Dagli antichi romani al Rinascimento, fino all’‘800, storia ed evoluzione dell’arte di ornare spazi verdi con fiori e piante

Scritto da Càrola Ciotti |    Marzo 2009    |    Pag.

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

La tradizione di realizzare giardini adiacenti alle case private si perde nella notte dei tempi. Ne parliamo con Maria Chiara Pozzana, direttore del Centro studi sul giardino e il paesaggio, presso l’Università internazionale dell’Arte. Notizie molto precise in merito iniziano a giungerci dalla Roma imperiale, dove molte abitazioni cittadine e ville extra-urbane già si abbellivano di spazi verdi in cui si coltivavano piante ornamentali. «Di quel periodo storico abbiamo numerose e documentate testimonianze – afferma la dottoressa Pozzana –, relative innanzitutto alle specie coltivate e alla struttura di quei luoghi.

Gli scavi di Pompei ed Ercolano hanno restituito in merito reperti molto interessanti: addirittura, sono venuti alla luce alcuni semi delle piante coltivate in quei giardini. Sappiamo, inoltre, che erano presenti aiuole, recintate da piccole canne palustri incrociate tra loro, dove trovavano posto specialmente rose e piante aromatiche». È stato proprio grazie alle tracce lasciate dai romani – pitture murali e trattati di agricoltura sopravvissuti nei secoli – che, a partire dal 1400 e durante tutto il Rinascimento (quando si ricominciò a creare giardini e parchi per uso privato), molti architetti hanno colto idee e spunti per dare vita agli stupendi allestimenti verdi che hanno caratterizzato un’intera epoca, ponendo una pietra miliare nella storia del giardinaggio.

 

I parchi delle ville medicee

In Toscana, e a Firenze in particolare, con la presenza della famiglia Medici al potere, si prese a edificare grandi palazzi urbani e ville fuori città, contornate da immensi e curatissimi parchi strutturati in diversi settori, secondo una precisa logica produttiva e ornamentale. In questi giardini rinascimentali esisteva, tra le altre, la zona del bosco, del selvatico, del frutteto e il giardino di fiori, generalmente collocato nei pressi della villa: qui, si coltivavano specie ornamentali racchiuse in aiuole. «Questi “contenitori” di fiori avevano forma geometrica (triangolo, cerchio, quadrato…) e un disegno molto prezioso e minuto – ci racconta Pozzana –. Le aiuole erano delimitate da siepi, terrecotte, pietre o cordoli in altri materiali minerali.

Ne abbiamo conferma osservando le famose lunette raffiguranti le ville medicee che il pittore fiammingo Giusto Utens dipinse per i Medici; in particolare, quella dedicata alla Villa di Castello, in cui si vede chiaramente il giardino di fiori, con le aiuole, nei pressi della casa». Un’altra interessante testimonianza della contaminazione tra epoche diverse – e di come gli stili si siano influenzati a vicenda – si ha osservando gli affreschi di Benozzo Gozzoli, nella cappella dei Magi di palazzo Medici Riccardi a Firenze. In un settore dell’opera, spicca un cespuglio di rose in un’aiuola recintata proprio dalle cannette palustri, in tipico “stile romano”. Lo sviluppo del giardino di fiori, e quindi della creazione di nuovi allestimenti anche per le aiuole, va di pari passo con l’evoluzione dell’orticoltura: nel corso del tempo si specializzano le tecniche di riproduzione e coltivazione; il patrimonio botanico si arricchisce di nuove specie, giunte a noi dai viaggi e dai commerci intrapresi fuori dall’Europa.

Trionfo di fiori

Infatti, tra la fine del ‘500 e per tutto il ‘600, assistiamo ad un vero e proprio boom della coltivazione di piante bulbose nelle aiuole. Anemoni, tulipani, giacinti, iris, imperversano nella moda del tempo; si sviluppa un collezionismo molto raffinato e ricco che vede l’Olanda come punto centrale di smistamento delle diverse specie. «Le aiuole di quel periodo – prosegue la direttrice del Centro Studi su giardino e paesaggio – hanno un aspetto preziosissimo: veri e propri ricami, sono coltivate seguendo schemi complicatissimi che creano effetti cromatici di grande effetto». Unico inconveniente, in tutto questo trionfo di bellezza, la vita breve di questo tipo di specie botaniche: le aiuole restavano fiorite per un periodo brevissimo e per il resto dell’anno si ammirava solo “nuda terra”! Questo limite estetico e pratico, trova soluzione nel XVIII secolo, quando s’iniziano a utilizzare le erbacee perenni, che non è necessario sostituire: siamo di fronte ad una svolta nella storia del giardinaggio.

«Si modificano la struttura del giardino - dice Pozzana - e il gusto creando nuovi accostamenti di piante e di colori; nello stesso periodo, a partire dall’Inghilterra – successivamente in Germania e in Italia, poi in tutta Europa – comincia a diffondersi un nuovo modo di intendere il giardino: scompare il “giardino di fiori”, con le sue aiuole variopinte, e si dà vita al cosiddetto parterre, sempre ubicato in prossimità della casa o della villa». Spariscono le forme geometriche per lasciare spazio a una concezione diversa, tesa a inglobare il paesaggio dentro il giardino, creando l’illusione di una continuità tra l’ambiente circostante e la zona coltivata: assistiamo alla nascita del giardino paesaggistico, un luogo di aspetto più naturale, senza muri o recinzioni.

Bordo misto

Ma alla fine del XIX secolo ritroviamo i fiori nei giardini: l’essere umano non riesce a privarsi della quintessenza della bellezza! Nasce in quel periodo il cosiddetto “bordo misto”, nuova tecnica che consiste nel sistemare i fiori secondo uno schema preciso, lungo un prato o un muro. I fiori annuali si alternano a piante perenni e a specie arbustive, con scelta di colori diversi e interessanti. Sono molte le personalità del mondo artistico ed intellettuale che in quell’epoca si sono dedicate a studi inerenti la sistemazione dei giardini e delle piante, fornendo contributi preziosi all’affermazione di nuove idee e concezioni per la progettazione di spazi verdi sempre più originali.

Al termine di questo breve viaggio nella storia secolare delle aiuole, vorremmo citare pure la mosaicoltura, tecnica sviluppatasi all’inizio del ‘900, vera e propria arte di disporre fiori secondo schemi molto complicati, raffinati e di altissima ricerca estetica. Attraverso di essa le aiuole tornano protagoniste, non solo all’interno di parchi privati ma anche in spazi pubblici: quelle di piazzale Michelangiolo, a Firenze, pur non essendo mantenute con gli standard del passato, conservano la struttura originale voluta dal Poggi.

 

Restauri storici

L'architetto Mariachiara Pozzana, è direttore dal 1992 del Centro Studi sul giardino e il paesaggio presso l’Università dell’arte di Firenze (via delle Forbici, 24). È responsabile anche del corso annuale di specializzazione in restauro di giardini e paesaggi storici, rivolto a laureati che si svolge presso villa il Ventaglio e villa Bardini a partire dal 5 marzo; le lezioni sono tenute dai più qualificati studiosi del settore. Al termine ai partecipanti verrà rilasciato un attestato di qualifica professionale. Il costo del corso è alto, 4.000 euro, ma altamente qualificato (055570216 oppure 055571503). Per avere un’idea del lavoro e delle realizzazioni dell’architetto Pozzana si può visitare il suo sito www.mariachiarapozzana.com.

 


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