Di gran moda negli anni '70, in poche hanno mantenuto un certo valore. Intervista agli esperti Roberto D'Angelo e Alessandro Carmagnini

Scritto da Bruno Santini |    Giugno 2003    |    Pag.

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

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Sul suolo lunare già sventola la bandiera
degli Stati Uniti, ma il presidente Richard Nixon più che con gli extraterresti dovrà vedersela con lo scandalo Watergate che ben presto lo travolgerà; in Portogallo si prepara la rivoluzione dei garofani, mentre nei paesi dell'America Latina per i sempre più frequenti colpi di stato si usano proiettili di piombo. In Italia, a breve, di piombo saranno gli anni ma al momento, ai maschietti di casa nostra, sembra solo interessare l'ombelico della Carrà, trasmesso rigorosamente in bianco e nero da mamma Rai. Cosa fanno le mogli gelose? Ricorrono, per questo, al neonato divorzio? Macché, le donne hanno buon senso e difendono con i denti il proprio "piccolo (o) grande amore" che sia, come ricorda loro, dalla vetta della hit parade, Claudio Baglioni.
E' l'alba degli anni '70: cin cin si festeggia... Ma solo con acqua: cognac, brandy, aperitivi, grappe e amari non si aprono, si collezionano... Almeno quelli contenuti nelle cosiddette mignon. «Era la moda del momento - ci spiega Roberto D'Angelo -; conosco intere famiglie che la domenica salivano in macchina e raggiungevano il bar, la trattoria o il bazar fuori mano con la speranza d'imbattersi in un piccolo tesoro: una mignon mai vista prima oppure il pezzo pregiato, in vendita però ad un prezzo che non risentisse della richiesta isterica dei nuovi collezionisti». Mignon (o mignonnette): termine francese per indicare la riproduzione in scala ridotta (dai 25/30cc fino ai 100cc) di una bottiglia di liquore.
«Figlie dirette - storicizza D'Angelo, a sua volta collezionista e possessore di oltre 10 mila pezzi, per lo più esposti in quella che scherzosamente definisce la sua "Horror Room" - di quelle che erano le anonime "fiaschette" da viaggio e che intorno al primo Novecento, quando le stesse case produttrici le personalizzarono munendole di regolare etichetta, presero il nome di tascabili».

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Dalla pesca alla pubblicità

Le mignon, che fanno la loro comparsa negli anni '30-'40, conservano la caratteristica di praticità (ideali per pescatori e cacciatori in azione) ma assecondano anche un fine puramente pubblicitario e diventano così una sorta di biglietto da visita dei vari rappresentanti di liquori. «E' appunto nell'Italia del post boom che fiorisce la spasmodica caccia a queste miniature. Il mercato diventa in breve fiorente e questo dà vita ad una corsa al rialzo dei prezzi, spesso senza ragione. Si creano i primi campioni di rarità. Per una bottiglietta di "Rosso Antico" della Buton si arrivano a chiedere persino 20/30 mila lire... E adesso, a distanza di 30 anni, è già un successo se rivendendola si riesce a racimolare 5/6 euro. Stessa sorte per un altro pezzo pregiato di quei giorni, l'"Oro Pilla Oro"». Fu tutto un bluff, quindi, ai danni degli improvvisati collezionisti? «Non necessariamente. Certo che questa abnorme richiesta fece immettere sul mercato, anche e soprattutto da parte delle distillerie minori, un'incredibile quantità di prodotti; ad alcuni di questi, come appunto quelli appena citati, andava riconosciuto un certo valore, ma una volta che il fenomeno si è ridimensionato e i compratori della domenica sono spariti, questi prezzi hanno subito un inevitabile crollo. Cosa che ovviamente non è avvenuta per le rarità autentiche, quelli che sono, cioè, i pezzi pregiati dei veri collezionisti. Nel '76 collaborai alla realizzazione del catalogo "Mignon di tutto il mondo" (F.A.M.A. - Milano) adesso ormai introvabile. Sfogliandolo vedo, per esempio, che al cognac Gran Riserva Stock 1884 (del 1936, con tanto di bollino fiscale con stemma sabaudo) era attribuito un valore di 240 mila lire: adesso per acquistarlo potrebbero non bastare 500 euro! Ovviamente - prosegue D'Angelo, che è nipote del grande Gino Bartali - i prezzi sono orientativi e variano a seconda del grado di conservazione dell'oggetto. L'etichetta non deve essere rovinata o scolorita, i sigilli devono essere intatti, così come le varie fascette presenti».
E come si combatte il fenomeno dell'evaporazione? «Male. Su alcuni tappi a vite si può intervenire con il vinavil e su alcuni tappi di sughero si può costruire una capsula di cera fusa... Ma di regola, se di vera evaporazione si tratta e non di furtiva bevuta, per le rarità autentiche il valore resta pressoché immutato». «A renderne più consistente il valore, a Firenze e dintorni, ha purtroppo contribuito l'alluvione del '66 - puntualizza un altro collezionista toscano, Alessandro Carmagnini -. Quella spaventosa piena dell'Arno ha davvero distrutto tanta produzione anteguerra e così il capoluogo non è mai stato meta di grandi collezionisti».

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Chianti in miniatura

Sarà forse per compensare questo stato di cose che sul finire degli anni '70 Carmagnini, con il socio Pratolini, mette in piedi una ditta di distribuzione (la Pra-Car Mini) e produce una serie di miniature di Chianti Classico? «L'idea nel suo piccolo era nuova. Esisteva, è vero, un'operazione analoga in Piemonte con il Barolo, ma ad imbottigliare il nostro Chianti in mignonnette bordolese non aveva ancora pensato nessuno». E fu un'operazione commerciale anche di un certo successo, visto che nel giro di sette anni furono prodotte e vendute quasi 10 mila serie da 10 elementi. Bottigliette da 50cc (quella che poi è diventata la capacità europea standard del genere), ognuna con una diversa etichetta. «Noi vendevamo, se non ricordo male, ogni esemplare a 1.200 lire... Un paio d'anni fa, ad un'asta, ne ho vista una serie aggiudicata per 50 mila lire. Quindi si è trattato di un buon affare anche per i collezionisti». E' da escludere l'acquisto, proprio per quelle ragioni di praticità che ricordavamo prima, da parte di gitanti alle prese con un frugale pic-nic sull'erba? «Tassativamente; non credo esista un tire-bouchon di quelle dimensioni! E poi, anche se può sembrare strano, gran parte dei collezionisti sono astemi, come me del resto. O forse c'è una ragione logica in tutto ciò: in questo modo siamo insensibili alla tentazione di aprire i vari pezzi e di scolarci il contenuto».

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Consigli
Spolverarle o berle?

Cosa possiamo consigliare a quei compratori colpiti negli anni '70 dalla febbre del mini Cynar, se ancora hanno in qualche angolo dimenticato della casa le bottigliette coperte ormai da un dito e più di polvere? «Innanzi tutto capire se tra queste c'è realmente il pezzo di valore: e questo lo possono fare, per esempio, contattando l'associazione 'Il club delle mignonnettes', del cui comitato esecutivo faccio parte. Oppure - prosegue Carmagnini - disciplinare la propria raccolta concentrandosi su un unico prodotto... E non è cosa da poco, basti pensare che per esempio della sola Vecchia Romagna esistono all'incirca cento diversi esemplari e del già ricordato Rosso Antico si contano non meno di trenta versioni, che si differenziano dal tappo (in metallo o di plastica), dal colore del vetro, dall'etichetta (in cui cambia la grafica, la riserva, le leggi)...». «Spolverarle, e siccome la fantasia dei produttori negli anni del boom si è davvero sbizzarrita - consiglia D'Angelo -,
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usare le più caratteristiche come originali soprammobili. Io ricordo soggetti in vetro soffiato o in ceramica davvero bizzarri, a forma di libro, di aquila, di pallone da calcio, di dado con le sue belle facce numerate. Alcuni riproducevano monumenti famosi, i più audaci avevano le fattezze di pin-up...». E per le altre? «Visto che l'acquirente medio è ormai da tempo inesistente, una volta appurato che non si tratta di pezzi d'antiquariato non resta altro da fare che berle...».

'Il club delle mignonnettes'
tel/fax 071908435
mignonclub@libero.it
I soci ricevono una pubblicazione periodica (curata dal giornalista e collezionista Andrea Sandroni) dal titolo "Il collezionista di mignon".