L'unica combattente donna fra i Mille, riposa nel cimitero monumentale a Firenze

Scritto da Gabriele Parenti |    Settembre 2011    |    Pag.

Giornalista professionista e regista radiotelevisivo, Gabriele Parenti ha realizzato vari programmi per le reti nazionali della Rai (Intercity-cultura, Learning, Speranze d'Italia) e per Rai International. Autore di documentari e di docu-fiction, attualmente coordina i programmi culturali della Sede Rai di Firenze. Ha svolto attività di ricerca presso l'Istituto di Filosofia del Diritto e di Studi storico-politici dell'Università di Pisa; tiene workshop e seminari nelle Università di Firenze, Pisa e Siena. Tra i suoi libri: Il pensiero dell'esilio (1986); La Sfida. Il pensiero e il coraggio di Robert Kennedy (1999); Il sogno e la memoria (2000); Il lato oscuro (2002); Sui crinali della storia (2005); Oltre l'immagine (2006).

"Era bionda, era bella, era piccina ma avea /cor di leone e di soldato". Così il poeta risorgimentale Francesco Dall'Ongaro ricordò Atonia (Tonina) Masanello, l'unica donna inquadrata militarmente in un reggimento dei Mille di Garibaldi. Originaria della provincia di Padova, divenne fiorentina d'adozione nel 1860 e a Firenze morì, appena ventinovenne.

Aveva iniziato giovanissima, insieme al marito, a svolgere un'intensa attività di propaganda patriottica. Posta sotto stretta sorveglianza dalla polizia asburgica, la coppia decise di fuggire per unirsi ai garibaldini e si recò a Genova dove si stava allestendo l'impresa dei Mille. Ma quando arrivarono, Garibaldi era già salpato da Quarto. Allora si aggregarono ad una successiva spedizione che si accingeva a raggiungere i Mille in Sicilia. Tonina si travestì da uomo e prese il nome di Antonio Marinello, presentandosi come il fratello minore del marito.

Aggregatisi alle camicie rosse a Palermo, i due coniugi presero parte a tutte le successive battaglie, da quella di Milazzo allo sbarco in Calabria, fino alla conquista di Napoli e al Volturno dove Antonio-Tonina si guadagnò il grado di caporale.

Ricorda Mauro Bonciani nel recente libro Fratelli di Toscana che solo il maggiore Bossi e il colonnello Ferracini conoscevano la sua vera identità; si dice che durante una battaglia le volò via il berretto rivelando i suoi lunghi capelli biondi e Garibaldi che era lì vicino intuì la verità, ma non ne fece parola. Si può presumere che abbia apprezzato questa impavida Anita italiana e che non sia stato estraneo alla sua promozione sul campo.

Al termine dell'impresa dei Mille, i coniugi Marinello si stabilirono a Firenze nella zona del mercato vecchio. Qui Tonina morì di tubercolosi nel 1862. Fu sepolta nel cimitero monumentale delle Porte Sante.

Il poeta Dall'Ongaro dettò l'epitaffio inciso sulla sua lapide

L'abbiam deposta, la Garibaldina
all'ombra della Torre di San Miniato
con la faccia rivolta alla marina
perché pensi a Venezia, al lido amato.
[...]
E se non fosse che era donna
le spalline avria avute e non la gonna
e poserebbe sul funereo letto
con la medaglia del valor sul petto.
Ma che fa la medaglia e tutto il resto?
Pugnò con Garibaldi, e basti questo!

Ha scritto Mauro Bonciani (Fratelli di Toscana, cit.) che dobbiamo ad Alberto Espen, bibliotecario e storico del paese natale di Tonina, Cervarese Santa Croce, se è stata tratta dall'oblio. Espen ha ricordato che  nelle campagne i contadini  narravano le sue gesta, ma erano  ritenute leggenda, finché  lo stesso Espen non ha ritrovato il certificato di battesimo di Antona Masanello  ed ha, poi, ricostruito  la sua storia.

Alla sua morte i giornali fiorentini le dedicarono ampi servizi e perfino un giornale americano la ritrasse in uno splendido articolo intitolato "Un'eroina italiana". Ma ben presto fu dimenticata, come è avvenuto per tutto l'importante e ampio contributo femminile al Risorgimento.

La Toscana ha dato molte figure illustri al Risorgimento, da Bettino Ricasoli - che ebbe un ruolo decisivo per l'Unità d'Italia e fu il successore di Cavour alla presidenza del Consiglio - a Ubaldino Peruzzi, da Domenico Guerrazzi a Giuseppe Montanelli, per citarne solo alcuni. È un ulteriore orgoglio per Firenze ospitare le spoglie di questa figura umile e impavida di garibaldina che  seppe  battersi in prima linea al pari dei commilitoni uomini. Antesignana del processo di emancipazione femminile, la sua lapide è dal 1958 nel cimitero di Trespiano, insieme ad altri ottanta protagonisti di molte campagne garibaldine.


Mauro Bonciani, "Fratelli di Toscana: Dal Granducato all'Unità d'Italia", Le lettere, pagg. 128, 12,66 euro prezzo scontato Coop.


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