Invitanti d'estate, ma ricche di zuccheri e povere di nutrienti. La Coca-Cola, o la ami o la detesti

Scritto da Alessandra Pesciullesi |    Luglio 2006    |    Pag.

Esperta in scienze dell'alimentazione e merceologia alimentare, lavora nella formazione professionale di cuochi, pasticceri e camerieri-barman. Nel 2000, insieme a Monica Galli, ha costituito uno studio associato che si occupa della divulgazione di informazioni sull'alimentazione e la merceologia alimentare, tenendo corsi per il Comune di Firenze e alcuni quartieri cittadini. In quest'ambito nasce anche la collaborazione con l'Informatore.

Bibite e bolle 2
Parliamo questa volta di quelle bevande analcoliche,
gassate e non, che contengono acqua e uno o più dei seguenti ingredienti: succo di frutta (circa il 12%), infusi o estratti di piante, essenze naturali, saccarosio (zucchero comune) e acidificanti come acido citrico, tartarico e ortofosforico. Sono tutte molto invitanti e, soprattutto d'estate, sono certamente più gradite di un bicchiere d'acqua, nell'errata convinzione che ciò che è liquido non altera l'equilibrio dietetico ma serve a ristabilire il bilancio idrico dell'organismo.
Purtroppo non è così e dal punto di vista nutrizionale queste bibite non fanno certo una gran bella figura: sono infatti ricche di zucchero e quindi molto caloriche, favoriscono la carie, sono prive di proteine e lipidi, con un apporto vitaminico e di sali minerali insignificante, inoltre possono contenere conservanti, coloranti e aromi in discreta quantità. Un bicchiere apporta mediamente 70 Kcal e spesso lascia "baffi" colorati, indice di sostanze chimiche di sintesi fortemente penetranti (i coloranti che si trovano in natura sono generalmente meno forti).

Bibite e bolle 1
Negli ultimi anni sono apparse sul mercato
bevande arricchite in vitamine e sali minerali, come le ACE, caratterizzate dalla presenza di vitamine A, C ed E, e le multivitaminiche, le cosiddette sport-energy drink, con un numero più ampio di vitamine, con sali minerali e talvolta anche fibre vegetali. Non c'è dubbio che il valore nutrizionale di queste ultime sia decisamente maggiore, per la presenza di vitamine e minerali, che sono importanti per proteggere l'organismo; rimane comunque il fatto che una dieta variata e ricca di frutta e verdura è il modo migliore per garantire all'organismo tutto ciò che serve e, soprattutto per i bambini, le bibite devono essere considerate dei dolciumi e come tali rimanere un'eccezione confinata a festeggiamenti e ricorrenze, senza assolutamente sostituire acqua e spremute.

Tra tutte la più amata da oltre un secolo è la Coca-Cola, nata l'8 maggio 1886 per opera del farmacista americano John Pemberton. Si trattava di un "tonico per il cervello e per i nervi", a base di estratti di foglie di coca boliviana, noci di Cola acuminata e caffeina, diluita con acqua gassata e sciroppo di glucosio. Pemberton si coprì di debiti, e molto presto per appena 550 dollari vendette formula e diritti della Coca-Cola ad Asa Candler, uno spregiudicato commerciante che trasformò la bevanda in un business enorme, che attualmente comprende ulteriori bibite molto conosciute, come Fanta, Sprite e tante altre.
Nel passaggio da analgesico a bevanda (1906) sono rimasti come ingredienti lo zucchero in alta quantità (10 cucchiaini da caffè per lattina), la caffeina (circa 1/3 di quella contenuta in un caffè, per lattina), il caramello - un colorante (E 150) ricavato dalla bruciatura dello zucchero in presenza di sali ammoniacali così da ottenere un colore nero molto forte e il gusto tipico della bevanda - e per ultimi ci sono i misteriosi aromi naturali che naturalmente non contengono più gli alcaloidi della coca, ma estratti di lime, vaniglia, essenza di arancia, limone, noce moscata, coriandolo e glicerina. Esistono versioni "light", con aspartame al posto dello la pzucchero, e decaffeinate, con al massimo lo 0,1% di caffeina.

Ricapitolando, la Coca-Cola è perfettamente paragonabile a tutte le altre bevande gassate analcoliche (comprese le sue innumerevoli copie), ma a tutt'oggi risulta la più desiderata e anche la più controversa. Molti sono gli studi che la definiscono una bevanda pericolosa che può creare dipendenza, causa di obesità, fragilità ossea e ipertensione. In realtà l'attendibilità scientifica di questi studi è scarsa a causa di limiti di impostazione degli esperimenti, quindi si può dire che non ci sono basi scientifiche per definirla più pericolosa di altre bibite.
Il motivo di tanto successo? Non certo le foglie di coca, ma efficaci, capillari e innovative strategie di vendita, che rendono la bevanda ed i suoi contenitori un simbolo inconfondibile. Addirittura la famosa bottiglia, dalla forma registrata e quindi non riproducibile da altri (che si favoleggia riproduca le forme della famosa attrice Mae West), è oggetto di collezionismo da oltre un secolo in tutto il mondo.



BABBO NATALE
Da verde a rosso

Il business Coca-Cola è così potente che è riuscito anche a trasfigurare completamente eventi come il Natale. Noi siamo oggi convinti che Babbo Natale, così come lo conosciamo, esista da secoli e pensiamo magari che la sua figura sia sfruttata dal consumismo. In realtà ne è uno dei prodotti più emblematici. San Nicola, vescovo di Mira (nell'attuale Turchia), raffigurato nella tradizione nordica come alto, magro, emaciato, vestito di bianco o di verde e generoso di doni, "emigrò" oltreoceano dove incontrò Haddon Sundblom, un bizzarro disegnatore ingaggiato dalla Coca-Cola per scovare un messaggero, intermediario tra bambini e adulti, che scatenasse l'immaginazione. Nacque così Santa Claus, un portadoni con la faccia e la pancia del vicino di casa di Sundblom (Lou Patience, commesso viaggiatore), una bella barba e la giubba... rosso Coca-Cola!