Coop per la qualità

Scritto da Anna Somenzi |    Marzo 2002    |    Pag.

Giornalista. Nata a Cremona, cresciuta a Bologna della quale ha assorbito, e goduto, l'emilianità. E' diventata giornalista professionista "da grande", ma lavora nell'editoria da molto tempo in giornali aziendali del movimento cooperativo, prima Comma di Conad e poi Consumatori di Coop. Si occupa soprattutto di prodotti e produzioni, consumi e consumatori. Da qualche anno, sempre per Coop, lavora anche come coordinatrice editoriale per la collana dei Quaderni dei consumatori dell'Editrice Consumatori.

Sicurezza e qualità degli alimenti sono le caratteristiche principali di tutti i prodotti a marchio Coop. Ne sono prova la lunga serie di certificazioni che Coop può vantare: ambientale, nutrizionale, igienica, etica, che via via sono state codificate perché siano misurabili con parametri universalmente e scientificamente riconosciuti.
Benessere animale
Il termine qualità assume connotati sempre più ampi e il lavoro di Coop Italia nella ricerca e codifica va sempre avanti, con l'apporto di tecnici e ricercatori fra i più qualificati. Nel campo dell'allevamento per la produzione di carne sono già codificati e quindi certificabili diversi parametri: alcune razze specifiche (la Piemontese, la Chianina, la Romagnola); il tipo di allevamento (ad esempio biologico). Tutte garanzie, in sostanza, che ricadono positivamente sul consumatore finale che può acquistare prodotti sempre migliori, nel senso più vasto del termine.
Una delle più recenti ricerche riguarda il benessere complessivo degli animali allevati; in collaborazione con il professor Igino Andrighetto, preside della facoltà di Medicina veterinaria all'università di Padova, i tecnici di Coop Italia hanno formulato un protocollo con relativi parametri per il benessere dei bovini di allevamento.

Professore, ma in fondo in che cosa consiste questo 'benessere'?
'Abbiamo confrontato i comportamenti degli animali allevati con quelli di capi che vivono in ambiente naturale: come cioè si comportano naturalmente i bovini, quanto stanno coricati, in che spazio, di quanto movimento hanno bisogno. Dopodiché abbiamo operato per mettere in condizione anche gli animali allevati di avere un ambiente, e quindi comportamenti, il più vicino possibile a quelli naturali.

Quali sono gli obiettivi?
L'industrializzazione dell'allevamento ha portato alla ricerca di una razionalità e di prestazioni produttive eccessive, con un aumento però dello stress nei capi allevati che ha dato poi problemi sulla qualità del prodotto finale. Gli animali, infatti, nei momenti di stress, panico e tensione, consumano le riserve muscolari di glicogeno causando un deperimento della qualità del prodotto finale. La nostra è in sostanza una ricerca che mira ad aumentare la qualità del prodotto carne'.

Ma tutto questo ha ripercussioni anche economiche?
Nell'immediato sì, perché ovviamente l'attenzione è maggiore. La disponibilità di spazio, il difficile accesso alle mangiatoie e quindi al cibo, la situazione ambientale generale, intesa come temperatura, grado di umidità, concentrazione di anidride carbonica e ammoniaca, il tipo di pavimentazione su cui sono costretti a muoversi. Sono tutti fattori di benessere o malessere che si ripercuotono sulla salute dell'animale e intervenire su tutto questo costa, ma un animale sano, che sta bene, ha meno bisogno di medicinali, cure veterinarie, metabolizza meglio l'alimentazione, in sostanza cresce meglio.

La trota contenta
Un procedimento simile a quello applicato agli allevamenti bovini è stato adottato anche per le specie ittiche, in collaborazione con il professor Paolo Melotti, direttore del Centro universitario di ricerca in acquacoltura e maricoltura dell'università di Camerino.
La rilevazione, partita lo scorso anno, ha codificato dei parametri precisi per il benessere di trote iridee, branzini e orate, in base alla qualità delle acque, all'alimentazione e alla densità di allevamento. Rilevazioni regolari hanno consentito di valutare le condizioni fisiologiche degli animali e di compararle con identiche informazioni relative a pesci selvatici e provenienti da vallicoltura (un tipo di allevamento estensivo). L'analisi ha preso in esame i parametri ematici, riconosciuti dalla letteratura scientifica internazionale come importanti indicatori di stress, mettendoli poi in relazione con le caratteristiche qualitative delle carni dal punto di vista alimentare e nutrizionale.