Come il colore del grasso condiziona il nostro peso corporeo

Bianco o nero
Fra i tanti componenti del nostro corpo, il tessuto adiposo (o grasso), è senza dubbio quello più conosciuto e, spesse volte, anche il più disprezzato, soprattutto quando se ne accumula più del dovuto.
Da un punto di vista anatomico è costituito da due tipi di cellule: i cosiddetti adipociti bianchi, quelli più conosciuti, e gli adipociti bruni, i meno noti.
La differenza fra questi due tipi di grasso, tuttavia, non è solo cromatica o anatomica ma anche e soprattutto funzionale. Mentre gli adipociti bianchi costituiscono la ben nota riserva energetica da sfruttare in caso di bisogno (digiuno, carestie ecc.), gli adipociti bruni, al contrario, sono stati appositamente costruiti per dissipare l'energia sotto forma di calore, contribuendo così non solo al mantenimento della nostra temperatura corporea ma anche e soprattutto a compensare, almeno in parte, l'eccesso di calorie introdotte con la dieta.
La presenza del tessuto adiposo bruno, in generale, varia con l'aumento dell'età: abbondante nei bambini e nei giovani, diminuisce progressivamente con l'età fino a ridursi a poca cosa in età avanzata, quando viene sostituito dal più noto e conosciuto tessuto adiposo bianco. Un aumento che contribuisce, purtroppo, a quel tipo di obesità cosiddetta "viscerale", responsabile dell'insorgere di molte malattie metaboliche (obesità, diabete, ipertensione, colesterolo ecc.).
Una minore - o maggiore - concentrazione di tessuto adiposo bruno, invece, può influire sulla fortuna che alcuni individui hanno di mangiare tanto senza ingrassare, ma anche viceversa. Questo perché il rapporto fra entrate (calorie introdotte) ed uscite (calorie consumate) è fortemente legato a un centro di termoregolazione (meglio conosciuto come "set point"), che a sua volta è strettamente dipendente dalla presenza, più o meno massiccia, di grasso bruno.
Tutto questo in generale. Più in particolare, invece, c'è da aggiungere che in un prossimo futuro si potranno sicuramente avere ulteriori informazioni sui due tipi di tessuto adiposo, anche e soprattutto per la messa a punto di nuovi farmaci per ricondurre alla normalità il "mal funzionamento" della regolazione energetica, responsabile dell'obesità e delle malattie ad essa associate.
Una cosa comunque è certa: pensare di modificare il proprio metabolismo facendo dei test per le intolleranze alimentari o, come ho sentito dire, "mangiando un pezzetto di formaggio al pomeriggio", è sicuramente un modo per alimentare la cosiddetta industria della dieta e soprattutto per illudere ancora di più il paziente che deve perdere peso.
Del resto, almeno finora, la formula per dimagrire è sempre la stessa: muoversi di più, mangiare meno, attuare un regime alimentare e dimagrante che non faccia riacquistare i chili persi, obiettivo ovviamente non raggiungibile quando si fanno diete in cui tutto è proibito e nulla è permesso.