I consigli della Polizia postale per difendere i bambini

Scritto da Silvia Gigli |    Settembre 2017    |    Pag. 8

Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

cyberbullismo Internet

Sono sempre più piccoli e indifesi. Con in mano strumenti potentissimi e potenzialmente pericolosi. Mentre si abbassa sempre di più l’età dei bambini ai quali viene regalato il cellulare, si innalza il numero dei ragazzini che finiscono nella rete di adescatori o nelle maglie del cyberbullismo. Un fenomeno che preoccupa per la velocità e l’astuzia con cui i mostri del web si insinuano nella vita dei giovanissimi. «Dico sempre che ci vorrebbe un patentino per navigare in internet - avverte l'ingegner Gianluca Massettini, direttore tecnico capo presso il compartimento di Polizia postale di Firenze -. Purtroppo spesso manca la consapevolezza di quello che può accadere on line e a farne le spese sono soprattutto i minori».

Nell'ultimo anno scolastico la Polizia postale ha visitato 70 istituti nell'area fiorentina per incontrare gli studenti e spiegare loro quali siano i rischi del web. «I più curiosi sono i bambini delle elementari e della prima media, fanno domande, s’interessano, del resto sono proprio loro quelli più esposti ai pericoli di internet», spiega Massettini. E lo scenario è in continua evoluzione. Se fino ad oggi i luoghi di adescamento on line potevano essere le varie forme di messaggerie e i social network, adesso i pedofili utilizzano le applicazioni di gioco. All'inizio giocano con il piccolo avversario, poi instaurano con lui un dialogo nell'area chat (conversazione) della app fino a carpirne nome, età e foto.

Per i genitori non è facile stare dietro ad un fenomeno tanto insidioso quanto apparentemente invisibile. «Quello che suggeriamo è di prendere coscienza dei rischi che si corrono in rete - continua Massettini -. Devono essere di esempio per i bambini e li devono controllare, specialmente quando sono piccolissimi. Se vengono dati loro gli strumenti educativi giusti, i ragazzi riescono a difendersi». Per questo motivo la Polposta organizza anche incontri con gli insegnanti e i genitori ma, paradossalmente, con gli adulti non è molto facile interagire. «In effetti è più faticoso: spesso i genitori non si presentano, tendono a sottovalutare il fenomeno. Capita anche con il cyberbullismo, le famiglie si schierano a favore dei figli e invece sarebbe necessaria una forte alleanza educativa tra scuole e famiglie».

Parlare di gap generazionale è scontato. Ma questo non può essere un alibi nei confronti di un fenomeno che dilaga ed è globale. «Riceviamo una denuncia di estorsione sessuale alla settimana - spiega l'ingegner Massettini -, spesso sono coinvolti adolescenti ma anche gli adulti finiscono nelle maglie dei ricattatori del web. Vengono agganciati attraverso i loro profili social e coinvolti in incontri sessuali via web da organizzazioni criminali che poi li ricattano». Anche il sexting, ovvero lo scambio di foto a carattere sessuale, è all'ordine del giorno tra i ragazzi dagli 11 anni in su. «Cominciano in V elementare. Non capiscono quale sia il rischio di far girare le loro foto e non sanno che stanno compiendo dei reati, ovvero detenzione e diffusione di materiale pedopornografico».

Per questo motivo l'occhio vigile dei genitori è fondamentale: «Esistono applicazioni per controllare cosa avviene sul cellulare del figlio, oppure si possono sincronizzare i rispettivi dispositivi utilizzando "account familiari" (gmail su Android, ID Apple o Microsoft). Gli strumenti di parental control (controllo dei genitori, ndr) sono molto utili però devono andare di pari passo con il dialogo e l'educazione». I pericoli sono molti, anche quello di sviluppare una vera e propria dipendenza da internet, che porta i ragazzi a non dormire in attesa di una notifica su facebook. Senza contare le immagini di estrema violenza che si possono trovare su You Tube. O le notizie false, o quasi, tipo quella della balena blu (Blu whale), che circolano sul web e rischiano di alimentare comportamenti emulativi. Internet è un mondo pieno di vizi e virtù. Per scegliere bisogna avere gli strumenti e i riferimenti ai quali chiedere aiuto. Ecco allora che Polposta ha ideato alcuni profili social su facebook, come l'agente Lisa o unavitadasocial.it, e siti web, come il commissariato on line ai quali è possibile rivolgersi per domande e dubbi ed evitare di cadere nelle trappole che nasconde il web. In alternativa, a Firenze la Polizia postale è in via della Casella 19; le denunce si raccolgono dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13, tel 0557876711, mail compartimento.polposta.fi@pecps.poliziadistato.it. Aprire gli occhi è il primo passo.


L’intervistato

Gianluca Massettini

ingegnere, direttore tecnico capo del compartimento di Polizia postale Firenze

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