Una tradizione antica ancora oggi diffusa in alcune zone della Toscana

Scritto da Gabriele Parenti |    Maggio 2009    |    Pag.

Giornalista professionista e regista radiotelevisivo, Gabriele Parenti ha realizzato vari programmi per le reti nazionali della Rai (Intercity-cultura, Learning, Speranze d'Italia) e per Rai International. Autore di documentari e di docu-fiction, attualmente coordina i programmi culturali della Sede Rai di Firenze. Ha svolto attività di ricerca presso l'Istituto di Filosofia del Diritto e di Studi storico-politici dell'Università di Pisa; tiene workshop e seminari nelle Università di Firenze, Pisa e Siena. Tra i suoi libri: Il pensiero dell'esilio (1986); La Sfida. Il pensiero e il coraggio di Robert Kennedy (1999); Il sogno e la memoria (2000); Il lato oscuro (2002); Sui crinali della storia (2005); Oltre l'immagine (2006).

"Chi viene a casa mia per onorarmi
Spinto da fama o da curiose voglie
Invece di salir puliti marmi
Vede rozzo macigno aver per soglie
L'assi delle finestre arse, intarmate
il tetto e le pareti affumicate".

 

Così scrisse nel suo "schizzo autobiografico" Pietro Frediani nato a Buti (Pisa) alle pendici del Monte Serra, il 22 aprile 1775 e capostipite di una lunga serie di poeti contadini che cantavano a braccio versi in rima.

Il Frediani non ebbe in vita la notorietà di una Beatrice di Pian degli Ontani, la poetessa pastora, che fu apprezzata dagli intellettuali al tempo di Firenze capitale, tanto che anche il re Vittorio Emanuele II la volle conoscere.

Ma la fama del Frediani è cresciuta nel tempo perché, oltre ad avere una pregevole vena satirica ed elegiaca è stato prolifico autore di Maggi, le opere teatrali di origine medievale che vantano una ricca tradizione proprio a Buti (che Montale definì "il paese più maggesco della Toscana") e in varie località della Garfagnana.

Si racconta che un giorno l'arguto poeta entrò in una nota libreria di Pisa per acquistare una copia della Divina Commedia. Il commesso, vedendolo nel rustico abbigliamento da pastore, volle beffarsi di lui e gli presentò il libro al contrario. Il Frediani non si scompose. Chiesta gentilmente una penna e un foglio scrisse di getto di fronte agli allibiti clienti un sonetto che cominciava con i versi

"Ahi Pisa vituperio delle genti
sclamisi pur col fervido Alighieri
io non so come lasci San Ranier
l'ossa in questo covil di miscredenti".

 

Poi però, il poeta butese, riconciliatosi con Pisa, "invitò" l'Alighieri ad assistere alla festa di San Ranieri ed esclamò:

"veduta d'Arno, un paradiso vero
scelta Università, lingua eccellente
osserva e allor dirai "non dissi il vero".

 

La vita del contadino era molto dura e mantenere una famiglia numerosa non era facile, ma il Frediani non si perdeva d'animo e scriveva:

"pur quantunque il boccone si stiracchi
si campa tutti allegri e volentieri".

 

Il Frediani usò l'arguzia toscana anche per motivi di campanile, nella consueta disputa fra collina e pianura. Si rivolgeva, infatti, alla vicina Bientina e dopo aver ironizzato sulla piazza immensa che era l'unico vanto dei comuni di pianura, proclamava:

"il nostro stemma è l'aquila grifagna
che stringe nelle branche i due virgulti
l'uno di oliva, l'altro di castagna
e possibile sarà che abbatta e vinca
l'aquila nostra una fangosa tinca?"

 

L'aquila richiama gli oliveti e i castagni che erano il fulcro dell'economia di Buti; la tinca faceva riferimento al lago di Sesto che sorgeva tra Bientina e Altopascio, prima della bonifica voluta dal granduca Leopoldo II alla metà del XIX secolo.

Tornando ai Maggi in ottave, Pietro Frediani ne scrisse più di cinquanta. Tra quelli che ci sono pervenuti si ricordano Ginevra, gli Esiliati di Siberia, i Due Sergenti, Antigone, La Pia dei Tolomei, la Clemenza di Tito, il Figlio della foresta e Medea dalla cui rappresentazione il regista Paolo Benvenuti ha tratto un film negli anni ‘70.

Proprio questo allestimento della Medea per il set cinematografico è stata l'occasione che ha spinto a costituire la Compagnia Pietro Frediani che ha portato il Maggio ai Festival del teatro popolare di Nancy e di Parigi e in numerose tournées in vari paesi europei.

L'aspetto più significativo di questa nuova popolarità è che a Buti ci sono ancora oggi autori e cantori di Maggi anche fra le giovani generazioni, e ciò assicura un futuro a questo genere letterario di origine medievale.

Il cantare improvvisando in ottava rima (la stessa utilizzata dall'Ariosto nell'Orlando furioso), è una tradizione che nasce nel mondo contadino ed assai diffusa fino al secolo scorso nella Toscana rurale. Era usanza dilettarsi in quest'arte, che veniva tramandata oralmente di generazione in generazione, intorno al camino in inverno o fuori nell'aia d'estate.

Queste improvvisazioni poetiche hanno consentito anche a persone umili e magari analfabete di imparare a memoria interi canti di opere celebri. Infatti si poteva cantare improvvisando o recitando poesie di altri poeti. Ancora oggi si può assistere a "sfide" pubbliche fra questi poeti improvvisatori a suon di ottave con argomenti a tema in cui uno denigra e l'altro vanta.

 

 

La maggiolata

A Lucignano (AR) nei giorni 24 e 31 maggio si svolgerà la "Maggiolata Lucignanese", con una sfilata di carri allegorici addobbati di migliaia di fiori ed esibizione di gruppi folkloristici e bande per le vie del paese. Il 26 sfilata notturna.

Inoltre durante tutta la settimana funzionerà uno stand gastronomico dove si potranno degustare fumanti grigliate di carne, tra cui la bistecca alla fiorentina e i famosi "pici" della zona.

www.maggiolatalucignanese.it 
info@maggiolatalucignanese.it 
telefono 0575819000
fax 0575819807
cell. 3477013277/3381419547

 


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