L'importanza della prevenzione nella cura dei denti. Le regole da seguire fin da piccoli

Scritto da Alma Valente |    Luglio 2010    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

"Svegliati con un sorriso e la vita ti sorriderà". Quante volte, infatti, guardandoci nello specchio al mattino vediamo i nostri denti "stanchi". Sembrerà strano, ma anche loro si stancano perché non li curiamo abbastanza, a cominciare dall'igiene, che non vuol dire solo lavarseli distrattamente. Per mantenere una bocca sana bisogna, infatti, cominciare ad imparare il "come" in ogni fase della vita. Ecco dunque un utile vademecum per avere denti e gengive più sane che ci ha fornito il dottor Andrea Lopponi, medico chirurgo e specialista in odontostomatologia.

 

È vero che anche le gengive dei bebè si devono pulire dopo ogni pasto?
Prima della crescita dei primi dentini non è indispensabile, ma se i genitori lo ritengono utile possono delicatamente rimuovere eventuali residui alimentari con una garza in cotone bagnata, passandola sulle gengive e sulla lingua.

 

E dopo spuntati i primi denti "da latte" come comportarsi?
La pulizia deve essere più accurata: i genitori devono iniziare a spazzolarli delicatamente, quasi per gioco, con un apposito spazzolino, con setole morbide, mattina e sera.

 

Molti pensano che la cura dei denti da latte, destinati a cadere, non sia poi così importante. È vero?
No. Un'adeguata cura di questi denti contribuisce allo sviluppo corretto delle arcate dentarie e dei denti permanenti che possono trovare così il necessario spazio per la loro collocazione naturale. Inoltre, è importante evitare che il bimbo si addormenti con biberon o succhiotti intrisi di zucchero o miele.

 

E adesso veniamo ad un'altra fase della vita. Si sente spesso dire che le donne in gravidanza soffrono di gengivite a causa dei cambiamenti ormonali.
La salute orale è sempre importante, ma lo diventa ancor più durante la gravidanza. Le variazioni ormonali influiscono negativamente sulle gengive e sulla secrezione salivare, riducendola e aumentandone la viscosità, esponendo così la donna a gengivite e parodontite. Dunque, oltre all'igiene quotidiana, con lo spazzolino e filo interdentale, sono consigliate sedute di controllo di igiene professionale trimestrali. Numerosi nuovi studi sembrano infatti indicare che le donne incinte, affette da una malattia parodontale in fase attiva, hanno una probabilità maggiore di dare alla luce un bambino prematuro o troppo piccolo.

 

Torniamo ai bambini. Di solito per loro lavarsi i denti diventa quasi un fastidio. Come devono comportarsi i genitori per rendere questo rituale più accettabile?
È importante non forzare il bimbo ad usare lo spazzolino, piuttosto bisogna fare in modo che il momento del lavarsi i denti si trasformi in un gioco e in seguito in una consolidata e piacevole abitudine. I genitori possono gradualmente far vedere al bimbo come si fa, e spiegargli che presto potrà farlo anche da solo. Il bimbo inizierà ad incuriosirsi, e così comincerà a prendere confidenza con lo spazzolino che dovrà essere colorato e divertente, oltre che di giusta dimensione, abituandolo ad usarlo dopo i pasti. Si passerà ad usare anche il dentifricio solo quando il piccolo avrà imparato a non ingoiarlo. Bisogna anche ricordare che verso i 6 anni crescono i primi molari che non hanno un corrispondente dente di latte e che spesso manifestano la loro presenza in bocca solo quando sono già cariati. Dunque l'igiene dovrà essere più attenta.

Proprio a questo riguardo già da qualche anno Andi, Associazione nazionale dentisti italiani, ha stabilito un accordo con la Regione Toscana e l'Azienda ospedaliera Mayer per sottoporre gratuitamente a visita i bambini di 6 anni motivandoli ad una adeguata e corretta igiene orale ed eseguire gratuitamente la sigillatura dei primi molari permanenti che statisticamente sono in assoluto i denti più affetti da carie.

 

Molte persone, compresi i bambini, hanno paura del dentista. Come fare a superarla?
Per quel che riguarda i bambini sarebbe bene fare una prima visita verso i due anni, cioè quando il bimbo sa relazionarsi in modo più compiuto con gli estranei. In questa occasione, giocando con il piccolo "paziente", lo si abitua ad aprire la bocca e a mostrare come stanno i suoi dentini. In questo modo l'approccio col dentista avviene precocemente e in modo piacevole. A due anni l'eruzione dei denti di latte di norma non è completata (nella media questo avviene verso i 30 mesi), ma è un'occasione per scoprire l'eventuale presenza di una "carie da biberon". È utile concludere l'incontro regalando al bimbo spazzolino e dentifricio per bambini, cioè a più basso contenuto di fluoro.

Per quel che riguarda gli adulti, invece, il messaggio positivo che si deve far passare è che, con i mezzi e i farmaci a disposizione, oggi l'appuntamento dal dentista può essere un'esperienza del tutto indolore.

 

Quanto è importante l'utilizzo del filo interdentale; quando e come va usato?
Al pari dello spazzolino è un indispensabile strumento di pulizia. Solo esso permette di rimuovere la placca batterica negli spazi tra i denti. Il filo va teso fra le dita delle due mani facendolo scivolare nello spazio fra dente e dente con movimenti che permettano di superare il punto di contatto dei denti senza provocare irritazioni alle gengive. In commercio esistono differenti tipi di filo, quelli cerati e quelli non cerati. Ci sono poi anche delle speciali "fionde" che servono a  mantenere in tensione il filo. Questa operazione, da molti ignorata, andrebbe eseguita regolarmente una volta al giorno, in quanto permette anche di rilevare precocemente la presenza di irregolarità sulla superficie tra i denti che, lacerando il filo, evidenzia una possibile perdita di omogeneità dello smalto, oltre alla presenza di tartaro, carie o di otturazioni debordanti dove si possa formare la placca.

 

Denti e cuore

È statisticamente dimostrato che la carie è più presente nelle persone giovani mentre l'incidenza della malattia parodontale aumenta con il passare dell'età. Certo questo dato non è una verità assoluta, ma può essere spiegato con la modificazione che subisce la placca batterica con l'alimentazione. Una dieta ricca di carboidrati favorisce l'insorgenza di carie al contrario di una più proteica. Da ciò si può facilmente dedurre come alimentazioni sbilanciate e disordinate abbiano il potere di stimolare la carie. Un'altra grave insidia per i nostri denti è la piorrea. In verità la piorrea è solo un possibile sintomo della malattia parodontale: una malattia progressiva che colpisce i tessuti di ancoraggio del dente distruggendoli e provocando il "tentennamento" del dente fino alla sua perdita. Dopo la carie è la malattia orale più frequente che insorge generalmente dopo i 40 anni. Le cause possono essere varie, come il fumo, e anche associate ad altre malattie: come ad esempio diabete, carenze di vitamine da disturbi alimentari, fino alle intossicazioni. Ci sono poi fattori locali come la malocclusione (anomalia della sovrapposizione dei denti superiori rispetto a quelli inferiori), da protesi o otturazioni mal eseguite o bruxismo, cioè il digrignamento notturno dei denti.

Ma potremmo dire che non ci sarebbe patologia orale se non ci fosse placca batterica: da qui l'importanza dell'igiene. Anche le parodontiti sono un fattore di rischio per le patologie cardiache. Come dire: se curiamo i denti, curiamo anche il cuore...

 

Precisazione

I box in queste pagine sono scritti sul filo della memoria, su un argomento affine all'articolo principale, redatto con rigore scientifico da Alma Valente. E così se nel box dello scorso numero "Latte e sole", si è scritto di osteoporosi, nel caso di un gatto giovane si deve parlare di rachitismo, così come la calciparina era in realtà calcitonina. Infine al gatto è stato applicato un "fissatore interno" e non una protesi. Queste precisazioni di carattere specialistico ci sono richieste dal dottor Giuliano Pellegrini, veterinario, citato nel box e volentieri le pubblichiamo. Anche se non cambiano il senso e lo spirito "poetico" dell'episodio citato.


Disegno di Lido Contemori


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