Dal Perù le banane bio-Solidal

Promozioni food di Luglio

Questa è la storia di un’agricoltura in lotta per uscire dal Medioevo i cui prodotti un bel giorno arrivano sugli scaffali Coop. C’è una protagonista, la banana bio-Solidal, e un regista, Fairtrade e il suo commercio equosolidale, con un ruolo di guida per centinaia di piccoli agricoltori. Sullo sfondo, un paese come il Perù, enorme: oltre quattro volte l’Italia. La storia della nostra banana si svolge nella regione Piura, all’estremo nord, al confine con l’Ecuador. Vista dall’alto è sconfinata: si ha la tipica fotografia di un deserto punteggiato da tante oasi verdi. La nostra banana abita qui, in un punto preciso, la valle del Chira.

Fertili ma aridi

Oggi oltre 8000 ettari di bananeti biologici vengono coltivati così, allagandoli secondo un metodo definito “irriguo”. In sostanza si aprono periodicamente le saracinesche di una grande diga il cui invaso raccoglie le acque che arrivano dalla cordigliera e dall’Ecuador. L’acqua invade questi terreni fertili ma aridi e dà linfa alle piante. Una volta ritirate le acque, i bananeti possono stare anche 25 o 30 giorni senza una goccia d’acqua, perché magari è il turno delle coltivazioni di riso. Aridità, allagamenti: praticamente condizioni estreme. Eppure, proprio lo stress da sopravvivenza in condizioni limite ha reso queste piante fortissime e inattaccabili anche ai cambiamenti climatici.

«Tutto il biologico oggi si sta spostando verso zone semiaride, perché questo clima combatte le fitopatologie», racconta Franco De Panfilis titolare di OrganicSur, azienda di importazione di prodotti biologici dal Sud America che per Coopimporta le banane bio-Solidal . In queste aree infatti non si diffonde il cosiddetto “mostro delle banane” (il Sigatoka), un fungo che in alcuni paesi sta decimando le piantagioni.

Riunioni sotto l’albero

Molti contadini di queste parti la banana non l’avevano mai neanche mangiata. Il Perù non è uno stato “vocato” per queste coltivazioni. I primi esperimenti vengono realizzati da alcuni agricoltori nel 2001, perché questo frutto dà un buon reddito. Nasce così qualche banano, accanto a riso e cotone. In campi dove gli aratri sono ancora tirati dagli animali, e molte tecniche di coltura risalgono addirittura al periodo incaico. Ma «un bel giorno, nel 2005, arriva Fairtrade», continua De Panfilis che a sua volta ha svolto un ruolo importante in questo processo. Fairtrade non sa niente di banane, ma sa tutto sull’autoorganizzazione dei produttori. Di lì a poco prenderà forma Apbosmam, la cooperativa che oggi conta 300 produttori e coltiva oltre 300 ettari di bananeti. Erano pochi, allora, forse una ventina. Si riunivano sotto un albero, accanto alla scuola per discutere come fare a esportare i loro prodotti. Si erano accordati zii e nipoti, cognati, qualche amico col suocero per mettere in rete i propri bananeti.

Oggi ne hanno fatta di strada! Quella scuola ha ceduto parte dei suoi spazi alla cooperativa Apbosmam (che è diventata sua “sponsor”), e grazie a quest’ultima sono nate decine e decine di iniziative a favore degli studenti.

Da queste parti non ci sono Stato né istituzioni. Strade, ponti, presidi sanitari sarebbero un miraggio, se non ci fossero le condizioni economiche garantite dal commercio equo e solidale. La viabilità in questi anni è stato l’aspetto più curato dai tanti agricoltori che si sono associati e organizzati. E poi c’è la sanità, la scuola per i figli. Fra le decine di progetti nati, c’è anche quello che ha messo in contatto i figli dei lavoratori di Apbosmam con i ragazzini occidentali delle scuole che mangiano le loro banane.

Se uno ci pensa sembra incredibile, ma quando alla Coop compriamo una banana bio-Solidal, dentro c’è tutto questo.

(Laura D'Ettole)


I frutti della salute

Integratori naturali

In vendita semi e bacche salutistici

Bacche di Maqui, di Aronia, di Goji, di Physalis, more di Gelso, semi di Chia e Pitaya sono i Super frutti, le novità all’insegna della salute proposte da Noberasco.

L’attenzione verso ciò che è salutare negli ultimi anni è sempre più alta e c’è una maggiore richiesta di alimenti naturali che contribuiscono a mantenere il benessere fisico. I Super frutti vanno proprio in questa direzione, essendo degli integratori naturali.

Le principali qualità di questi semi e bacche li rendono importanti nella nostra dieta quotidiana.

Le bacche di Maqui contengono vitamina C e polifenoli che aiutano il sistema immunitario e hanno un effetto antiossidante e antinfiammatorio. Quelle di Aronia proteggono ossa e cartilagini, grazie al manganese, alle vitamine C e K. Quelle di Goji sono note nella medicina orientale come frutto della longevità; contengono vitamine A, C, B2, B6. Fra le loro numerose qualità, l’aiuto alle naturali difese dell’organismo. Quelle di Physalis hanno numerose proprietà benefiche e, grazie alla presenza della vitamina B6, contribuiscono anche alla normale funzione del sistema immunitario.

Le more di Gelso sono consigliate agli sportivi di ogni età per l’alto contenuto di ferro, vitamina C e potassio.

I semi di Chia sono ricchi di manganese, fosforo e rame e contribuiscono al mantenimento normale delle ossa. La Pitaya contiene vitamina E, rame ed è ricca di fibre; è un antiossidante e protegge le cellule dai danni causati dai radicali liberi.

Chi volesse godere di tutti gli effetti benefici di questi frutti può acquistare la confezione supermix che contiene Goji, Maqui, Physalis, Gelso e Aronia.

(Melania Pellegrini)


Novità

Pane antico

Un nuovo prodotto fatto con cereali antichi

Arrivano delle novità sui banchi della forneria dei nostri punti vendita: vanno dal pane agli snack.

I nostri soci e clienti potranno gustare il pane al farro di Cerealia, in confezione da 250 grammi, prodotto con Waldkorn®, una selezione di farine che provengono da 3 grani antichi.

Il più antico di questi è l’Einkorn, detto farro piccolo; proviene dal Medio Oriente e risale a circa 9000 anni fa: è la più antica specie di cereale a essere stata coltivata. L’Emmer, detto farro medio, era il più coltivato nell’antichità nel bacino del Mediterraneo fra i 7000 e i 9000 anni fa, circa. Era anche il più importante cereale coltivato nell’antico Egitto e viene menzionato nella Bibbia. Lo Spelt, detto farro grande è il cereale più simile al grano tenero odierno, la sua coltivazione risale a 8000 anni fa circa e le sue prime tracce sono state individuate a Nord del Mar Nero; da qui si è diffuso per tutta l’Europa centrale durante l’età del Bronzo.

Tali cereali erano alla base dell’alimentazione quotidiana delle popolazioni arcaiche, e oggi, grazie a questo pane, si potrà riscoprirne il gusto.

Le altre novità sono dei prodotti panificati secchi del Panificio toscano. Si tratta dei grissini al mais, dei grissini rustichelli, degli stick alle noci e degli stick alle olive. Si potranno acquistare preincartati o sfusi.

Sono prodotti da forno che non hanno la morbidezza del pane ma sono più simili per croccantezza ai crackers. La lavorazione di grissini e stick è artigianale e questo si può notare dal fatto che i singoli pezzi non sono mai perfettamente uno uguale all’altro; anche le decorazioni finali con i semi vengono eseguite a mano.

Si può scegliere tra il sapore più rustico di quelli con semi di varia tipologia e quello tipicamente toscano dato dalla presenza di olive o noci.

(Melania Pellegrini)


Pesche Saturnia

Tabacchiere da mangiare

Arriva dalle Marche questa varietà assai gustosa, dalla caratteristica forma piatta

La pesca Saturnia è arrivata in Italia negli anni ’80 grazie a Giorgio Eleuteri che cominciò a coltivarla nella sua azienda nelle Marche. Eleuteri fu talmente colpito dalle eccezionali caratteristiche organolettiche della pesca Stark Saturn assaggiata in America che decise di produrla anche nel nostro Paese, comprando le prime piante in Francia.

Si tratta di una pesca bianca, piatta (detta anche tabacchiera per la sua forma), davvero profumata e dal sapore gradevole che è stata in breve tempo molto apprezzata e richiesta in Italia.

Da quando è arrivata la prima pianta, sono state fatte ricerche e sono state incrociate diverse varietà di pesche per migliorare la qualità del frutto e allungarne la raccolta: a oggi sono state selezionate 5/6 diverse varietà di questa pesca e la raccolta dura almeno 3 mesi.

Il periodo migliore per assaporare la pesca Saturnia va dalla fine di maggio a tutto agosto; ci sono delle varietà tardive, però meno profumate di quelle della piena stagione.

Nonostante gli alberi da cui nascono le pesche Saturnia siano piante rustiche, il loro frutto è molto delicato e soffre l’umidità e le piogge. Nelle Marche questo pesco ha trovato il suo ambiente ideale grazie alle zone collinari ben ventilate e alla vicinanza del mare. Le piante sono situate in diverse zone, e, grazie a queste differenziazioni, è garantita la raccolta per diversi mesi. Per ogni zona la raccolta dura circa una decina di giorni.

I peschi di questa varietà producono molto ma, per avere un frutto dolce, profumato e di qualità, questo deve essere ben nutrito dalla pianta: quindi chi le coltiva, deve diradare in modo deciso i frutti, scegliendo di avere meno produzione ma di migliore qualità, cosa che non avviene invece per gli altri tipi di pesca.

(Melania Pellegrini)


Pomodori

Canestrino da gustare

Tipico di Lucca, dolce e polposo, è ottimo per le insalate

Il pomodoro è uno degli ortaggi estivi per eccellenza; ce ne sono di diverse varietà, ognuno con caratteristiche particolari per forma e gusto. Fra questi c’è il pomodoro canestrino di Lucca che arriva sulle nostre tavole da luglio a ottobre, un pomodoro a pasta morbida e polposa, con pochi semi, molto dolce, e molto saporito, anche se mangiato con pochissimo condimento.

Si tratta di un prodotto tipico locale che ha trovato nella lucchesia condizioni ambientali e pedoclimatiche, cioè le condizioni fisiche del terreno che dipendono per esempio dalla temperatura media della zona o dall’umidità, adatte al suo sviluppo. Nasce da una sorta di selezione naturale e da oltre 25 anni viene coltivato in questa zona.

Il canestrino di Lucca è un pomodoro che richiede più cure rispetto ad altri pomodori, per la coltivazione che viene fatta su canna o su filo; la sua maturazione è a scalare, e quindi si devono fare più raccolte sulla stessa pianta.

Spesso questo pomodoro viene confuso con il Cuore di bue, ma in realtà ci sono delle diversità grazie alle quali non possiamo sbagliare. Sono entrambi pomodori insalatari costoluti, ma il canestrino di Lucca è più piccolo e ha la parte opposta al picciolo concava, caratteristica che lo fa sembrare appunto un piccolo canestro. La “spalla” (la parte più vicina al picciolo) è verde intenso, anche se il pomodoro è maturo e pronto a essere portato in tavola. Un’altra caratteristica sono le crepature secche che si formano sull’esterno del pomodoro: queste sono da considerare un marchio “anticontraffazione” e di qualità, e non ne condizionano il sapore o la conservazione.

(Melania Pellegrini)