Difetti e pregi dei toscani raccontati da Alessandro Benvenuti

Scritto da Bruno Santini |    Gennaio 2000    |    Pag.

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

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Benvenuti in Toscana
Siamo capaci di prendere in giro chiunque ma appena uno prende in giro noi c'impermaliamo subito. Quindi siamo un popolo un po' a 'buco torto'!". Comincia così con quel misto di corrosiva ma al tempostesso bonaria ironia che caratterizza molti dei suoi lavorila descrizione che Alessandro Benvenuti fa dei toscanie che è la base di partenza della nostra chiacchierata con l'ex "Giancattivi" autore ed interpretedi tanti successi teatrali e cinematografici...
"Ogni regione così come ogni segno zodiacale porta in sé i propri difetti. Il toscano èfanfarone! La colpa forse è anche della nostra bella lingua che porta ad innamorarsi delle espressioni; però molto spesso non ci si fa guidare dall'intelligenza bensì da un gusto barocco di fare effetto. 'Dillo a me!' dice il toscano. Te lo dico sì a te! Perché non penso che tutoscanosappia tuttoquello che è lo scibile umano. Allora non lo dire 'dillo a me!'. Ecco: 'Ma senti!' sarebbe già un'espressione più umile. "Ma lo sai che la distanza da qui a Vega è tot chilometri!?"... "Dilloa me!" come dire 'Che lo saprò!?' Questo voler per forza essere eccessivi è un difetto grossissimo del toscano. Non parliamo poi della sua ipercriticità e del senso di disfattismo. Tu guarda la Fiorentina appena va bene i tifosi la sostengono appena va un po' male sono tutti a darle contro. C'è voluta un'alluvione per poter vincere uno scudetto: per creare in un momento di disgrazia collettiva un minimo d'affetto intorno alla squadra".
"Alluvione - prosegue l'attenta disamina - che ha evidenziato una cosa molto bella del toscano: la praticità questo sapersi rimboccare le maniche e via".
Allora ci sono anche delle cose belle nel nostro carattere?
"Ci mancherebbe altro. Il toscano è uno che quando va nei posti porta allegriaporta simpatia... Neimiei lavori però da 'Benvenuti in casa Gori' a 'Caino e Caino' dei toscani mi è sempre piaciuto parlare delle debolezze perché ritengo che un modo affettuoso di servire la propria regione non sia tantoquello di osannarla sempre e comunque ma di sottolinearne certi difetti... che poi non confondiamo ci sono anchei miei. Ed un autore finisce sempre per parlare di séanche se non lo fa in maniera palese o autobiografica. Ogni popolo ha i suoi difetti ma se tu li sai individuare e limare diventa un popolo stupendo. Se questo non accade diventa solo un popolo bischero!".

Tutto teatro e cinema
Tu hai l'aria di amarla molto la Toscananon a caso molte delle tue storie teatrali e cinematografiche trovano l'ambientazione ideale proprio nella nostra regione. Mi riferiscooltre ai titoli già citati anche a 'Ivo il tardivo' 'Zitti e mosca' 'Il mitico undici' o ai più recenti 'Gino detto Smith e la panchina sensibile'e a 'Contorno e la prontezza di Rosina' (interpretato da Barbara Enrichi e Vito) che tra le altre tappe della tournée sarà anche al teatro Puccini di Firenze a fine marzo.
"E come potrei non farlo. Ma i miei personaggi sono lontani dallo sfruttamento commercialeche in questo momento si fa della nostra regione e della nostra lingua. Sono toscani perché le storie che racconto si svolgono in Toscana. Del resto è naturale si parla delle cose che uno conosce meglio. Io sono toscanoe anche se adesso abito a Roma vivo comunque una buona parte dell'anno a San Francesco di Pelago vicino a Pontassieve dove ho trascorso l'infanzia".
Ecco un altro argomento che viene fuori spesso nei tuoi lavori: il passato. Che rapporto hai con la tua storia?
"L'analisi del passato serve a capire perché sei quello che sei! E' molto interessante tenerlo semprevivo; non come forma di nostalgia ma come forma di memoria storica. La storia di ogni persona è fatta diparentidi luoghi di conquiste di scuola di amicizie di incontri di avventure di disavventure: se tu dimentichi come hai fatto ad arrivare al punto in cui ti trovi sei una persona destinata a rompersi molto presto. Ecco perché io nei miei lavori parlo del passato; perché io sono tutto il mio passato. Da quando sono nato fino ad oggi".

Nel duemila col mal di testa
Ci hai portato tu sull'argomento: l'oggi si chiama duemila. Come lo vedi questo oggi in funzione anche futura?
"Il duemila: che gran rottura di palle! La gente credeva che varcare la soglia del 2000 avrebbe voluto direentrare di fatto nel futurocome se aprendo l'armadio il 1° gennaio non avesse più trovato i suoi vecchi vestiti ma di diversi... magari di plastica. Il primo giorno di questo benedetto 2000 è un giorno come unaltro... casomai con un po' di mal di testa se uno la notte ha fatto tardi e ha bevuto un po' di più".
Roma e San Francesco di Pelago sono due realtà di vita molto diverse...
"Ho scelto una vita di studio e di lavoro: per me stare a Roma o stare qui è la stessa cosa. Cambiano le distanzele opportunitàma non cambia la mentalità del vivere. Io sto molto in casamolto infamiglia".
Ecco un altro argomento che tu hai trattato al vetriolo. I ritratti d'interno che hai raccontato nei due capitoli dedicati alla famiglia Gori non sono certo molto edificanti.
"La famiglia è un agglomerato di gente che si può ammalare stando insieme o si può sanare. Ho tre bambine una moglie... e ora anche un cane. Nella mia famiglia tento di essere uno che porta leggerezza e risate ma sento forte l'impegno di far star bene queste personeche in un modo o nell'altro dipendono da me.Uno non può metter su una famiglia e poi sbattersene".
Ancora una volta quindi sotto il velo a volte spesso del sarcasmo e dell'ironia c'è un qualcosa che tista molto a cuoreche ami profondamente. Anche questo è insito nel Dna del toscano?
"Come no! C'è in noi il desiderio di non scoprirsi mai di rimanere sempre dietro l'armatura appunto dell'ironia e del sarcasmo. Siamo un popolo di guerrieri che attacca rivelando in questo modo la propria debolezza. Non c'è alcun dubbio: chi attacca continuamente lo fa perché ha paura di essere a sua volta attaccato".