende altri due episodi. Il secondo vede come vittima il papà, anche lui schiantato dal secondo asteroide. E infine tocca al povero postino, che ha il "privilegio" d'essere investito da un Buondì gigante.

Lì si chiude la serie, e al termine di quel percorso si potrà anche trovare non particolarmente spiritoso l’intero racconto. Ma da qui a dire che venga trasmesso un messaggio violento e diseducativo, ce ne corre. Più corretto dire che questa campagna pubblicitaria divisa in tre segmenti riproduca delle situazioni da cartone animato. Qualcuno ha opportunamente accostato le scene degli spot alle disavventure di Willy Coyote, che mette in piedi piani velleitari e catastrofici per catturare Beep Beep. Gli va a finire sempre male, fra esplosioni che colpiscono in pieno lui anziché la preda e precipizi giù da canyon altissimi. E quando si assiste a scene del genere è spontaneo ridere, nonostante una conclusione degli eventi che nella vita reale sarebbe tragica. La costruzione dello spot seriale del Buondì si basa proprio sull’applicazione di un’atmosfera da cartone animato alla realtà. Non è nemmeno la prima volta che questo tipo di ibridazioni viene adottato nella comunicazione pubblicitaria. Così come non è la prima volta che uno spot contiene un tocco di tragedia trasformata in farsa.

Molti ricorderanno lo spot di una marca di gomma da masticare di qualche anno fa, in cui veniva raffigurato un uomo che in sala bingo provava fastidio crescente perché alle sue spalle un altro avventore era in possesso del bollettino coi numeri vincenti. Quando quest’ultimo andava fuori per sfogare la gioia d’aver vinto, gli pioveva addosso dal cielo un’automobile e ne cancellava la presenza. E a quel punto il protagonista dello spot mostra un’espressione di sottile piacere per l’accaduto. Dunque, era uno spot che conteneva una nota persino cattiva. Ma che ai tempi in cui andava in onda era giudicato spiritoso, e di sicuro non ha armato reazioni indignate. Invece adesso una scena molto più lieve finisce sotto processo sui social media, che sempre più spesso si trasformano in un tribunale popolare in cui ogni cosa rischia d'essere drammatizzata. Forse ci stiamo prendendo tutti troppo sul serio.


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